Il vescovo Ricciardi: i cristiani, «testimoni di una speranza che non delude»

Il presule ha presieduto la Messa per la commemorazione dei defunti a di San Lorenzo fuori le Mura, al Verano. La preghiera per le vittime della pandemia

Il cristiano sa che la morte non ha l’ultima parola sul vissuto di un uomo e ha quindi «la responsabilità di testimoniare la bellezza della vita», di esternare una «fede gioiosa» improntata sulla certezza della risurrezione, specie in questo tempo segnato dalla pandemia che «ancora atterrisce, inquieta, fa sentire tutti un po’ smarriti e dispersi, mettendo in risalto come la nostra umanità sia fragile in tutto il mondo e la morte sia dietro l’angolo». Sono le parole pronunciate dal vescovo Paolo Ricciardi, delegato diocesano per la pastorale sanitaria, durante la Messa per la commemorazione di tutti i fedeli defunti che ieri, 2 novembre, ha presieduto nella basilica di San Lorenzo fuori le Mura, adiacente al cimitero monumentale del Verano. Accanto a lui, durante la consacrazione, il parroco padre Arturo Nevastri e il viceparroco padre Fabrizio Carli.

Il 2 novembre è un giorno tradizionalmente dedicato alla preghiera e alla visita nei cimiteri. «Un pellegrinaggio – ha osservato il presule – che spesso diventa occasione di ricordo e di gratitudine, accompagnato da un senso di smarrimento, tanto più quest’anno. Nella mente di ognuno ci sono le immagini di tanta gente disperata, soprattutto di chi non è riuscito a stare accanto ai propri cari. Troppe persone sono morte isolate dai propri affetti». Commemorare i defunti non significa però ricordare i propri cari con lo sguardo rivolto al passato. «La speranza che viene dalla fede dà pienezza anche al vuoto umano che tutti sperimentiamo quando perdiamo un congiunto – le parole di Ricciardi -. Tutto quello che umanamente ci mette a terra, nella fede ci eleva verso il paradiso. I credenti sono testimoni di una speranza che non delude mai».

Il delegato diocesano per la pastorale sanitaria ha ricordato il detto secondo il quale «la morte a un certo punto busserà alla porta di ciascuno» ma il credente, ha rimarcato, quando aprirà «non troverà la morte ma Cristo» e citando le parole di un amico sacerdote ha aggiunto che «la morte è bella quando sai chi ti viene a prendere».

Durante la liturgia si è pregato per le vittime della pandemia, delle persecuzioni, delle guerre e delle calamità.

3 novembre 2020