La fede dei nonni, «un pane da condividere»

Giornata mondiale: la celebrazione presieduta dal vescovo Gervasi a San Gioacchino in Prati. Il monito: «Oggi chi non produce è considerato un peso e uno scarto»

Alla luce del Vangelo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, la parola chiave che ha caratterizzato la celebrazione in occasione della IV Giornata mondiale dei nonni e degli anziani è stata “condivisione”. Presiedendo infatti la Messa delle 11 nella chiesa di San Gioacchino in Prati – intitolata proprio al nonno materno di Gesù – il vescovo Dario Gervasi, delegato diocesano per l’ambito della Cura delle età e della vita, ha sottolineato nella sua omelia come «è proprio dai nonni che si impara la bellezza del condividere e non solo le cose materiali» laddove «un sorriso di un nonno e di una nonna al nipote è un pane che si moltiplica» e lo stesso vale per «un incoraggiamento, un insegnamento, un racconto di altri tempi».

Se «tutti abbiamo qualcosa da condividere», ha continuato il presule, particolarmente importante è «soprattutto la vostra fede, cari nonne e care nonne», perché rappresenta «in questo mondo di oggi un pane da condividere» con i tanti che sono «affamati e assetati della Parola della fede, la Parola di Dio che voi conoscete e amate, con la quale siete cresciuti». Per Gervasi i nonni portano avanti l’esempio e il modello rappresentato nel Vangelo da «quel giovane che ha fatto una cosa semplice ma importante: non pensare solo a se stesso» ma dare quello che aveva, anche a costo di rimanere senza nulla.

Richiamando in particolare le parole del Papa «che parla della nostra cultura come quella che molto spesso dal noi passa all’io», il vescovo ha evidenziato come il ragazzo dei cinque pani e dei due pesci donati «si è fidato e ha condiviso e il suo poco è diventato tanto per tanti». Alla base di questo dono e di questo mettere tutto a disposizione degli altri e per gli altri c’è per Gervasi la risposta ad «una domanda rivolta anche a noi da Gesù oggi: “Ti fidi di me? Ti fidi della Parola che ho annunciato?”», una domanda che «risuona in una società dove tutto viene calcolato, dove sembra che contino solo le proprie forze e in cui chi non produce è considerato un peso e uno scarto».

Il Vangelo dunque interroga ciascuno e «noi vogliamo ridire il nostro sì – ha incoraggiato ancora il vescovo -, certi che la vita non si basa solo su logiche e calcoli umani» e perché «crediamo fermamente che Gesù continua a moltiplicare il suo pane di vita», ricordando che «il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci è un’anticipazione dell’Eucaristia, segno che il Signore non si dimentica di noi».

Numerosi gli anziani e i nonni che hanno preso parte alla celebrazione dedicata, promossa dall’Ufficio diocesano per la pastorale degli anziani e dei malati e dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, con la collaborazione della Fondazione “Età grande”, del programma “Viva gli Anziani” della Comunità di Sant’Egidio e della società “Gemelli Medical Center”. Tra loro, anche alcuni malati cronici con i propri nipoti accompagnati da Edith Aldama, collaboratrice dell’Ufficio per la pastorale degli anziani e dei malati, che ha spiegato come «gli anziani con malattie croniche soffrono di una “doppia invisibilità” in una società dove si parla solo di efficienza» e che «la malattia purtroppo spesso comporta profonda solitudine e si rischia di sentirsi esclusi dalla società». Da qui l’importanza di «prendere parte a momenti dedicati come questa celebrazione – ha aggiunto – perché anzianità e malattia non devono essere causa di esclusione» laddove i più anziani e i malati «sono, al contrario, ricchezza e insegnamento».

29 luglio 2024