In Italia oltre 14mila minori non accompagnati. Ottomila assistiti da Caritas Roma

Maria Franca Posa, responsabile dell’area minori: «Non sono solo numeri ma singole storie che richiedono interventi mirati fatti di buone pratiche per aiutarli ad uscire dal ruolo di vittime»

Lavorare in sinergia per farsi vera comunità che accoglie è la soluzione migliore prospettata dalle relatrici intervenute sabato mattina, 7 aprile, all’incontro proposto presso il Seminario romano maggiore dal Centro missionario e l’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma, sul tema “I minori non accompagnati interpellano la nostra città”. Esattamente ad a un anno dall’approvazione della Legge Zampa sulle disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati, Simona Spinelli, viceprefetto del Ministero dell’Interno e Maria Franca Posa, responsabile dell’area minori della Caritas diocesana di Roma hanno trattato delle novità ma anche delle criticità presenti nella legge 47/2017.

Maria Franca Posa, responsabile dell’area minori della Caritas diocesanaSono oltre 14.300 i minori stranieri non accompagnati censiti nel sistema di accoglienza italiano, di almeno 40 nazionalità diverse; oltre 8000 sono stati assistiti dalla Caritas diocesana di Roma – attiva con 5 centri di accoglienza – negli ultimi 10 anni, 230 nel 2017. «Non sono solo numeri – ha detto Posa –: ma singole storie drammatiche di persone che hanno visto la morte, patito la fame e la sete durante un viaggio durato almeno due anni» e che richiedono interventi mirati «fatti di buone pratiche per aiutarli ad uscire dal ruolo di vittime per sentirsi, invece, protagonisti del proprio futuro».

Fondamentale, in questo senso, creare rapporti di fiducia con il minore che ha diritto, stabilito il divieto di respingimento alla frontiera, di essere accolto nei centri di prima accoglienza al fine di procedere all’identificazione cui si procede, secondo l’articolo 5 della legge Zampa, «mediante un approccio olistico e multidisciplinare – ha spiegato Spinelli -: psicologo, mediatore culturale e assistente sociale operano in sinergia per il migliore interesse del minore». Nello specifico, l’Unità Dublino di cui Spinelli è responsabile, incardinata nel Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, ha il compito di scambiare informazioni sui richiedenti asilo individuando lo stato membro responsabile della domanda di protezione internazionale.

Simona Spinelli, viceprefetto del Ministero dell’Interno«In caso di dubbio sull’età nella fase di identificazione – ha chiosato ancora Spinelli – si protende per la minore età per garantire la maggiore protezione al richiedente asilo». Sempre a tutela dei giovani immigrati, la legge Zampa ha introdotto la cartella sociale che, raccogliendo tutte le informazioni acquisite in fase di prima accoglienza, «favorisce la circolazione dei dati utili con i centri di seconda accoglienza – ha continuato Spinelli – cui il minore viene affidato dopo i primi 30 giorni», per continuare ad operare nell’ottica della costruzione di un rapporto di fiducia ed empatia. «È fondamentale per non sprecare tempo e denaro – ha aggiunto il viceprefetto – nonché per non far perdere speranza al minore che ha un’urgenza di risoluzione della propria situazione» a motivo di un’urgenza lavorativa poiché «chi arriva ha alle spalle una famiglia che ha contratto un debito elevato da ripagare».

«Sul ciglio e in bilico questi giovani non ci vogliono stare – ha spiegato Spinelli – e il rischio è che cerchino strade alternative: purtroppo la via dell’illegalità è in agguato». Per questo importanti sono anche le disposizioni contenute nell’articolo 13 della legge 47/2017 in merito alle misure di accompagnamento verso la maggiore età e di integrazione di lungo periodo: ma affinché l integrazione sia efficace «bisogna muoversi dal basso: le realtà parrocchiali e il mondo dell’associzionismo contrinuiscono molto a questo fine».

Incontro missionario 7 aprile 2018Dei 5 centri Caritas di Roma, «due, quelli di seconda accoglienza – ha riferito Posa-, lavorano in questa direzione affinché nessuno.sia lasciato solo». A seguire i minori non accompagnati verso la maggiore età sono chiamati anche i tutori volontari, figura introdotta dalla legge Zampa: sono oltre 4000 i privati cittadini iscritti presso i tribunali dei minori e che si sono resi disponibili per rivestire questo ruolo. «È importante evidenziare – ha sottolineato Spinelli – che si è chiamati a fornire una tutela non solo di tipo affettivo», è necessario possedere «un know how che le poche ore previste dalla legge non sempre bastano a colmare».

Se da un lato viene riconosciuto il beneficio «di avere ampliato la platea dei soggetti coinvolti nell accompagnamento dei minori», dall’altro, pensando alla delicatezza di questo ruolo che deve condurre il minore a definire e scegliere un percorso umano e lavorativo volto al suo migliore interesse, «forse sarebbe stato più utile aumentare l’organico competente, riservando al volontariato vero e proprio il coinvolgimento di privati cittadini».

 

9 aprile 2018