Kabul, attacco contro il reparto maternità dell’ospedale

La ferma condanna di Save the Children: atto «subdolo, vile e premeditato». Attacchi contro i civili anche in altre province; tra le vittime almeno 7 bambini

Nella mattina del 12 maggio un gruppo di uomini armati ha attaccato il grande ospedale di Dasht-e-Barchi, in un quartiere a ovest di Kabul, la Capitale afgana, aprendo il fuoco in tutti i reparti. Colpito in particolare il reparto maternità, gestito da Medici senza frontiere. Il bilancio delle vittime: 2 neonati e 15 persone, tra cui madri che avevano appena partorito e operatori sanitari. A dare la notizia, il portavoce del ministero dell’Interno Tareq Arian.

Immediata la ferma condanna di Save the Children, che parla di «brutale attacco». Neonati e donne in travaglio «sono stati uccisi a sangue freddo. È stato un attacco subdolo, vile e calcolato contro donne, bambini e operatori sanitari – dichiara il direttore per Save the Children in Afghanistan Timothy Bishop -. I nostri pensieri sono con le famiglie delle vittime. I primi momenti della vita di un neonato dovrebbero trascorrere tra le braccia di sua madre, non in un ospedale in fiamme con proiettili e bombe che piovono. Nessun bambino dovrebbe venire al mondo in questo modo e nessuna madre dovrebbe affrontare un evento così traumatico».

Forze speciali afgane salvano alcuni neonati dall'ospedale attaccato dai terroristi a Kabul, 12 maggio 2020La «malvagità» dell’attacco all’ospedale di Dasht-e-Barchi a Kabul è colpire «un luogo dove nascono i bambini, dove ogni giorno transitano per qualche ora le mamme solo per dare alla luce i propri figli», sottolineano da Medici senza frontiere, rendendo noto che l’ospedale colpito è «l’unica struttura per i parti di emergenza e con complicazioni in un quartiere con una popolazione di oltre un milione di persone. Gestiamo le sale travaglio e le sale parto, una sala operatoria, una sala risveglio, un reparto di maternità e un’unità neonatale». Alcuni dei feriti sono stati trasportati all’ospedale di Emergency «Siamo a fianco dei nostri colleghi dell’ospedale di Msf, oggi vittime di un attacco violento a un luogo dove le donne possono partorire in sicurezza», dichiara Marco Puntin, program coordinator di Emergency. «C’è stata una esplosione all’entrata e uomini armati hanno fatto irruzione nell’ospedale – racconta -. La violenza ti circonda, in Afghanistan. Questa è una realtà che non possiamo raccontare diversamente».

Anche Bishop riferisce di «48 ore devastanti per i bambini dell’Afghanistan. Oltre al tragico episodio di Kabul, almeno sette bambini sono stati uccisi in attacchi separati nelle province di Logar, Farah e Paktika. Questi molteplici attacchi ai civili hanno visto una ripresa dell’offensiva contro gruppi armati – prosegue -. In un momento in cui il mondo deve restare unito per combattere l’epidemia di Covid-19, esortiamo tutte le parti in conflitto in Afghanistan a fermare i combattimenti in questo momento e a fare tutto il possibile per proteggere i bambini. Esortiamo inoltre la comunità internazionale ad aiutare gli afgani a raggiungere un cessate il fuoco duraturo». Il direttore di Save the Children in Afghanistan evidenzia, ancora, che «gli attacchi deliberati contro civili, ospedali e scuole sono indiscutibili crimini di guerra ai sensi del diritto internazionale. Gli autori – conclude – devono essere chiamati a risponderne».

14 maggio 2020