La Marcia non violenta arrivata in Ucraina, dove si brucia il grano

Il messaggio dell’arcivescovo Shevchuk sui bombardamenti su silos e coltivazioni. Nella festa di san Benedetto, l’iniziativa di Mean. Il portavoce Moretti: «Accoglienza bellissima»

«Chi fa bruciare il grano, avrà la punizione divina». Nel videomessaggio registrato e diffuso ieri, 10 luglio, l’arcivescovo maggiore di Kiev Sviatoslav Shevchuk ricorda il «proverbio ucraino del popolo coltivatore» per commentare l’ennesimo orrore della guerra in Ucraina: i bombardamenti e gli incendi di solos e coltivazioni di grano. «L’Ucraina resiste. L’Ucraina combatte – afferma -. Persino quando il nemico cerca di rubare il possibile. In questi giorni vediamo bruciare i campi di frumento ucraini che il nemico ha volutamente incendiato».

Il presule ricorda che «il nostro popolo ormai da 137 giorni resiste all’invasione russa di larga scala, si oppone a questo enorme esercito che con la sua avanzata omicida distrugge tutto nella nostra cara madrepatria. Questa notte – aggiunge – per la nostra terra è stata di nuovo una notte di sangue e di lacrime. Secondo quello che sentiamo, il nemico di notte ha attaccato con i missili i quartieri residenziali delle grandi città, proprio per far cadere nelle braccia della morte le persone che dormivano, pacifiche, nelle loro case». I missili, riferisce, si sono abbattuti su Kharkiv, Mykolaiv, Kryvyj Rih. «Ma la vera tragedia si sta compiendo nella cittadina di Chasiv Yar, nella regione di Donetsk, dove un missile russo ha distrutto un condominio a più piani, e decine di persone adesso si trovano sotto le macerie. È in corso la lotta per le loro vite».

In questa situazione, è arrivato ieri, 10 luglio, a Kiev il corteo degli attivisti italiani di Mean (Movimento europeo di azione non violenta, che raccoglie 35 organizzazioni), che questa mattina, nella festa di san Benedetto patrono d’Europa – e anniversario dell’inizio della strage di Srebrenica, il peggiore massacro avvenuto in territorio europeo dalla fine della seconda guerra mondiale -, ha dato vita a una Marcia non violenta nella Capitale ucraina. Proprio da qui ieri sera si sono collegati a 13 piazza italiane e una londinese, per condividere un lungo abbraccio di pace e far arrivare la solidarietà del popolo dell’Europa. In nome della nonviolenza attiva. Il portavoce di Mean Angelo Moretti ha parlato di «un’accoglienza bellissima». Quindi sui social ha spiegato: Abbiamo scelto di esserci, per non lasciare solo questo popolo o lasciarlo solo alle armi della resistenza. Non risolveremo nulla, ma avremo stretto un’amicizia e dall’amicizia e dalla fiducia reciproca possono nascere dialoghi inaspettati e soluzioni creative. Saremo accanto agli ucraini ed ai dissidenti russi, da oggi in poi, fino a forzare l’aurora e svegliare l’Europa, perché diventi leader dei negoziati, ora. Grideremo – ha aggiunto -perché l’Ue diventi una Samaritana capace di intervenire un’ora prima dell’aggressione, attraverso i Corpi civili di pace». E ancora: «Non possiamo fermare la guerra, ma possiamo far avanzare la pace».

Sull’iniziativa della Marcia non violenta è intervenuto, in un colloquio con l’agenzia Sir, anche il nunzio apostolico in Ucraina Visvaldas Kulbokas. «Sembra una iniziativa quasi impotente perché siamo tutti impotenti di fronte ad una guerra così – ha rilevato -. Però non possiamo stare con le mani in mano e le braccia conserte a osservare». Nelle parole del nunzio, «anche se ci sentiamo impotenti, abbiamo, da una parte Dio, se siamo credenti, e dall’altra parte abbiamo tutta quella attività civile e culturale per la non violenza che non interferisce minimamente in ciò che l’Ucraina, il popolo e il governo, considerano necessario fare per difendersi». Proprio per questo, «è un’iniziativa che si aggiunge e completa ogni sforzo per la pace».

Si tratta, insomma, di «non abbandonare la guerra ai politici e ai militari»: per Kulbokas, «ci deve essere uno sforzo enorme, ancora più grande di quello che si sta facendo adesso, per lavorare insieme perché tutta l’umanità sia unita, non soltanto per questa guerra in Ucraina ma per tutte le guerre in atto; perché in nessun momento le guerre scoppino e, quando ci sono, perché siano risolte il prima possibile». Guardando quindi ai bombardamenti in corso in questi giorni, con tante vittime anche tra i civili, ricorda: «A Dio tutto è possibile. E noi uomini, credenti e non credenti, dobbiamo fare la nostra parte e la nostra parte, se siamo credenti, è la preghiera, prima di tutto. Insieme, credenti e non credenti, possiamo sostenere l’azione non violenta, che non è né politica né militare. Ma agisce in un altro ambito, in un’altra dimensione». Agisce «sulle coscienze, nella sensibilizzazione delle persone, nell’incoraggiamento al dialogo».

Riguardo alla visita di Francesco in Ucraina, «non c’è nulla da aggiungere a ciò che l’arcivescovo Gallagher ha già detto anche chiaramente – ancora le parole del nunzio -. Bisognerà valutare soprattutto le condizioni di salute fisiche del Papa quindi sì, non si esclude ma il Santo Padre e la Santa Sede valuteranno quando è possibile. È un desiderio, ma per ora non sappiamo quando concretamente si potrà realizzare. Spero il più presto possibile. Personalmente lo spero».

11 luglio 2022