Il ritorno del commissario Montalbano, senza il “padre” Camilleri

Due episodi inediti in programmazione su Rai1 il 9 e il 16 marzo e in anteprima sul grande schermo dal 24 al 26 febbraio. La regia di Luca Zingaretti

«Una festa popolare». Così Eleonora Andreatta, direttrice di Rai Fiction, ha definito l’imminente ritorno de Il commissario Montalbano, la serie che anche quest’anno – il 9 e il 16 marzo su Rai1 – rinnoverà il suo appuntamento con gli italiani attraverso due episodi inediti: il primo dal titolo Salvo Amato, Livia mia, tratto dai racconti “Salvo amato… Livia mia” e “Il vecchio ladro” di Andrea Camilleri, e il secondo dal titolo La rete di protezione, dal romanzo omonimo dello scrittore siciliano. Di Camilleri, scomparso il 17 luglio scorso, e di «questi giorni di assenza e di vuoto», ha parlato nella presentazione alla stampa dei nuovi episodi Carlo Degli Esposti, il fondatore della Palomar, la casa di produzione che nell’ormai lontano 1999 portò Montalbano dalla pagina scritta alle immagini sul piccolo schermo. Camilleri è stato per il produttore una costante degli ultimi vent’anni: «Due, tre volte a settimana mi confrontavo con lui ricevendo in cambio chiarezza, linfa e grandi consigli».

Per omaggiare il geniale padre letterario del popolare commissario, allora, Degli Esposti ha pensato, insieme alla Rai, di portare il nuovo Montalbano sul grande schermo prima della messa in onda televisiva: «Quando presentavamo i primi Montalbano all’Auditorium, Camilleri una volta mi disse che era bello vederlo in televisione, ma quanto sarebbe stato bello vederlo sullo schermo grande.. Così – ha continuato Degli Esposti – abbiamo deciso di uscire tre giorni come evento al cinema: il 24, 25 e 26 febbraio, per dare la possibilità ai cultori di Montalbano di vederlo sullo schermo grande, in una visione collettiva». L’incasso andrà in beneficenza allo Spallanzani e all’onlus Ape che aiuta il reparto di ematologia dell’ospedale Sant’Andrea: un’iniziativa lodevole, un modo per ricordare il forte legame di Montalbano con la gente.

Una novità, in questo 2020 che è il primo anno senza lo scenografo Luciano Ricceri (che secondo Luca Zingaretti ha reso l’immaginaria Vigata «un posto dell’anima») e senza il regista Alberto Sironi, dietro alla macchina da presa dagli esordi di questa fortunata fiction. «Un altro grande amico – l’ha definito Zingaretti -, compagno e complice per vent’anni; colui che ha trasformato i libri eccezionali di Andrea Camilleri in qualcosa di unico nel panorama mondiale della televisione, perché avere dell’ottimo materiale di partenza è una condizione necessaria ma non sufficiente» e se il Montalbano televisivo non ha nulla da invidiare a quello letterario, «gran parte dei meriti va anche al lavoro di Alberto Sironi», ha aggiunto l’attore romano, da sempre interprete del sagace, ironico e assai umano poliziotto.

Zingaretti ha accettato, vista l’assenza forzata dell’amico regista, di portare a termine i nuovi episodi della serie: «Affrontare la regia è stata un’esperienza bella e dolorosa, perché non c’è stato giorno in cui non mi chiedessi che cosa avrebbe detto Alberto su questa scena e cosa Andrea su quest’altra questione. Ho cercato non di fare la mia regia, perché in un prodotto del genere, se subentri, devi semplicemente cercare di capire cosa avrebbe fatto chi ti ha preceduto». È stata «un’impresa ciclopica», ricorda Zingaretti, al quale fa piacere pensare che Alberto Sironi «gli abbia passato il testimone e che gli sarebbe piaciuto vedere queste due puntate, perché ci avrebbe ritrovato lo spirito suo e di questa famiglia ancora una volta riunita». In fondo, però, Zingaretti ammette di aver portato qualcosa di suo: «Una malinconia dolce», e sul futuro di Montalbano eccolo tornare all’assenza dei pilastri Camilleri, Sironi e Ricceri, ma anche ricordare come con la Rai abbiano girato tre episodi la scorsa estate: due in onda nel 2020 e uno il prossimo anno. «Poi si vedrà se finirla qua – ha concluso Zingaretti – o andare avanti con l’ultimo libro nella cassaforte di Sellerio».

Intanto assaporiamo le atmosfere, i colori, il fascino e l’eleganza visiva dei nuovi arrivati di questa serie che è «uno spartiacque per la tv pubblica», secondo Eleonora Andreatta, e per il direttore di Rai1 Stefano Coletta, anche lui intervenuto alla presentazione dei nuovi episodi, è «l’archetipo identitario dell’ammiraglia». Ovvero quel Montalbano la cui «lealtà di fondo nei rapporti con gli altri primeggia su qualsiasi altra cosa», spiega lo stesso Camilleri in un’intervista con Vincenzo Mollica proiettata all’inizio dell’incontro stampa. Quel Salvo Montalbano che «rappresenta l’italiano medio: con qualche virtù e qualche difetto, ma sostanzialmente si muove bene nella vita e forse buona parte degli italiani si riconoscono in lui. Se così fosse – sorride Camilleri – ne sarei molto orgoglioso».

20 febbraio 2020