La Chiesa e l’urgenza di «una comunicazione che accenda i cuori»

Il messaggio del Papa per la 57ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: l’invito a «non temere di proclamare la verità anche scomoda, ma di farlo senza carità»

“Parlare col cuore. «Secondo verità nella carità» (Ef 4,15)”. Questo il tema del messaggio del Papa per la 57ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, diffuso come di consueto oggi, 24 gennaio, nella festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. «È il cuore che ci ha mosso ad andare, vedere e ascoltare – scrive Francesco, riferito ai messaggi degli anni precedenti – ed è il cuore che ci muove a una comunicazione aperta e accogliente. Dopo esserci allenati nell’ascolto, che richiede attesa e pazienza, nonché la rinuncia ad affermare in modo pregiudiziale il nostro punto di vista, possiamo entrare nella dinamica del dialogo e della condivisione, che è appunto quella del comunicare cordialmente».

Non ha dubbi, il pontefice: «Non dobbiamo temere di proclamare la verità, anche se a volte scomoda, ma di farlo senza carità, senza cuore». Quindi il richiamo ad avere «un cuore che con il suo palpito rivela la verità del nostro essere e che per questo va ascoltato. Questo porta chi ascolta a sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda, al punto da arrivare a sentire nel proprio cuore anche il palpito dell’altro. Allora può avvenire il miracolo dell’incontro». E ancora, «per poter comunicare secondo verità nella carità occorre purificare il proprio cuore. Solo ascoltando e parlando con il cuore puro possiamo vedere oltre l’apparenza e superare il rumore indistinto che, anche nel campo dell’informazione, non ci aiuta a discernere nella complessità del mondo in cui viviamo».

Si tratta, insomma, di «comunicare cordialmente», in modo che «chi ci legge o ci ascolta viene portato a cogliere la nostra partecipazione alle gioie e alle paure, alle speranze e alle sofferenze delle donne e degli uomini del nostro tempo». Un impegno che, «in un periodo storico segnato da polarizzazioni e contrapposizioni, da cui purtroppo anche la comunità ecclesiale non è immune» non riguarda solo gli operatori dell’informazione ma «è responsabilità di ciascuno. Tutti – sono le parole di Bergoglio – siamo chiamati a cercare e a dire la verità e a farlo con carità».  Esortando a «custodire la lingua dal male», il Santo Padre ribadisce come «a volte il parlare amabile apre una breccia perfino nei cuori più induriti. Ne facciamo esperienza nella convivenza civica dove la gentilezza è un vero e proprio antidoto alla crudeltà, che purtroppo può avvelenare i cuori e intossicare le relazioni. Ne abbiamo bisogno nell’ambito dei media, perché la comunicazione non fomenti un livore che esaspera, genera rabbia e porta allo scontro, ma aiuti le persone a riflettere pacatamente, a decifrare, con spirito critico e sempre rispettoso, la realtà in cui vivono».

La comunicazione dunque non deve «mai ridursi a un artificio» ma deve essere «il riflesso dell’animo, la superficie visibile di un nucleo d’amore invisibile agli occhi». E come modello di questo “parlare con il cuore” il pontefice indica proprio san Francesco di Sales. «È a partire da questo “criterio dell’amore” che, attraverso i suoi scritti e la sua testimonianza di vita, il santo vescovo di Ginevra ci ricorda che “siamo ciò che comunichiamo”. Lezione oggi controcorrente in un tempo nel quale, come sperimentiamo in particolare nei social network, la comunicazione viene sovente strumentalizzata affinché il mondo ci veda come noi desidereremmo essere e non per quello che siamo», osserva. Quindi, un augurio: «Gli operatori della comunicazione possano sentirsi ispirati da questo santo della tenerezza, ricercando e raccontando la verità con coraggio e libertà, ma respingendo la tentazione di usare espressioni eclatanti e aggressive».

Nell’analisi di Francesco, «da un ascolto senza pregiudizi, attento e disponibile, nasce un parlare secondo lo stile di Dio, nutrito di vicinanza, compassione e tenerezza. Abbiamo un urgente bisogno nella Chiesa di una comunicazione che accenda i cuori – aggiunge -, che sia balsamo sulle ferite e faccia luce sul cammino dei fratelli e delle sorelle». Una comunicazione ecclesiale «che sappia lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, gentile e al contempo profetica, che sappia trovare nuove forme e modalità per il meraviglioso annuncio che è chiamata a portare nel terzo millennio». E ancora: «Una comunicazione che metta al centro la relazione con Dio e con il prossimo, specialmente il più bisognoso, e che sappia accendere il fuoco della fede piuttosto che preservare le ceneri di un’identità autoreferenziale. Una comunicazione le cui basi siano l’umiltà nell’ascoltare e la parresia nel parlare, che non separi mai la verità dalla carità».

Questo “parlare con il cuore”, rileva ancora il Papa, «è oggi quanto mai necessario per promuovere una cultura di pace laddove c’è la guerra; per aprire sentieri che permettano il dialogo e la riconciliazione laddove imperversano l’odio e l’inimicizia. Nel drammatico contesto di conflitto globale che stiamo vivendo è urgente affermare una comunicazione non ostile». Sollecita quindi «comunicatori disponibili a dialogare, coinvolti nel favorire un disarmo integrale e impegnati a smontare la psicosi bellica che si annida nei nostri cuori». Non arroccati ma «audaci e creativi, pronti a rischiare per trovare un terreno comune dove incontrarsi». Come 60 anni fa, prosegue Francesco, «anche ora viviamo un’ora buia nella quale l’umanità teme un’escalation bellica che va frenata quanto prima anche a livello comunicativo. Si rimane atterriti nell’ascoltare con quanta facilità vengono pronunciate parole che invocano la distruzione di popoli e territori. Parole che purtroppo si tramutano spesso in azioni belliche di efferata violenza. Ecco perché va rifiutata – rimarca – ogni retorica bellicistica, così come ogni forma propagandistica che manipola la verità, deturpandola per finalità ideologiche. Va invece promossa, a tutti i livelli, una comunicazione che aiuti a creare le condizioni per risolvere le controversie tra i popoli». Da cristiani, conclude, «sappiamo che è proprio grazie alla conversione del cuore che si decide il destino della pace, poiché il virus della guerra proviene dall’interno del cuore umano».

24 gennaio 2023