La liturgia di Francesco con il clero romano

La celebrazione, primo segno del cammino sulla riconciliazione che vedrà impegnate parrocchie ed altre realtà ecclesiali. Il cammino delle stazioni quaresimali

«Non ci dobbiamo mai stancare di essere ambasciatori di riconciliazione», scrive il cardinale vicario Angelo De Donatis ai sacerdoti e ai diaconi della diocesi di Roma. Tanto più in questo «tempo di Quaresima in cui ci dedicheremo in modo intenso alla diaconia della riconciliazione». L’appuntamento principale per il clero diocesano è quello consueto della liturgia penitenziale attorno al vescovo, Papa Francesco, giovedì 7 marzo dalle 9.30 nella basilica di San Giovanni in Laterano. L’invito a partecipare arriva dal cardinale con una lettera in cui definisce la liturgia «un’esperienza forte di comunione presbiterale. Ci doniamo il perdono di Dio, e il frutto che raccogliamo è uno sguardo nuovo che ci scambiamo tra noi». Dopo una meditazione del cardinale vicario Angelo De Donatis, i sacerdoti si confesseranno; anche il Santo Padre ascolterà alcune confessioni e concluderà la celebrazione. Al termine offrirà in dono un sussidio per le seconde letture dell’Ufficio delle Letture di Quaresima.

La liturgia di giovedì 7 sarà il primo segno del cammino sulla riconciliazione che vedrà impegnata la diocesi in Quaresima. Due le iniziative proposte alle parrocchie e alle altre realtà ecclesiali: gli esercizi spirituali e una liturgia penitenziale parrocchiale e di prefettura. «Ci metteremo davanti al brano di Esodo 32, l’episodio del vitello d’oro – scrive De Donatis -: ciò che rende particolarmente insidioso questo peccato non è che Israele si sia volto verso un altro dio ma che abbia ridotto Jhwh a una statua muta. Anche nelle nostre comunità, divenute a volte chiuse e litigiose, si corre il rischio che Dio venga onorato e adorato ma fondamentalmente “messo a tacere”».

In tutte le comunità il tempo di Quaresima sarà aperto con le celebrazioni del Mercoledì delle Ceneri. Il Papa presiederà in quel giorno una celebrazione nella forma delle «stazioni» romane. Alle 16.30, nella chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino, inizierà la liturgia «stazionale» cui farà seguito la processione penitenziale verso la basilica di Santa Sabina. Vi prenderanno parte cardinali, vescovi, i monaci benedettini di Sant’Anselmo, i padri domenicani di Santa Sabina e alcuni fedeli. Proprio a Santa Sabina avrà luogo la Messa con il rito di benedizione e di imposizione delle ceneri.

L’antico rito delle “stationes” – che indicano il fermarsi, “sostare”, prima di intraprendere il pellegrinaggio quotidiano, in atteggiamento di lode e preghiera – continuerà poi nelle diverse chiese del centro storico nelle quali sono custodite le memorie dei martiri: qui verrà celebrata la Messa, preceduta da una processione durante la quale vengono cantate le litanie dei santi. «Anche in questo 2019 la nostra Chiesa locale si mette in cammino durante il tempo penitenziale della Quaresima – riflette il vescovo ausiliare del settore Centro Gianrico Ruzza, segretario generale del Vicariato -. Celebriamo con animo lieto la tradizione delle stazioni quaresimali che ci uniscono, nella memoria liturgica e spirituale, alla Chiesa diocesana nascente che fin dai primi secoli della sua vita ha voluto sottolineare l’importanza del tempo liturgico preparatorio alla Pasqua, che ci introduce nel Mistero della Vita nuova donata dal Risorto».

Per padre Giuseppe Midili, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano, «il percorso delle stazioni quaresimali a Roma esprime il desiderio, la vocazione e la necessità di essere pellegrini nella città in cui si vive. È un itinerario penitenziale che ci aiuta a riscoprire la prospettiva di santità a cui siamo chiamati – spiega -. Sostiamo sui luoghi in cui i martiri hanno dato la vita, per riscoprire il senso della nostra esistenza. Percorriamo le vie della città di Roma e di ogni città, e riscopriamo che le strade in cui si svolge la nostra vita quotidiana sono state abitate da santi, da martiri: da testimoni». Forte il legame con il digiuno pubblico e la preghiera penitenziale «che hanno caratterizzato fin dai primi secoli i 40 giorni della Quaresima nella Chiesa romana».

Lo stesso termine “stazione” desunto dal linguaggio militare romano, indicava il “montare di guardia”; «la Chiesa- spiegano ancora dall’Ufficio liturgico – lo ha adottato in senso spirituale per esprimere il dovere dei cristiani di dedicarsi con vigilanza e con impegno alla conversione e all’orazione. Gradualmente a Roma la “stazione” diventò il termine tecnico per designare l’assemblea eucaristica presieduta dal suo vescovo, il Papa». Una celebrazione che di solito si svolgeva secondo questo schema: verso le tre del pomeriggio, il popolo accorreva insieme con il clero in una chiesa stabilita come luogo di raduno e che veniva chiamata perciò “collecta”. Di qui i fedeli, con a capo il Papa, circondato dai presbiteri e dal clero, si dirigevano processionalmente verso la chiesa stazionale; il Papa concelebrava con i presbiteri, comunicava i fedeli e concludeva la celebrazione, quando il sole volgeva al tramonto.

5 marzo 2019