«In viaggio con Adele», al centro l’imprevisto nel film di Capitani

È una bella storia perché i protagonisti non hanno timore di mettere a nudo se stessi, vivono i rispettivi difetti come una ricchezza, e quello che sembra una debolezza diventa un punto di forza

Aldo Leone è un attore di teatro, ormai arrivato ad una età nella quale si cominciano a fare i bilanci della vita. Il palcoscenico è sempre stata la sua unica passione, coltivata con costanza e dedizione assolute. Arrivato ai 67 anni, certo la voglia di cimentarsi con altre forme espressive lo insegue con sempre maggiore insistenza, al punto che, avendo mandato in giro alcuni spezzoni della sua performance con il “Cyrano di Bergerac”, la sua agente Carla gli ottiene un provino con un famoso regista francese per una versione cinematografica del famoso testo di Rostand. Succede però che arriva una improvvisa telefonata ad informare circa la scomparsa repentina di un antico amore di Aldo, la figlia Adele è rimasta sola e bisogna accompagnarla presso dei parenti a Foggia. Sia pure controvoglia, Aldo accetta l’incarico, sicuro di potersela sbrigare in breve tempo. Ma le cose andranno diversamente…

All’inizio Aldo è un uomo di età matura e sicuro di poter gestire i propri programmi e il proprio tempo: ha un programma stabilito, che ha come obiettivo il provino da fare per avere la parte in quello che sarà finalmente il suo primo film, e pensa solo a questa grande opportunità. Non immagina che quel viaggio gli riserverà molte novità e molte sorprese. Sempre partendo da Adele: lui adesso ha capito che quella ragazza è sua figlia, e l’impegno preso prevede di farglielo sapere prima della fine del viaggio.

«Qualcosa arriva a disturbare i nostri piani, qualcosa di inatteso e di imprevisto, ci obbliga a cambiare i programmi, e questo qualcosa disturba la nostra giornata programmata per essere bella, serena, tranquilla». Così precisa Alessandro Capitani, il regista esordiente e autore, insieme a Nicola Guaglianone, del copione che ha messo al centro nel ruolo di Adele, una ragazza affetta da turbe psichiche. Adele è libera selvaggia, indossa solo un pigiama rosa con le orecchie da coniglio, non si separa mai da un gatto immaginario (la gabbietta che si porta dietro è vuota) e colora il suo mondo di post–it attraverso i quali definisce il mondo che la circonda.

Diplomatosi presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma nel 2009, Capitani ha diretto alcuni cortometraggi che gli hanno guadagnato molta attenzione fino a vincere una borsa di studio presso gli Universal Studios di Hollywood. Mettere insieme il pacchetto produttivo che ha permesso di avviare le riprese ha portato via quattro anni, tra soste, ripensamenti, indecisioni, e il coraggio di non mollare. Fare cinema può essere un atto di fuggente ispirazione oppure la conclusione di una riflessione ampia e piena di sorprese. Così affrontare una storia che parte avendo davanti due personaggi del tutto estranei e differenti come Aldo e Adele può sfociare in un arricchimento imprevisto ed emozionante.

È una bella storia, quella di In viaggio con Adele, perché i protagonisti non hanno timore di mettere a nudo se stessi, con i difetti, le carenze, la mancanze che li segnano, vivono i rispettivi difetti come una ricchezza, e quello che sembra una debolezza diventa un punto di forza. L’abbraccio finale non è una chiusura d’occasione ma suggella una fiducia ritrovata tra i due.

 

23 ottobre 2018