Il Papa: «Unità intorno a una data comune per la Pasqua»

Celebrati nella basilica di San Paolo fuori le mura i vespri a conclusione della 58ª Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. «La fede condivisa, dono prezioso e sfida»

L’unità dei cristiani passa anche dalla decisione di fissare una data comune per la celebrazione della Pasqua di risurrezione. Una scelta che potrebbe essere favorita dal fatto che quest’anno «provvidenzialmente» cade nello stesso giorno nel calendario gregoriano e in quello giuliano. Una felice coincidenza che ha offerto a Papa Francesco l’occasione per rinnovare l’appello affinché si compia «un passo decisivo verso l’unità, intorno a una data comune per la Pasqua. La Chiesa Cattolica è disposta ad accettare la data che tutti vogliono. Una data dell’unità».

L’invito di Bergoglio alle confessioni cristiane è giunto sabato 25 gennaio dalla basilica di San Paolo fuori le Mura, dove ha presieduto la celebrazione dei secondi vespri della solennità della Conversione di san Paolo apostolo, a conclusione della 58ª Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che ha avuto come tema “Credi tu questo?”. Al suo arrivo in basilica Francesco ha sostato in preghiera qualche istante davanti alla tomba dell’Apostolo delle genti affiancato dal metropolita Policarpo, in rappresentanza del Patriarcato ecumenico, dall’arcivescovo anglicano Ian Ernest, che a breve concluderà il suo servizio a Roma e rientrerà alle Mauritius, dal cardinale Kurt Koch e dall’arcivescovo Flavio Pace, rispettivamente prefetto e segretario del dicastero per la Promozione dell’unità dei cristiani.

Durante l’omelia, il pontefice ha ricordato che l’appuntamento ecumenico, che si celebra ogni anno dal 18 al 25 gennaio, è stato celebrato parallelamente all’inizio del Giubileo della Speranza, che a sua volta coincide con il 1700° anniversario «del primo grande Concilio ecumenico, il Concilio di Nicea» il quale, ha affermato, «si impegnò a preservare l’unità della Chiesa in un momento molto difficile e i Padri conciliari approvarono all’unanimità il Credo che molti cristiani recitano ancora oggi ogni domenica durante l’Eucaristia. Questo Credo – ha continuato – è una professione di fede comune, che va oltre tutte le divisioni che nel corso dei secoli hanno ferito il Corpo di Cristo. L’anniversario del Concilio di Nicea rappresenta dunque un anno di grazia; rappresenta anche una opportunità per tutti i cristiani che recitano lo stesso Credo e credono nello stesso Dio».

Da qui l’esortazione del vescovo di Roma a riscoprire «le radici comuni della fede» e a custodire l’unità, «quell’unità che tutti noi vogliamo trovare, che accada» ha aggiunto a braccio citando, come già fatto in altri incontri ecumenici, il teologo ortodosso Ioannis Zizioulas, metropolita di Pergamo del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, morto nel febbraio 2023, il quale diceva: «Io so quando sarà la data dell’unità piena: il giorno dopo il giudizio finale». Ma «nel frattempo – ha continuato il Papa – dobbiamo camminare insieme, lavorare insieme, pregare insieme, amarci insieme. E questo è molto bello».

Alla celebrazione, oltre a numerosi fedeli di diverse confessioni cristiane, hanno partecipato gli studenti sostenuti dal Comitato per la collaborazione culturale con le Chiese ortodosse e ortodosse orientali presso il dicastero per la Promozione dell’unità dei cristiani e i partecipanti alla visita di studio dell’Istituto Ecumenico Bossey del Consiglio ecumenico delle Chiese. Francesco ha osservato che la fede condivisa «è un dono prezioso, ma è anche una sfida». L’anniversario del Concilio di Nicea, infatti, «non deve essere celebrato solo come “memoria storica” – ha rimarcato -, ma anche come impegno a testimoniare la crescente comunione tra di noi. Dobbiamo fare in modo di non lasciarcela sfuggire, di costruire legami solidi, di coltivare l’amicizia reciproca, di essere tessitori di comunione e di fraternità». Bergoglio ha concluso con l’esortazione a «vivere l’anniversario del Concilio di Nicea anche come un richiamo a perseverare nel cammino verso l’unità».

Alle parole del pontefice si è riallacciato anche il cardinale Koch che nel suo saluto, prima della benedizione finale, ha auspicato che «tutti i cristiani e tutte le Chiese cristiane celebrino l’anniversario del Concilio nella comunione ecumenica e rinnovino con profonda convinzione la confessione cristologica».

27 gennaio 2025