Impagliazzo: «Il Papa in Iraq, testimone di una fede in movimento»

Nella basilica di Santa Maria in Trastevere la veglia con cui la Comunità di Sant’Egidio ha accompagnato il viaggio apostolico di Francesco. Sull’altare, la stola di padre Ragheed Ganni, ucciso nel 2007 a Mosul

Si conclude oggi, 8 marzo, con l’arrivo all’aeroporto di Ciampino previsto alle 13, il viaggio apostolico di Papa Francesco in Iraq. Rispondendo all’appello del pontefice, che nei giorni precedenti alla partenza aveva invitato a pregare «perché questo viaggio possa svolgersi nel migliore dei modi e portare i frutti sperati», venerdì sera, 5 marzo, quando Francesco era da poche ore giunto a Baghdad, la Comunità di Sant’Egidio ha promosso una veglia di preghiera nella basilica di Santa Maria in Trastevere, trasmessa anche on-line.

«Desideriamo accompagnare il Papa in quello che è un viaggio di rilevanza storica per i cristiani e per tutti i credenti – ha spiegato, aprendo il momento di riflessione, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità – e insieme vogliamo pregare per la pace in Iraq, proprio in queste ore nelle quali il successore di Pietro incontra, consola e conforta tanti cristiani». Indicando la presenza in basilica anche di «alcuni amici iracheni, giunti a Roma grazie ai corridoi umanitari», il referente del movimento laicale ha spiegato come «questa sera, posta sull’altare, orienta il nostro sguardo e la nostra preghiera la stola di padre Ragheed Ganni». Il paramento liturgico del sacerdote iracheno ucciso il 3 giugno 2007 a Mosul, capoluogo del governatorato di Ninive che sorge sulla sponda occidentale del fiume Tigri, «è solitamente conservato nella chiesa romana di San Bartolomeo, intitolata ai nuovi martiri, coloro che hanno voluto e saputo testimoniare la loro fede fino alla morte», ha detto ancora Impagliazzo.

Commentando poi il brano biblico del profeta Ezechiele relativo alla visione delle ossa secche destinate a rivivere grazie all’opera dello Spirito di Dio, il presidente della Comunità di Sant’Egidio ha parlato di «una domanda di vita, in mezzo a tanta morte, affatto retorica, a cui è però impossibile rispondere da un punto di vista umano». Riferendo quindi il testo biblico all’attuale situazione irachena, Impagliazzo ha osservato che «con questo viaggio il Papa sta dando un principio di risposta alla domanda: “Potrà l’Iraq ritrovare la pace?”», riconoscendo «la grande missione affidata a Francesco, protetta dalla mano di Dio e illuminata per mezzo della Parola dallo Spirito Santo, che è speranza e guida, in un mondo che ha perso la strada».

Ancora, l’invito a pregare e ringraziare perché «con questo viaggio, che il Papa compie come messaggero di pace, noi tutti siamo testimoni di una fede che si mette in movimento e non di un immobilismo tragico», nella convinzione che «un solo uomo e la sua fede possono arrivare anche a spostare le montagne» e che «la presenza di Francesco in Iraq è davvero una buona notizia, quella evangelica, che stimola ogni cristiano a chiedersi come poter diventare un vero artigiano della pace». Quindi, auspicando che «da questa storica visita nascano frutti di pace tra cristiani e musulmani», Impagliazzo ha ripercorso le tappe del viaggio del Papa: dalla piana di Ur, «la terra di Abramo, dove la guerra è stata considerata santa da troppi fanatici», alla celebrazione della Messa «nella cattedrale caldea di Baghdad, dove verrà reso omaggio a una Chiesa martire». Ancora, «l’incontro con i cristiani di Erbil, nel Kurdistan iracheno, e la preghiera per le vittime della guerra a Mosul, nella piazza delle quattro chiese, distrutte dalle bombe tra il 2014 e il 2017». Infine, «la visita alla comunità di Qaraqosh, nella chiesa filo-cattolica dell’Immacolata Concezione, dove la fiorente comunità cristiana è stata spazzata via dai musulmani».

8 marzo 2021