In compagnia delle emozioni, imparare a gestire l’ansia

Reazioni di paura e fobie sociali possono provocare disagi e limitare la vita di relazione. Importante un precoce intervento sulle nuove generazioni

La vita emotiva comprende una vasta gamma di stati affettivi più o meno intensi che vanno dalle emozioni ai sentimenti: tristezza, irritazione, allegria, noia, disgusto, paura, ecc.; sentimenti ed emozioni costituiscono la coloritura affettiva della nostra vita psichica che sarebbe altrimenti monotona ed uniforme. L’emozione è caratterizzata da turbamenti psicologici e fisiologici e può essere originata da stimoli interni all’individuo od esterni; poiché si manifesta in maniera brusca ed intensa, tende a decrescere rapidamente, mentre i sentimenti si differenziano per il fatto che perdurano nel tempo. In questo articolo, vorrei soffermarmi sulle emozioni spiacevoli e disturbanti.

Nel linguaggio comune, spesso, i termini “ansia” e “paura” vengono usati in modo indifferenziato; uno dei criteri che può fare la differenza è l’obiettività. Se esiste qualcosa la cui pericolosità è obiettivamente dimostrata, la reazione emotiva viene chiamata paura; se invece l’oggetto o la situazione non è obiettivamente pericolosa o misurabile, la reazione viene definita ansia o fobia. I bambini si discostano da tale distinzione in quanto, per l’incompleta maturazione cognitiva, trovano spesso difficile distinguere il reale dall’immaginario.

bambino ansiosoDiverse manifestazioni di paura osservabili nei bambini sono tipiche in certe età e possono quindi essere considerate normali in una data fase della crescita. Durante la prima infanzia alcune situazioni frequentemente associate a reazioni di paura sono i forti rumori improvvisi, le persone sconosciute, gli animali, il buio. Nei bambini un po’ più grandi le paure invece riguardano soprattutto pericoli immaginari quali mostri, fantasmi, scene viste in televisione, ladri, morte. Il fatto che tali paure siano tipiche di una determinata età, non significa che necessariamente si presentino in tutti i bambini.

Il manifestarsi di reazioni di paura può essere determinato da vari fattori quali il temperamento, l’educazione e le esperienze personali. Alcuni bambini sono in grado di utilizzare le proprie capacità per provare meno ansia rispetto ad altri bambini che invece, interpretando in modo distorto gli eventi, tenderanno a sperimentare un maggior livello di disagio. Altri tipi di paure che si manifestano con un maggiore sviluppo cognitivo sono di natura sociale e le più comuni sono: paura della propria inadeguatezza e del giudizio esterno (fare brutta figura, sbagliare, ecc.) e la paura di essere rifiutati. Ci troveremo di fronte ad una reazione disfunzionale se assistiamo ad una attivazione emotiva che è eccessiva per quanto riguarda la frequenza con cui si verifica, l’intensità con cui si manifesta e la sua durata.

fobie sociali bambiniLe fobie sociali portano ad evitare situazioni pubbliche ed interpersonali limitando gravemente la vita di relazione. La persona vittima di tali fobie può sperimentare tutta una serie di attivazioni neuro-vegetative (sudorazione, nausea, tremore, fiato corto, palpitazioni, ecc.) che, in un circolo vizioso, gli confermano vissuti negativi di insuccessi e brutte figure. In realtà, tali persone sono in possesso di abilità e competenze sociali adeguate che però vengono inibite dalla presenza di alti livelli di ansia e paura; vi è una svalutazione delle proprie capacità, una percezione distorta del proprio comportamento nelle situazioni sociali ed una serie di aspettative eccessive ed irrealistiche.

Le reazioni relative alla paura generano una ulteriore paura in situazioni stressanti attraverso una tensione anticipatoria; con una sequenza di pensieri che provocano paura circa la propria inadeguatezza, si innalza il livello di ansia sperimentata che supera di molto la paura provata durante la reale situazione minacciante. L’evitamento delle situazioni stressanti impedisce lo sviluppo delle abilità gestionali e la mancanza di capacità che ne risulta fornisce una base realistica alla paura. Ognuno giudica il suo stato di stress in base alla valutazione delle condizioni scatenanti; così, stati di tensione psicofisica che si verificano in situazioni percepite come minacciose, vengono interpretate come paura, stati di tensione sopravvenuti in situazioni frustranti vengono vissuti come rabbia e quelli che risultano da una perdita significativa, come dispiacere.

adolescente ansiosoNella pratica terapeutica, si assiste sempre più frequentemente ad una richiesta d’aiuto rispetto agli “attacchi di panico”; la persona sperimenta delle sensazioni fisiche che spesso vengono interpretate come un segnale legato ad un attacco di cuore o di perdita di coscienza. È una esperienza terrificante che rinforza la dipendenza e la sensazione di incapacità le quali, a loro volta, rafforzano lo stato conflittuale da cui sorgono ulteriori attacchi. Si risulta “intrappolati” quando, piuttosto che cercare di risolvere il conflitto sottostante, si evitano le situazioni a rischio di scatenamento dell’attacco di panico.

Le condizioni necessarie per affrontare e gestire situazioni stressanti e disturbanti  vengono da una maggiore consapevolezza delle sensazioni corporee collegate a varie emozioni, tanto da riconoscere quei segnali interni che riguardano specificatamente l’ansia; un’altra importante componente è riconoscere i pensieri presenti durante i momenti di ansia ed evidenziare i pensieri anticipatori, cioè i timori su ciò che potrebbe accadere e come ci si considera nella situazione in cui si prova paura.

Pensando ad un precoce intervento sulle nuove generazioni, sarebbe importante ottenere la collaborazione della famiglia e della scuola al fine di fornire al bambino varie opportunità per allenarsi a fronteggiare le situazioni temute. Potrà così imparare ad affrontarle interrompendo il circolo vizioso dell’evitamento, tollerando il disagio ed attivando modalità di risposta adeguate.

Malgrado i bambini ansiosi non siano quelli che più frequentemente disturbano genitori ed insegnanti, il loro livello di sofferenza emotiva può risultare elevato e per alcuni si prospetta un futuro colmo di ansia anche nella vita adulta. Insegnare fin dall’infanzia le abilità necessarie per la gestione dell’ansia può risultare utile per eliminare quanto prima dalla vita dell’individuo una parte di pesanti e disadattative sofferenze emotive. (Lucia Calabrese, psicoterapeuta e sessuologa clinica)

27 marzo 2020