Inaugurato al Regina Apostolorum il diploma in Donna e Chiesa

Il vescovo Ruzza: «Oggi più che mai la delicata questione femminile necessita di una riflessione adeguata». Coinvolti 46 docenti di 12 università romane

Promuovere il ruolo della donna nella società e nella Chiesa, riconoscendone il fondamentale contributo. Questi gli obiettivi che monsignor Gianrico Ruzza, vescovo ausiliare per il Settore sud, ha evidenziato nella sua lectio inauguralis, tenuta questa mattina, 23 settembre, all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, per dare l’avvio al Diploma in Donna e Chiesa. Promosso dall’Istituto di Studi superiori sulla Donna, che afferisce all’ateneo nel quartiere Aurelio, il percorso formativo «vuole essere un laboratorio di idee dal carattere interdisciplinare e interculturale, segno di vera cattolicità», ha spiegato il rettore padre José Enrique Oyarzun, aprendo i lavori.

«Questa iniziativa è un’intuizione profetica – ha detto Ruzza – perché come Chiesa siamo chiamati a scrutare i segni dei tempi e oggi più che mai la questione delicata della figura della donna necessita di una riflessione adeguata». Due i nuclei attorno a cui il presule ha sviluppato il suo intervento: l’importanza «del rispetto dei diritti della donna» e la necessaria promozione «rispetto al suo contributo nella Chiesa e nella società». In particolare Ruzza ha sottolineato «l’intima carismaticità dell’essere femminile e la sua originalità e necessità per la Chiesa», alla luce del ruolo che «Dio stesso ha conferito alla donna affidandole l’essere umano; proprio per la consapevolezza di questo affidamento la donna è forte, in nome della dignità che il Padre le ha conferito». Negare o sminuire questo valore comporta «l’impoverimento della crescita umana ed equivale a non corrispondere al progetto della creazione». Da qui, l’importanza di «riflettere sulle conseguenze di tipo morale e antropologico rispetto al dono della femminilità che si realizza a pieno nel dialogo con l’alterità maschile», avendo come riferimento imprescindibile «il paradigma biblico, a partire dalla figura di Maria di Nazareth e guardando alla tenerezza di Dio che è padre e anche madre».

Riferendosi sia al Magistero di Papa Francesco – in particolare citando l’esortazione apostolica Amoris Laetitia – sia «alla ricchissima eredità sul tema della donna di Giovanni Paolo II, specie in merito al documento “Mulieris dignitatem“», Ruzza ha esortato i partecipanti al corso «ad assumere uno sguardo coraggioso, perché la dignità della donna è ancora oggi molto ferita, nella società ma anche all’interno della Chiesa»; non si tratta soltanto di «analizzare un fenomeno ma di rispondere ad un’esigenza che viene dal Vangelo, dall’annuncio stesso del Kerygma che si deve tradurre in un atteggiamento di riconoscimento di dignità per tutti». La Chiesa, ha concluso il presule, «deve contribuire a diffondere una cultura di rispetto e valorizzazione di ciascuno, attuando processi proficui, come questo corso di studi che è una minoranza creativa capace di essere lievito nella società odierna».

La mattinata di studi ha aperto la prima delle due settimane intensive del Diploma in Donna e Chiesa che vede impegnati studenti provenienti da 8 diversi Paesi, mentre i 46 docenti appartengono a 12 università, «per promuovere e mettere insieme in questo progetto tutte le risorse della Chiesa di Roma, con i differenti carismi», ha spiegato Marta Rodriguez, responsabile della sezione Donna del dicastero per i Laici, famiglia e vita e membro del direttivo scientifico. Da parte sua, Anita Cadavid, direttrice dall’Istituto di Studi superiori sulla Donna, ha auspicato che «ad illuminare il nostro lavoro sia davvero il riconoscimento dell’importanza del ruolo della donna alla luce dell’alleanza tra donna e uomo, per la valorizzazione di ognuno».

23 settembre 2019