Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri sera, 15 ottobre, la manovra e il decreto-legge fiscale. «Abbiamo elaborato un progetto di politica economia che serve al Paese e ai cittadini», ha annunciato al termine, in conferenza stampa, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. «La cosa più bella – ha aggiunto – è che siamo riusciti a mantenere i conti in ordine mantenendo le promesse fatte». Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella conferenza stampa a conclusione del Cdm che ieri sera ha approvato la manovra e il decreto-legge fiscale.

Per i contribuenti, ha spiegato Conte, è prevista la possibilità di «rateizzare i debiti con il fisco» nell’ambito «di 5 anni evitando di pagare sanzioni e interessi ma pagando l’intero capitale» del debito. «È previsto che si possa attuare questo di fronte a persone che hanno dichiarato, una forma di ravvedimento operoso», le parole del premier, fino «al 31 ottobre 2017». E questo «pagando non oltre il 30% in più di quanto dichiarato» entro un limite di «100mila euro» per periodo di imposta.

A illustrare la logica della manovra anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria. «L’idea che con questa manovra si vuol far saltare in aria l’Europa è del tutto infondata – ha dichiarato -. E infatti nella discussione con l’Europa non si parla di questo». Il testo approvato «riflette quanto era contenuto nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, sia negli obiettivi di deficit, come ovvio, che nei contenuti». I principali, ha spiegato, sono «l’eliminazione dell’aumento Iva previsto nella legislazione vigente, il finanziamento del reddito di cittadinanza e della correzione della legge Fornero per la possibilità di andare in pensione un po’ prima per superare problemi di turn over. Ci sono provvedimenti fiscali a favore soprattutto delle piccole imprese».

Rispondendo alle voci sulle sue possibili dimissioni, il ministro a precisato: «Non sono portato al masochismo, di subire tutta legge di bilancio e la discussione per dimettermi dopo, smentisco, non avrebbe senso». Quindi, tornando ai “numeri”, ha precisato che il nostro deficit è «considerato normale in tute le democrazie occidentali, non esplosivo» e, di fatto, «visto che tutti hanno sempre considerato che le clausole di salvaguardia non dovevano essere attivate, il deficit che abbiamo ereditato non era all’1,2% ma al 2%. Quindi siamo andati dal 2 al 2,4%».

16 ottobre 2018