La Catechesi del Buon Pastore e le «domande grandi dei bambini»

L’incontro organizzato dall’Ufficio catechistico diocesano nei 70 anni dall’avvio del metodo ideato da Sofia Cavalletti. Salera: «Dono per la diocesi e per i suoi catechisti»

Il giallo dei disegni dei bambini, quello con cui colorano la luce dello Spirito Santo ma anche il manto delle pecore che il Buon Pastore chiama per nome. È ben più di una sfumatura cromatica la consegna lasciata dal vescovo ausiliare Daniele Salera, delegato per l’ambito della Formazione cristiana, ai catechisti della diocesi che sabato mattina, 27 aprile, alla Pontificia Università Salesiana hanno preso parte all’incontro organizzato dall’Ufficio catechistico diocesano in occasione dei 70 anni dall’avvio della Catechesi del Buon Pastore a Roma.

«Non volevamo far passare questo speciale anniversario senza farne un dono per la nostra diocesi e i suoi catechisti – ha detto Salera aprendo i lavori -, conoscendone più a fondo le intuizioni, il metodo e la ricchezza e cogliendo degli spunti utili per scardinare alcuni preconcetti relativi alla catechesi per e con i bambini». Il primo stereotipo che il metodo ideato nel 1954 da Sofia Cavalletti – e basato sui principi montessoriani – fa cadere è, per il presule, che «sia il catechista, avendo vissuto un’esperienza di fede, a donarla a sua volta al bambino». «Cavalletti riscontra una connaturalità rispetto alla fede nei più piccoli e descrive la sussistenza di un rapporto e di un legame con Dio» per cui «all’adulto non è chiesto di offrire qualcosa al bambino, perché già lui la possiede».

Ancora, il vescovo ha osservato come Cavalletti, sulla scorta delle intuizioni di Montessori, «riconosce il bisogno di Dio del bambino già prima dei 7/8 anni, quando cioè vi è in lui lo sviluppo della dimensione morale», perché «il rapporto del bambino con Dio è precedente la moralità» e questo equivale anche a «riconoscere che in lui ci sono delle domande grandi da accompagnare», non «preoccupandosi soltanto di strutturare una catechesi avvincente sul piano dei contenuti e della relazione» bensì andando a cogliere «l’essenziale della fede» perché «Dio è semplice». Allora, ha concluso Salera, seguendo le intuizioni della Catechesi del Buon Pastore, non è «solo l’esperienza, che rischia di rimanere fine a sé stessa, ad attivare la fede nei bambini ma l’esigenza, cioè il loro bisogno di Dio, che va riconosciuta prima della necessità di far fare un’esperienza».

A presentare la storia ma soprattutto il metodo e i materiali che fondano questa catechesi è stata Francesca Cocchini, formatrice del Buon Pastore e docente di Storia del cristianesimo alla Sapienza, che ha illustrato come tale approccio – rimasto per un ventennio limitato a Roma, alla stessa abitazione di Cavalletti e a poche parrocchie ma oggi diffuso nei 5 continenti – consente «già a partire dai 2 o 3 anni di età di accedere direttamente alle fonti specifiche della tradizione religiosa ebraico-cristiana: la Bibbia e la liturgia», sottolineando come «il bambino non si diverte con la Parola di Dio ma ha piuttosto la capacità di entravi dentro laddove gli venga offerta in tutta la sua ricchezza». Ancora, l’esperta ha evidenziato come i bambini sappiano «cogliere degli aspetti fondanti delle parabole che vengono loro presentate» avviando poi un processo di «meditazione e contemplazione durante la realizzazione del disegno», che diventa manifestazione della loro comprensione profonda.

Sono stati quindi gli stessi fruitori di questa esperienza formativa a condividere il ricordo «di entrare in un ambiente dove Dio ti viene offerto e presentato come se fosse la ginnastica per l’anima che affianca quella per il corpo», ha detto Massimo Lugli, uno dei bambini che ha sperimentato la catechesi del Buon Pastore con Sofia Cavalletti. Anche Michela, che ha vissuto questo percorso a Nostra Signora di Lourdes, nel quartiere Ardeatino, e che oggi è catechista, ha riferito di non ricordare molto «dei materiali utilizzati» mentre è nitido il ricordo del «senso di familiarità e di gioia» per la «scoperta, o la riscoperta, di un sapere antico: Gesù mi ama, mi cerca e mi chiama per nome e lo farà sempre».

Affidate a don Andrea Cavallini, direttore dell’Ufficio catechistico del Vicariato, le conclusioni. Osservando come «la catechesi per l’iniziazione cristiana è il fulcro delle parrocchie romane», il sacerdote ha riconosciuto nella Catechesi del Buon Pastore «un tesoro e un dono per la Chiesa» che pone in luce come «i tempi della relazione sono centrali» così come importante è «l’osservazione del bambino, il protagonista dell’educazione al rapporto con Cristo».

29 aprile 2024