Il parroco di Nuuk (Groenlandia) ai leader di Davos: «Dietro alle parole, vite umane»

Dal francescano l’appello a parlare «con attenzione, umiltà e rispetto. Esorterei – aggiunge – a preferire il dialogo alla tensione, la cooperazione alla rivalità e la saggezza ai titoli dei giornali»

«Per favore, parlate con attenzione, umiltà e rispetto. Ricordate che dietro ogni dibattito politico ci sono comunità e vite reali». Da Nuuk, in Groenlandia, arriva il «semplice appello» del parroco padre Tomaž Majcen, francescano conventuale, ai leader del mondo riuniti a Davos per il World Economic Forum, rilanciato dall’agenzia Sir.

Le parole del francescano arrivano all’indomani del discorso pronunciato dal presidente Usa Donald Trump, che dal palco è tornato a mettere sotto pressione l’Europa, chiedendo «negoziati immediati» per l’acquisizione dell’isola artica da parte degli Stati Uniti e avvertendo gli alleati che un rifiuto avrebbe conseguenze politiche ed economiche. «Esorterei i leader a preferire il dialogo alla tensione, la cooperazione alla rivalità e la saggezza ai titoli dei giornali – sono le parole di padre Majcen -. E, come sacerdote, aggiungerei un’altra cosa: non dimenticate la dimensione spirituale della leadership, la responsabilità di proteggere la pace, la dignità umana e il fragile mondo che condividiamo».

Nell’analisi del religioso, la Groenlandia «attira l’attenzione per la sua posizione strategica nell’Artico, le sue risorse naturali e le nuove rotte commerciali che si aprono con lo scioglimento dei ghiacci. Le grandi potenze stanno chiaramente osservando questa regione con maggiore attenzione rispetto al passato». Dal suo punto di vista di sacerdote però, prosegue, «cerco di guardare prima di tutto al lato umano: le persone che chiamano questa terra casa, le loro famiglie, le loro tradizioni e le loro speranze. Per me, questo è sempre più importante dei calcoli politici».

Proprio per questo, il termine «acquisizione» mette «a disagio. Sembra che si parli di un oggetto o di una proprietà, piuttosto che di un Paese dove le persone vivono, pregano, crescono i figli e hanno profondamente a cuore la propria terra. La terra non è solo un territorio su una mappa – afferma il parroco -; è cultura, memoria e identità. Ascoltare una parola del genere mi fa riflettere su quanto sia importante che le discussioni politiche non dimentichino mai la dignità delle persone».

23 gennaio 2026