Kaurismaki e le vite fragili degli ultimi
In “Foglie al vento”, nelle sale dal 21 dicembre, il racconto poetico e malinconico di una umanità che vive di poco e di poco si accontenta, nell’ombra forse ma non rassegnata
Helsinki, oggi. Si incontrano per caso di notte in un bar della capitale. Holappa (Lui) e Ansa (Lei) sono un uomo e una donna accomunati dalla solitudine. Due vite fragili che provano a parlarsi… Si potrebbe chiudere con queste righe smilze ed essenziali il racconto di Foglie al vento, diretto dal regista finlandese Aki Kaurismaki in sala dal 21 dicembre scorso. Si può aggiungere che Holappa è un operaio edile incapace di mantenere il proprio posto di lavoro perché alcolizzato, e che Ansa lavora in un supermercato da dove viene licenziata perché colta a “rubare” cibo scaduto, quello destinato a essere ritirato e distrutto.
Per dire qualcosa sul come prosegue il racconto, bisognerebbe fare ricorso a quel cinema degli anni ’50 che aveva come maestro Ingmar Bergman (non a caso svedese) e molto spesso azzerava il dialogo nei film a favore delle immagini. La comune matrice scandinava non è certo casuale: come in Bergman, anche in Kaurismaki la parola arriva a interrompere (quasi a disturbare) la presenza del silenzio. Holappa e Ansa si guardano, provano a conoscersi meglio ma succede sempre qualcosa che impedisce l’incontro. Che spesso fallisce per pochi secondi fino al colpo di scena finale che non anticipiamo.
Foglie al vento è certamente all’opposto di quel cinema di intrattenimento di solito dominante in tante parti del mondo. Certo Kaurismaki, nato il 4 aprile 1957 in Finlandia in una località che fin dal nome, Orimattila, preannuncia uno scenario da favola, ha diretto dagli anni ’80 diciotto film che hanno segnato il percorso doloroso e puntuale della vita nazionale. Helsinki, la Capitale dove soprattutto si svolgono le storie, è luogo livido, freddo, portato a creare più distanza che vicinanza.
In questo scenario si muovono Holappa e Ansa, che vivono tra container trasformati in abitazioni e zone che rimandano a luoghi troppo improbabili per la loro lontananza (California…). Questi protagonisti vivono con dignità le proprie carenze comunicative, trovano nella sala cinematografica il luogo per restare a contatto con l’esterno, mentre la radio comunica i bombardamenti russi sull’Ucraina: non urlano, non sbraitano, non protestano, lo scenario intorno congela le loro reazioni ma non rende arido il loro cuore.
Kaurismaki è fatto così: molti suoi film sono il riflesso di sensazioni ed emozioni difficili da esplicare ma di implacabile severità. Da ricordare Nuvole in viaggio (1996), Le luci della sera (2006), Miracolo a Le Havre (2011), L’altro volto della speranza (2017). Sorretto da due interpreti poco noti ma di grande efficacia, Foglie al vento è il racconto poetico e malinconico di una umanità che vive di poco e di poco si accontenta, nell’ombra forse ma non rassegnata. Che consente agli ultimi di rialzare la testa, di dire “ci siamo anche noi”, come sotto altre latitudini europee hanno fatto, e fanno, Ken Loach, i fratelli Dardenne, Robert Guediguian.
9 gennaio 2024

