Il vescovo Ricciardi: l’esperienza della pandemia e quella di una “Traboccante carità”

Dal delegato diocesano per la pastorale sanitaria una lettera al clero sulla cura pastorale delle persone malate. L'omaggio alla «preziosa creatività» dei sacerdoti che svolgono il ministero in corsia. Il ricordo della visita al reparto Covid del Campus Bio-Medico

Un «affettuoso richiamo» ai sacerdoti romani di dedicare più tempo e maggiore attenzione agli ammalati e l’auspicio che si crei una rete di collaborazione tra le parrocchie, gli ospedali, le case di cura, le case di riposo per gli anziani che sorgono sullo stesso territorio. Un aspetto, quest’ultimo, che «potrà e dovrà cambiare nella pastorale sanitaria». Sono le priorità indicate dal vescovo Paolo Ricciardi, delegato diocesano per la pastorale sanitaria, nella lettera indirizzata al clero diocesano sulla cura pastorale delle persone malate, originariamente preparata in occasione delle festività di Natale ma rivista e corretta alla luce della pandemia.

Nello scritto, intitolato “Traboccante carità”, il presule rimarca che quanto accaduto con l’emergenza sanitaria era del tutto «imprevedibile» e ha portato logici e conseguenti cambiamenti nel lavoro del personale sanitario, nel servizio pastorale dei cappellani e dei volontari. L’impossibilità di accedere nei reparti ospedalieri per evitare il diffondersi del contagio da Covid-19 ha fatto sì che si rafforzasse il legame con gli operatori sanitari. «In molti casi sono stati proprio i medici e gli infermieri a chiedere ai cappellani aiuto spirituale e sostegno nella preghiera – racconta monsignor Ricciardi -. A seconda delle strutture e dei luoghi di cura, è stato possibile portare conforto anche agli ammalati e ai loro familiari». In questo caso si e rivelata preziosa la creatività dei sacerdoti che svolgono il loro ministero in corsia, i quali hanno dato vita a nuove forme di vicinanza come il «costante contatto telefonico tra cappellani e degenti».

Nella lettera il vescovo evidenzia che «questo periodo “straordinario” della storia ci ha ricordato che, nell’ “ordinario” della vita, la malattia è sempre dietro l’angolo». Il virus ha toccato tutti a livello globale e ha rimesso al centro la considerazione che «la malattia fa parte della nostra vita». A tal proposito rimarca che anche i malati «sono sempre accanto a noi» e constata che anche nelle parrocchie non sempre ricevono l’attenzione di tutta la comunità cristiana ma «nei temi e nei programmi pastorali vengono delegati ai ministri o ai sacerdoti». L’auspicio è che questo cambi. «Quando Gesù dice “predicate il Vangelo” aggiunge “curate gli infermi” – spiega Ricciardi -. L’annuncio del Vangelo e la cura dei malati nel corpo e nello spirito è una priorità e non deve essere relativa solo al sacerdote o al ministro della comunione».  Il delegato diocesano per la pastorale sanitaria propone quindi di organizzare attività che coinvolgano anche i giovani, che «dalla visita a un anziano o a un malato possono trarre un grande arricchimento».

Con l’emergenza sanitaria è stato sospeso il servizio di volontariato, tutt’ora inattivo, ma per i volontari questo non è un periodo infruttuoso. «In questo tempo di fermo – evidenzia il presule – stanno approfittando per meditare sul senso del loro impegno accanto agli ammalati, nell’attesa che il servizio possa riprendere». Nelle settimane “calde” dell’emergenza il vescovo ha fatto sentire la sua vicinanza al personale medico e agli operatori sanitari attraverso la preghiera e alcune lettere. Ricorda in modo particolare le preghiere nelle cappellanie dell’ospedale San Giovanni il 16 marzo e tre giorni dopo, festa di San Giuseppe, nell’istituto Spallanzani. Cita anche «l’esperienza quasi unica» del Campus Biomedico, l’ospedale cattolico di Roma che ha concesso al cappellano di entrare nel reparto Covid. «Quando è stato possibile l’ho visitato – aggiunge Ricciardi -. È stato molto toccante vedere i volti delle persone in via di guarigione o di chi, guarito, lasciava il nosocomio. Alcuni operatori mi hanno raccontato che questo tempo così difficile ha unito tutto il personale ospedaliero, sanitario e non, che ha vissuto gomito a gomito settimane drammatiche». Il vescovo non nasconde la sua emozione quando rammenta dell’infermiera dell’ospedale Spallanzani che, «pur dichiarandosi non credente», ha voluto appendere in bacheca una lettera che Ricciardi aveva indirizzato al personale sanitario.

31 luglio 2020