Il vescovo Riva, protagonista del dialogo

Aprile 1999, su Roma Sette i funerali del presule, che fu ausiliare di Roma dal 1975, celebrati dal cardinale Ruini

«Celebriamo questa Santa Messa per il nostro Vescovo e amico, che affidiamo alle braccia misericordiose del Padre». Con queste parole il Cardinale Vicario Camillo Ruini ha introdotto mercoledì pomeriggio, nella chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso, la celebrazione delle esequie di Mons. Clemente Riva, fino a luglio scorso Vescovo Ausiliare per il Settore Sud, venuto a mancare martedì scorso dopo una malattia durata otto anni.

A stringersi un’ultima volta intorno a lui, nella Basilica di cui era stato nominato Rettore nel 1966, c’erano il Vicegerente, tutti gli Ausiliari di Roma, i parroci del Settore Sud, i vicari parrocchiali, numerosi sacerdoti e Vescovi e soprattutto numerosi fedeli. Oltre, naturalmente, ai membri della sua famiglia d’origine e a quelli della famiglia da lui scelta: I Padri risminiani.

Particolarmente significativa la testimonianza di affetto del Papa, che ha inviato una lettera autografa di condoglianze al Cardinale Vicario e alle esequie era rappresentato dal suo segretario particolare, il Vescovo Stanislaw Dziwisz.

«Una lunga sofferenza e una fine rapida: così – ha detto il Cardinale Ruini ricordandolo nell’omelia – Mons. Clemente Riva ha terminato la sua vita intensa ed esemplare, di grande sacerdote e Vescovo e di amico discreto».

Nato a Medolago, in provincia di Bergamo, il 5 giugno del 1922, ha speso la sua esistenza di religioso e di sacerdote quasi interamente a servizio della Chiesa di Roma, caratterizzandosi come «uomo del dialogo» fra la Chiesa e le altre confessioni cristiane e le diverse relazioni e con la comunità civile.

Fra i più vivaci osservatori e commentatori del Concilio Vaticano II divenne in seguito Vicario generale per la carità intellettuale, sintetizzando in un unico amore la sua passione per la Chiesa e il suo impegno generoso per gli uomini.

Nel 1975 Papa Paolo VI lo nominò Vescovo titolare di Atella e Ausiliare di Roma per il Settore Sud. «A questo servizio – ha continuato il Cardinale – egli si dedicò conservando lo stile di vita del religioso, al punto da donare interamente alla Diocesi quello che riceveva come compenso».

Con questo stile alimentava un lavoro attento e paziente, fatto di amore e sollecitudine, di grande umanità e della «disponibilità con cui coltivava ogni germoglio di bene e condivideva ogni dolore», facendosi tutto a tutti. «Di questa disponibilità – ha beneficiato anch’io quando divenni Pro Vicario del Santo Padre».

Fra i grandi doni che Mons. Clemente Riva lascia come eredità alla Chiesa di Roma c’è senza dubbio la passione per l’ecumenismo, per l’incontro e il dialogo, come testimoniano i tanti anni di impegno alla guida della Commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, di cui divenne presidente nel 1975.

A lui si devono molti dei progressi fatti dalla Chiesa di Roma nel dialogo con l’ebraismo, di cui resta un segno concreto la visita del Santo padre alla Sinagoga, ricordata dal Cardinale Ruini. A lui, ancora, si devono i frutti di un impegno a 360 gradi nel mondo della cultura, portato avanti con quello stesso stile di semplicità e umiltà con cui ha vissuto gli otto anni di malattia, in totale affidamento all’amore del Padre. «è stato per questo – ha detto il Cardinale – che ha potuto continuare con serenità il suo lavoro anche nel dolore, continuando ad andare su e giù per le strade di Roma».

Ricordando il suo ultimo periodo trascorso nella clinica Pio XI, ha citato il suo «testamento spirituale», raccolto dal suo segretario, don Claudio: «La mia sofferenza è offerta per il Santo Padre e per il suo lavoro, la mia preghiera è per il Cardinale Vicario e per la Diocesi di Roma, il mio ricordo per le mie sorelle», che si interessano della causa di canonizzazione di Rosmini. Dono prezioso per la Chiesa intera, Mons. Clemente Riva ha ricevuto nella Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo anche il saluto delle Chiese cristiane evangeliche, portato da un pastore valdese. «Con lui – ha detto il pastore – non solo la sua Chiesa ma tutta la Chiesa cristiana perde un testimone prezioso del Vangelo e un pastore attento ai piccoli e agli ultimi». La salma di Mons. Riva è stata tumulata nel cimitero di Medolago (di Federica Cifelli)

4 aprile 1999