Il Sodalizio dei Fornai ricorda monsignor Belli

Le testimonianze sul sacerdote che fu a lungo rettore della chiesa di Santa Maria di Loreto, dove è stata celebrata una Messa di suffragio

Lo scorso 15 maggio è morto monsignor Fernando Belli, canonico onorario della basilica di San Giovanni in Laterano e a lungo direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale del tempo libero, del turismo e dello sport, le cui esequie hanno avuto luogo il giorno successivo nella parrocchia di Santa Maria del Carmelo. Monsignor Belli è stato anche parroco di San Romualdo Abate e, dal 1983 fino al 2014, rettore della chiesa di Santa Maria di Loreto al Foro Traiano, dove ieri mattina l’attuale rettore monsignor Remo Bonola ha celebrato una Messa in suo suffragio.

Proprio nella chiesa dedicata alla Madonna di Loreto il sacerdote venne a contatto con la realtà del Pio Sodalizio dei Fornai, attivo a Roma da più di mezzo millennio. «Era un signore prima ancora che un sacerdote, legato alle persone e sempre attento alla cura della chiesa», racconta Patrizia Massi, presidente del Sodalizio. Proprio durante il suo lungo incarico da rettore, infatti, «ha portato avanti numerose battaglie per valorizzare e curare questo luogo – spiega la presidente – e questo ha fatto sì che si instaurasse un rapporto molto stretto con il Pio Sodalizio».

Monsignor Belli era molto legato alla festività del 10 dicembre, in cui si celebra la ricorrenza della traslazione della Santa Casa di Loreto. Ogni anno, racconta Massi, «si spendeva molto affinché la giornata e le celebrazioni avessero molta risonanza». Una ricorrenza che «viveva con grande trasporto e spiritualità», spiega Fabio Maria Fanali, collaboratore amministrativo del Pio Sodalizio e tra le persone che meglio conoscevano il sacerdote.

«Era gentile, sorridente, sempre attento ai bisogni di chi gli stava davanti – spiega –, ma allo stesso tempo con una personalità forte; sapeva imporsi, portando avanti con forza e carattere le sue istanze». Monsignor Belli ha risposto alla sua vocazione in età adulta, come racconta lo stesso Fanali, e prima di diventare sacerdote si è laureato in farmacologia e ha esercitato la professione di farmacista.

«Questo aspetto – sottolinea Fanali – gli ha permesso poi di capire molto bene le debolezze e i problemi delle persone. Aveva un modo di parlare profondo e diretto, senza mai cadere nella retorica o nell’astratto». Il suo cruccio, conclude Fanali, «era la scarsa partecipazione alle celebrazioni della chiesa, ma allo stesso tempo capiva le esigenze soprattutto dei soci del Pio Sodalizio che, in quanto fornai che ovviamente lavorano di notte, faticano a trovare del tempo libero». Non mancava mai di avere una parola di conforto e un aiuto per tutti. «Don Fernando – come lo chiamavano tutti – capiva l’importanza e le difficoltà di un lavoro come quello dei fornai».

25 maggio 2020