Il primo saluto dell’arcivescovo De Donatis dopo la nomina a vicario

Il primo saluto dell’arcivescovo De Donatis dopo la nomina a vicario

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Pubblichiamo il testo integrale del primo saluto pronunciato dall’arcivescovo Angelo De Donatis nella mattina di venerdì 26 maggio dopo l’annuncio, nel Palazzo Lateranense, della nomina a vicario del Papa per la diocesi di Roma

All’inizio del mio mandato desidero salutarvi con molto affetto. Sento il bisogno di condividere con tutti i fedeli e il presbiterio della nostra diocesi i sentimenti che ho nel cuore.
Vorrei prima di tutto ringraziare il cardinale Agostino Vallini. Ho ancora nel cuore l’abbraccio che egli mi ha dato, è un dono che conservo insieme alla benedizione ricevuta dal Papa. A Lui il mio grande grazie per come mi sono sentito accompagnato e nutrito dal suo Magistero in questi quattro anni. Papa Francesco ha detto scherzosamente una volta: “Solo se si hanno seri problemi psichiatrici si può aspirare a diventare Papa!” Ecco… riguardo al diventare vicario di Roma, vi assicuro che io non ho mai avuto di questi problemi psichiatrici!
Accolgo questa chiamata del Signore e della Chiesa con umiltà profonda e sincera, consapevole dei miei peccati e dei miei limiti, e mi metto nelle sue mani. Solo il suo amore fedele e il suo perdono, sempre generoso, sono il motivo per cui si può dire di sì e conservare la fiducia, nonostante tutto, nonostante se stessi.  So che mi è chiesto (ancora di più) di essere padre. Chiedo a Dio il dono di esserlo sempre, di esserlo con tutti. Il mio servizio sarà annunciare la misericordia di Dio, con la parola e con la vita. È la misericordia la Pentecoste dei nostri giorni, la nuova e perenne Effusione dello Spirito Santo! Ritengo di non sapere altro che “Cristo e questi crocifisso”, sacramento della misericordia di Dio per tutti.
Chiedo al Signore di ascoltare sempre… Sono chiamato in particolare a custodire e promuovere la comunione ecclesiale. Questa comunione è il frutto più bello della misericordia. Possiamo riscoprirci figli amati da sempre da Dio, fratelli che hanno in comune l’esperienza della debolezza e della Grazia. Siamo e saremo sempre dei misericordiati! È questa la sorgente della nostra gioia, della dolce gioia di stare insieme e di evangelizzare! In questi anni, dal mio punto di osservazione, che è quello di chi ha accompagnato nel cammino tanti fratelli, soprattutto preti, ho avuto la possibilità di contemplare i grandi miracoli di cui è capace la Grazia. Il Signore è fedele e agisce! Per questo possiamo non perdere la speranza, possiamo sempre avere la fiducia di ritrovarci tra le braccia del Padre, accanto a Cristo, a Maria e a tutti i nostri fratelli.
Guidati dal nostro vescovo, Papa Francesco, stretti intorno a lui, seguiamo il Signore. Egli ci inviterà ancora una volta a prendere il largo, a farci vicini, amici e solidali con tutti gli abitanti di questa città di Roma.
Un biglietto che recentemente ho ricevuto, esattamente per la Pasqua di quest’anno, mi ricordava che per un vescovo due sono le cose da tenere bene a mente: l’autorevolezza consiste nell’amore, la forza di persuasione nel martirio.
Sono convinto che ci custodirà la preghiera del cardinale Vallini, espressione della sua paternità, del suo aiuto e della sua disponibilità, la preghiera del Papa emerito Benedetto XVI e del cardinale Camillo Ruini. Chiedo fin d’ora la preghiera di tutti voi. Chiedo dal cielo la preghiera d’intercessione di tutti quei vescovi, preti, consacrate e laici che hanno reso bella la vita della nostra diocesi. E non posso non sentire in questo momento dal cielo tutta la benedizione di san Giovanni Paolo II, che ho avuto tante volte la gioia di incontrare da vicino, e anche la paternità, l’amicizia e l’affetto del cardinale Ugo Poletti che mi ha accompagnato per tanti anni e del quale ho detto spesso una frase che mi ripeteva: “Angelo, ricordati che la diocesi, la nostra diocesi, non è una macchina da far camminare ma una famiglia da amare!”. Chiedo in particolare la protezione di Maria, Salus Populi Romani, Madre della Fiducia, Madre della Perseveranza, dei Santi Pietro e Paolo, non a caso ci sarà il passaggio in questa festa, e naturalmente di san Filippo Neri.
Lunedì scorso il Papa ci ha detto alla Cei che noi vescovi siamo tutti un po’ bravi e un po’ stupidi! Chiedo fin da adesso perdono per la mia stupidità. Assicuro a tutti la mia preghiera.

26 maggio 2017