In Ucraina oltre 3 milioni di bambini in zone di scontro armato
L’arcivescovo maggiore Shevchuk all’incontro promosso dal Forum internazionale di Ac: quasi 2 milioni i piccoli a rischio fame, per la «pazzia» della guerra. Oltre 130mila gli edifici distrutti. La minaccia delle centrali nucleari. Ma «la nostra fede è la fonte della nostra speranza»
«La pazzia umana produce guerra e fame». L’arcivescovo maggiore di Kiev Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, è intervenuto ieri sera, 13 settembre, all’incontro di riflessione e di preghiera per la fine del conflitto in Ucraina organizzato dal Forum internazionale di Azione cattolica. Un appuntamento, alla vigilia della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, che ha aperto la strada alla giornata di preghiera per la pace nel cuore dell’Europa voluta dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee, che si celebra oggi, 14 settembre.
Alle circa 100 persone collegate da più di 20 Paesi e al segretario del Fiac Rafael Corso, il presule ha raccontato la realtà del popolo che dal 24 febbraio scorso vive sotto l’attacco dell’esercito russo. A cominciare dai bambini. Secondo le statistiche ufficiali, ha riferito, sono «più di 3 milioni» i piccoli che ancora oggi si trovano nelle zone dello scontro armato e che «non siamo riusciti a far evacuare». E ancora, «quasi 2 milioni di bambini sono a rischio di vivere sull’orlo della fame. E tutto questo in un Paese, nel cuore dell’Europa, considerato il granaio di questo continente, diventato oggi terra dove milioni di persone sono a rischio di fame».
Presentandosi come «portavoce umile di un popolo sofferente», il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina ha riportato i “numeri” della guerra che sta sconvolgendo il suo Paese. «Mai avrei pensato di vedere con i mei occhi la Capitale della mia patria in fiamme e missili sparati dai russi contro la popolazione civile – ha commentato -. Mai avrei immaginato di vedere persone torturate e fucilate nelle fosse comuni, intere città e villaggi distrutti, rasi al suolo». Stando alle statistiche dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, dal 24 febbraio al 7 settembre sono oltre 12 milioni gli ucraini che hanno varcato la frontiera; oltre 9,8 milioni di loro sono entrati nei Paesi Ue. Più di 4 milioni gli ucraini che hanno chiesto protezione temporanea nell’Unione europea mentre oltre 7 milioni sono stati registrati nei Paesi Ue come profughi. Al dramma di chi è fuggito all’estero si aggiunge poi quello degli sfollati interni al territorio ucraino: secondo il ministero per le Politiche sociali, 4,5 milioni di persone.
Mettendo insieme queste cifre, sale a quasi 18 milioni di persone il numero di quanti sono stati costretti a lasciare la propria casa. Oggi, in 3,5 milioni si trovano senza un posto dove tornare, dato che il conflitto armato ha distrutto nel Paese più di 130mila edifici. Allo stesso modo, sono state distrutte le infrastrutture delle citta, al punto che 4,5 milioni di persone hanno perso l’accesso libero alle fonti d’acqua e in molte zone dove ancora si combatte l’acqua è contaminata. Ancora, le statistiche ufficiali parlano di più di 5.500 civili uccisi e circa 9mila feriti. Cifre che però, secondo Shevchuk, «non corrispondono alla realtà». Basti pensare che soltanto a Mariupol sono stati uccisi più di 200mila civili, sepolti nelle fosse comuni o non sepolti affatto. «Dietro questi numeri vedo donne, bambini, persone anziane», le parole dell’arcivescovo.
Nel frattempo, non si placano gli scontri armati. «La Russia continua a distruggere la nostra terra ma la minaccia più grande che sta preoccupando tutto il mondo è rappresentata dalle centrali nucleari che abbiamo in Ucraina», ha osservato ancora l’arcivescovo, preoccupato in particolare per la centrale di Zaporizhzhia, «caduta sotto l’occupazione russa», che «rappresenta una grande minaccia che può scoppiare in ogni momento». Oltretutto, ha aggiunto, «la Russia ha dichiarato di essere pronta a colpite anche le altre centrali nucleari presenti nel Paese. Ma se questo avviene, l’Ucraina, terra conosciuta per il disastro di Chernobyl, sarà teatro di una catastrofe molto più grave. Se i missili russi distruggeranno queste centrali, l’Ucraina rischia di diventare un deserto».
Ai soci di Azione cattolica collegati a Africa, Asia, Ameria e Asia, da molte terre devastate dalla violenza e dalla guerra, il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina ha rinnovato l’esortazione a «guardare il volto dell’uomo e della donna sofferente dei nostri tempi» e a «non avere paura di toccare le piaghe, i dolori, le lacrime del popolo ucraino, sapendo che oggi nel mondo sono tanti i Paesi in cui le persone soffrono a motivo della guerra. È difficile se non impossibile con le parole umane esprimere tutto il dolore e la sofferenza», ha aggiunto. Davanti a tutto questo, «risuona oggi il grido di Gesù crocifisso: Padre mio, perché mi hai abbandonato? Ma il popolo ucraino resiste, combatte e prega – ha assicurato ancora Shevchuk – perché la nostra fede è la fonte della nostra speranza. Se uno guarda l’Ucraina con occhi umani, piange. Ma se alza gli occhi e contempla la Croce, gioisce. Perché sarà dalla Croce che ci verrà la fonte della vita. Questa Croce che viene innalzata oggi, in Ucraina, è per noi come la radice dell’albero della vita».
14 settembre 2022

