“In frantumi”: la scossa di Kureishi
Il racconto delle conseguenze dell’incidente vissuto nel dicembre 2022 e la diagnosi dei medici: lesione al midollo spinale. I resoconti delle cure e la scoperta, nella vulnerabilità, della generosità umana
Fra i grandi libri usciti negli ultimi anni inserirei senz’altro In frantumi di Hanif Kureishi (traduzione di Gioia Guerzoni, Bompiani, 17 euro). L’autore racconta le conseguenze del terribile incidente da lui vissuto a Roma il 26 dicembre 2022: mentre guarda una partita di pallone sull’iPad, sente girare la testa, forse a causa di un semplice calo di pressione, sviene, cade e si ritrova a terra in una pozza di sangue, senza più il controllo delle mani e delle gambe. «Mi sono reso conto che non c’era coordinazione tra la mia mente e quello che restava del corpo. Ero divorziato da me stesso. Pensavo di essere sul punto di morire, di avere ancora un paio di respiri. Mi sembrava un modo ignobile e patetico di andarsene».
Al Policlinico Gemelli arriva la spietata diagnosi: lesione al midollo spinale. Il futuro segnato dalla forzata immobilità del tetraplegico. Mentre l’uomo supera a stento la crisi che ne consegue, lo scrittore entra in azione chiamando la compagna, Isabella d’Amico, e i figli, Marco e Sachin (avuti da Tracey Scoffield), a riportare il suo dettato praticamente quotidiano. Ne deriva un memorabile diario di resistenza e sopravvivenza, di un anno, venato di incredibile humor britannico, che può far pensare alle opere più estreme della letteratura moderna e contemporanea, dal Notturno di Gabriele D’Annunzio a Bianco su nero di Rubén Gallego.
Le sezioni in cui il testo è diviso sono intitolate alle strutture ospedaliere dell’iniziale ricovero e della successiva riabilitazione, prima a Roma (Gemelli e Santa Lucia), poi a Londra (Chelsea and Westminster Hospital, Charing Cross Hospital, Royal National Orzthopaedic Hospital, Stanmore). Le pagine, nelle quali i resoconti delle cure ricevute si alternano al ricordo di ciò che appare irrimediabilmente perduto, hanno un ritmo irresistibile e comunicano pura energia vitale, lasciando filtrare una sconfinata apertura nei confronti degli individui della nostra specie.
Hanif sente di essere vulnerabile, come «una tartaruga ribaltata che agita impotente le zampe, sperando che qualcuno la giri». La scoperta della generosità umana, da quella dei suoi parenti agli amici che lo vanno a trovare sino agli infermieri e ai medici, lo aiuta a rovesciare la prospettiva: «Ho pensato che se si guardano solo i notiziari e i programmi televisivi, si ha l’impressione che il mondo sia un posto orrendo, abitato da criminali avidi e narcisisti. Quando si vede il lavoro per gli altri che si fa qui in palestra, ci si rende conto che è un luogo di bellezza, collaborazione e rispetto». Quando, verso la fine, viene ricondotto a casa, non può salire al piano dove c’era il suo studio. In quel momento è come se il concetto stesso di letteratura subisse una proficua scossa: «Non riesco a scrivere di finzione, racconti, film o romanzi, perché la gravità della mia condizione mi fa sembrare impossibile abitare altri mondi».
15 aprile 2025

