Incubo sfratti, la Caritas lancia l’allarme

Gli interventi di vescovi ed esperti al webinar promosso alla vigilia della scadenza del blocco. «Avere una città da abitare»

Mancano solo 8 giorni e poi gli sfratti per morosità, bloccati per la pandemia, diventeranno esecutivi. Prima del Covid a Roma erano 4mila l’anno eseguiti con la forza pubblica. Cosa accadrà da giovedì prossimo? È una delle domande poste martedì 22 giugno durante il webinar “Diritto alla casa o diritto all’abitare?” organizzato nell’ambito del programma “Abitare con il cuore la città” e trasmesso in streaming sulla pagina Facebook della Caritas di Roma.

L’emergenza abitativa nella Capitale investe 56mila famiglie ma a far riflettere è il fatto che quest’ultima stima ufficiale risale al 2009. Dodici anni fa. «Ormai ci si è assuefatti al problema, è come se il dolore e il dramma silenzioso di chi non ha più la forza di gridare non ci riguardasse più», ha detto monsignor Benoni Ambarus, vescovo ausiliare della diocesi di Roma e direttore della Caritas diocesana. Se chi ha il potere decisionale vivesse una sola settimana il dramma di migliaia di famiglie «forse si troverebbero delle soluzioni».

Sottotitolo della tavola rotonda era “Abitare una casa per vivere la città” e a tal proposito il presule ha rimarcato che «non si vogliono tante scatole abitative perché la sfida più grossa è quello di avere una città da abitare». Caritas Roma sta lavorando a uno studio monografico con i numeri, la legislazione in materia, le proposte possibili. L’invito è «fare rete per dare risposte quanto prima a chi è diventato invisibile», ha concluso Ambarus.

Per monsignor Gianpiero Palmieri, vicegerente della diocesi, bisogna superare la logica del “noi” e del “voi” che si è imposta tra chi vive nelle case popolari e chi, nello stesso quartiere, vive in case di proprietà o in affitto. «È un segnale che indica un grido da ascoltare per trovare soluzioni», ha detto l’arcivescovo spiegando che lunedì scorso ha partecipato ad un incontro con le équipe pastorali delle parrocchie Santi Gioacchino e Anna, San Stanislao e San Giuseppe Moscati, a Osteria del Curato. Dalla mappatura territoriale è emerso come i residenti nelle case popolari avvertano una sorta di linea di demarcazione tra “noi” e “voi” appunto quando parlano dei problemi del quartiere. Compito delle comunità cristiane è quindi quello di «riconoscere la presenza e l’azione di Dio in chi continua a lottare, sperare, sognare e a darsi da fare per uscire dalla stagnazione della rassegnazione – ha aggiunto -. Siamo chiamati a partecipare al sogno collettivo di una città dal profilo diverso».

Tra chi tesse le trame per una città diversa ci sono i parrocchiani di Santi Martiri dell’Uganda a Tor Marancia guidati da don Luigi D’Errico. Nel territorio c’è lo stabile occupato di via del Caravaggio dove vivono 105 famiglie con 70 minori. «È una piccola città a favore della quale si è mobilitata tutta la prefettura – ha detto il sacerdote -. Bisogna coinvolgersi sempre più per conoscere le storie. La nostra è una piccola esperienza che forse si chiude con l’assegnazione di 90 alloggi, soprattutto da parte della Regione. Questo è positivo perché la situazione non viene più affrontata con i provvedimenti della Questura ma con la mediazione politica».

Per Paolo Rigucci, segretario generale Sicet Roma e Lazio, «bisogna incalzare la politica e il prossimo sindaco affinché si adottino politiche abitative assenti da 25 anni». Enrico Puccini, presidente dell’Osservatorio Casa Roma, ha spiegato che si può partire analizzando il fenomeno nel dettaglio per «trovare strategie e misurare l’efficacia delle politiche da adottare».

La proposta di Paolo Buzzetti, di Aspesi Roma, per riqualificare la città è quello di unire «gli investimenti dei privati interessati a rigenerare la Capitale con i fondi pubblici del recovery plan». Giuseppe De Marzo, di Libera, non ha nascosto «la grande preoccupazione per il futuro» accentuato dal fatto che «il diritto dell’abitare non trova spazio nel dibattito politico». Per dare un senso «al diritto all’abitare – ha osservato Fabrizio Nizi – Action ha provato a sperimentare forme che unissero il diritto al tetto con quello di usufruire di servizi minimi costruendo asili nido, spazi di studio, di incontro con il territorio e coworking».

23 giugno 2021