In Sudan aumentano malnutrizione e malattie

L’allarme lanciato da Msf: ancora funzionante solo il 20-30% delle strutture sanitarie. Il presidente Christou: «Dati allarmanti ma ci aspettiamo che la situazione peggiori»

Dalla conferenza internazionale di Medici senza frontiere svoltasi ieri, 8 aprile, a Nairobi è arrivata la richiesta di un urgente, massiccio aumento della risposta umanitaria in Sudan. A farsene portavoce, il presidente internazionale Christos Christou, secondo cui, a quasi un anno dall’inizio del conflitto armato scoppiato il 15 aprile 2023, «la crisi in Sudan è una delle peggiori che il mondo abbia mai visto da decenni».

Feriti di guerra, violenze, colera, morbillo e malnutrizione. «Ci sono livelli estremi di sofferenza in tutto il Paese, i bisogni crescono di giorno in giorno, ma la risposta umanitaria è profondamente inadeguata», sono ancora le parole del presidente Msf, che evidenzia che in molte della aree in cui l’organizzazione internazionale è impegnata è anche «l’unica» realtà umanitaria presente. «Prima dell’inizio della guerra c’erano decine di organizzazioni internazionali che rispondevano in tutto il Paese – ricorda -. Ora non ce n’è quasi nessuna. Per una crisi di questa portata è inimmaginabile e inaccettabile, e questo livello di negligenza internazionale è scioccante».

L’esortazione alle Nazioni Unite e alle organizzazioni umanitarie allora è a «raddoppiare gli sforzi per fornire assistenza alla popolazione del Sudan». Fin dall’inizio della guerra, ma in particolare negli ultimi sei mesi, sottolineano da Msf, c’è stato «un sistematico impedimento dell’accesso degli aiuti, del personale e delle forniture, nelle aree di grande bisogno, in particolare nelle zone del Paese controllate dalle Forze di supporto rapido (Rsf)». Tutto questo in una situazione in cui «solo il 20-30% delle strutture sanitarie è ancora funzionante e se non arrivano i rifornimenti la popolazione avrà ancora meno accesso alle cure».

Il presidente Christou riconosce che attendono il Paese sono sfide «enormi» ma «non sono insormontabili – aggiunge -. È possibile rispondere e noi lo sappiamo, perché come Msf siamo lì. Il blocco degli aiuti equivale a un impedimento deliberato della fornitura di assistenza umanitaria e sta avendo un impatto devastante sulla vita di milioni di persone in tutto il Paese. Molte delle nostre strutture sono a corto di forniture: al Turkish Hospital di Khartoum, ad esempio, è rimasto solo il 20% delle scorte e abbiamo già esaurito l’artesunato, farmaco essenziale per il trattamento della malaria».

Nel frattempo, non solo le violenze della guerra ma anche le «conseguenze indirette sulla salute della popolazione» – dalla mancanza di accesso all’acqua potabile alla mancanza di vaccinazioni alla difficoltà di accesso all’assistenza sanitaria – «hanno creato le condizioni per esacerbare significatamene la prevalenza di malattie e l’insorgenza di focolai». Basti pensare che le équipe di Msf hanno registrato più di 100mila casi di malaria, curato più di 2mila persone per il colera e registrato diverse migliaia di casi di morbillo. Le donne incinte sono particolarmente colpite dalla mancanza di accesso all’assistenza sanitaria: nell’ultimo anno, Msf ha assistito più di 8.400 parti e ha effettuato 1.600 parti cesarei.

Anche la malnutrizione è un fenomeno critico e crescente. L’organizzazione umanitaria ha supportato in un anno il trattamento di oltre 30mila casi di malnutrizione acuta. In Darfur settentrionale, nel campo di Zamzam i tassi di malnutrizione hanno raggiunto la soglia d’emergenza specialmente tra i bambini ed è allarmante il numero totale di decessi giornalieri.
«I pazienti muoiono a causa delle ferite provocate dalla violenza e di malattie prevenibili, i bambini muoiono a causa della malnutrizione – riferisce ancora Christou -. I vaccini si stanno esaurendo e sono già scoppiati focolai di malattie mortali come il colera e il morbillo. I dati sono estremamente allarmanti e ci aspettiamo che la situazione peggiori – prosegue -. Le previsioni sull’insicurezza alimentare sono estremamente preoccupanti anche per il resto del Paese. Questi sono solo alcuni indicatori medici degli immensi bisogni basati sulle poche aree in cui Msf è in grado di accedere e rispondere, ma sappiamo che questa è solo la punta dell’iceberg. I bisogni in tutto il Paese sono enormi – rimarca – e in gran parte non soddisfatti».

Il presidente internazionale sottolinea il contesto di «estrema insicurezza» in cui le equipe di Msf lavorano per fornire assistenza sanitaria, rinnovando l’appello alle parti in conflitto ad aderire «al diritto internazionale umanitario e alle risoluzioni umanitarie dell’accordo di Gedda che hanno firmato nel maggio dello scorso anno per proteggere i civili e garantire un accesso umanitario sicuro a tutte le aree del Sudan». Questo, aggiunge, «include la revoca urgente del blocco, l’apertura delle frontiere e degli aeroporti».

Ancora, Christou si rivolge alla comunità internazionale. «Esortiamo le Nazioni Unite a usare la loro influenza e la loro leadership in questa crisi per garantire che le parti in conflitto rispettino questi obblighi e per avviare con urgenza un rapido aumento della risposta umanitaria – le sue parole -. Esortiamo inoltre i donatori ad aumentare i finanziamenti per la risposta umanitaria in Sudan. Senza questi tre impegni essenziali, non sarà possibile fornire una risposta umanitaria sufficiente per evitare che questa crisi colossale peggiori ulteriormente».

9 aprile 2024