La battaglia dell’Aifo: “#SconfiggiamoLaLebbra”

Il 27 gennaio la 66ª Giornata mondiale per i malati di lebbra promossa dall’Associazione italiana amici di Raoul Follereau. I banchetti con il “Miele della solidarietà” e il gemellaggio della sezione romana con la Guinea Bissau

“#SconfiggiamoLaLebbra” è il titolo della 66ª Giornata mondiale per i malati di lebbra, in programma per domenica 27 gennaio. La giornata è a cura dell’Aifo, Associazione italiana amici di Raoul Follereau, organizzazione non governativa di cooperazione internazionale e partner ufficiale dell’Oms, Organizzazione mondiale della sanità, che dal 1961 è impegnata nella lotta contro la malattia. Nella Giornata mondiale per i malati di lebbra , migliaia di volontari saranno presenti nelle piazze e nelle parrocchie di tutta Italia e Europa per offrire “Il miele della solidarietà”. A Roma, coinvolte scuole, parrocchie e anche l’ospedale Sandro Pertini. Il ricavato servirà per finanziare i progetti Aifo nel contrasto di quello che ancora oggi rappresenta un importante problema sanitario a livello mondiale. Basti pensare che, pur essendo disponibile dal 1981 una terapia efficace, ogni anno oltre 210mila persone si ammalano. Le cause principali continuano a essere l’assenza di servizi sanitari, d’igiene e di alimentazione, per questo le zone più colpite sono quei Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina in cui le precarie condizioni socio-economiche ne favoriscono la trasmissione.

Se non adeguatamente trattata, la lebbra può provocare disabilità permanenti: il batterio che la causa (Mycobacterium Leprae) colpisce i nervi periferici degli arti superiori, inferiori e dell’apparato oculare. Servono dunque diagnosi precoci e trattamenti tempestivi, affiancati ad un’attenta attività di promozione delle persone già colpite irreversibilmente: secondo una stima dell’Oms, sono attualmente oltre tre milioni nel mondo e richiedono cure quotidiane. Nel 93% dei casi, la malattia scompare completamente e non è più contagiosa, ma i segni che lascia costringono la persona guarita a confrontarsi con lo stigma e l’isolamento. Proprio per questo l’Aifo opera non solo per curare i malati ma anche per la riabilitazione delle persone rimaste disabili in seguito alla malattia e per il loro reinserimento lavorativo e sociale. Negli ultimi 36 anni sono state curate circa 15 milioni di persone, grazie anche all’aiuto di Aifo che, con i suoi 84 progetti in 25 Paesi del mondo, si adopera, in collaborazione con referenti locali, per promuovere non solo l’ambito sanitario ma anche culturale ed economico.

«Non agiamo nell’ottica dell’assistenzialismo ma della promozione del territorio e di un aiuto ad ampio raggio», sottolinea Libero Ponticelli, presidente di Aifo Latina e membro del Cda nazionale dell’associazione. «È il caso ad esempio del gemellaggio dei gruppi Aifo Roma con la Guinea Bissau, o del “Progetto Nampula”, città del Mozambico “adottata” da 8 anni dalla diocesi di Latina». Qui, accanto al centro diagnostico è presente la “Casa delle studentesse”, «in cui accogliamo e permettiamo alle donne del luogo di studiare perché diventino esse stesse medici, ginecologhe, ostetriche per il loro territorio». Un’intensa attività viene portata avanti inoltre, in Italia, nelle scuole elementari e medie, col “Progetto Ponte: dall’assistenzialismo alla cooperazione”, grazie al quale missionari laici e religiosi portano la loro testimonianza di collaborazione nei Paesi più poveri, nell’ottica di una maggiore sensibilità e inclusione degli “ultimi”, contro ogni forma di discriminazione.

Per informazioni sui banchetti dove trovare “Il miele della solidarietà”, sulla campagna per il World Leprosy Day e sulle iniziative Aifo: www.aifo.it.

25 gennaio 2019