La Nuvola: 3.500 vaccinazioni al giorno, per vincere la guerra al Covid-19

Il centro congressi progettato da Fuksas trasformato in un grande open space con 50 postazioni vaccinali e oltre 140 tra medici, infermieri e personale amministrativo. Il dirigente medico Meli: «Alla ripresa delle somministrazioni di AstraZeneca mi aspettavo reticenza. Non è così»

Quando Fëdor Dostoevskij pubblicò “Delitto e castigo” nel 1866 non avrebbe mai immaginato che dopo oltre un secolo l’opera avrebbe ispirato il più grande centro di vaccinazioni anti Covid-19 in Italia e uno dei maggiori in Europa. Ma è proprio rileggendo la storia psicologica di Raskòlnikov, studente costretto a vivere in un abbaino, che l’amministratore delegato di Eur spa, Antonio Rosati, ha deciso di mettere a disposizione dei cittadini gli immensi spazi del Centro Congressi noto come La Nuvola, progettato dell’architetto Massimiliano Fuksas, visitato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 6 marzo scorso. Ottenuto il via libera dalla Regione Lazio, in pochissimi giorni sono stati allestiti 3.800 metri quadrati configurati per gestire 3.500 vaccinazioni giornaliere ma, all’occorrenza, «si è pronti a reggere fino a 4.300 vaccinazioni al giorno e se dovesse servire si potrebbero predisporre altri 3.500 metri quadrati», afferma Rosati.

Un immenso open space, insomma, attivo dal 24 febbraio, reso ancora più accogliente dalle note in sottofondo di “Music for Airports”, album del musicista inglese Brian Eno. Gestito dalla Asl Roma 2 e aperto al pubblico sette giorni su sette dalle 8 alle 20, in un mese al suo interno sono già state effettuate circa 39mila vaccinazioni, 2.479 solo nella giornata di ieri, 24 marzo. Espletate le vaccinazioni per il personale scolastico e universitario, docente e non, del Lazio, oggi l’hub, nel quale viene somministrato il farmaco di AstraZeneca, accoglie ultra 70enni. Al suo interno operano oltre 140 persone tra medici, infermieri, personale amministrativo, suddivisi in due turni.

Per accomodarsi in una delle 50 postazioni per ricevere il vaccino – tutte attive contemporaneamente – i pazienti attraversano un percorso suddiviso in sei step. Prima di accedere all’hub viene misurata la temperatura corporea. Si passa quindi nell’area accettazione dove chi si è prenotato attraverso il portale della Regione Lazio ritira il numero per il triage. È qui che il personale sanitario sottopone ogni persona a una sorta di questionario sulle eventuali patologie e allergie e, «mettendo insieme l’esperienza professionale e le indicazioni ministeriali, valuta se è il caso di indirizzare il paziente verso un vaccino diverso da AstraZeneca», spiega il dirigente medico Fabrizio Meli. Medico di base per oltre 40 anni, era andato in pensione poco prima della pandemia ma, «supportato anche dalla famiglia», ha deciso di dare la sua disponibilità perché «lavorare nell’hub vaccinale rappresenta il completamento della carriera». Meli si intrattiene qualche minuto con i più anziani, alcuni dei quali hanno perso il coniuge a causa del coronavirus «e più che del vaccino hanno bisogno di sfogarsi».

Dal triage si passa all’isola vaccinale, dove sono ordinatamente disposte 10 file con cinquanta poltroncine colorate. Quindi il trasferimento nella sala osservazione, dove chi ha effettuato il vaccino rimane per 15 minuti in via precauzionale. «Per ogni evenienza è sempre presente anche un medico anestesista e rianimatore», dice Meli, il quale evidenzia che alla ripresa delle somministrazioni di AstraZeneca – dopo la temporanea sospensione della scorsa settimana – si aspettava «reticenza da parte dei cittadini ma non è stato così. Significa che si è compreso che la guerra contro il coronavirus si vince solo con il vaccino». Luciana, 70 anni, ha appena ritirato il certificato vaccinale e non nasconde che «qualche timore c’è, è umano, ma non tanto da annullare la prenotazione. Il vaccino è un passo avanti importante per uscire da quest’incubo».

Uno dei campi di battaglia contro il coronavirus è rappresentato proprio da La Nuvola e per Rosati «è motivo di orgoglio sapere che la ripartenza passa anche da qui. In questa grande opera d’arte oggi sono stati coniugati il talento di Fuksas con quello del personale sanitario e degli ingegneri di Eur spa che hanno eseguito le operazione di logistica in tempi record. È il segnale che è possibile vincere la paura del virus in una struttura sicura, efficiente e bella. L’idea dell’open space anche nelle postazioni di somministrazione potrebbe essere un modello da brevettare perché infonde tranquillità ai pazienti». L’auspicio di Rosati è che la campagna vaccinale «sia a buon punto entro l’estate» anche perché l’hub dell’Eur dovrà chiudere i battenti «entro il 31 agosto. Bisognerà poi preparare il Centro Congressi per ospitare il G20 in calendario per ottobre».

Mentre centinaia di persone sono in fila in attesa di ricevere il vaccino, arriva la notizia che da venerdì 26 nel Lazio si effettueranno vaccinazioni anche di notte a partire dall’hub dell’aeroporto di Fiumicino. Tiziana, 72 anni, ne parla con Angela, un anno più grande, e per entrambe «si tratta di un’ottima notizia. Prima ci si vaccina tutti, prima finisce quest’incubo». Teresa, 71 anni, attende il suo turno «felice». Non vedeva l’ora che arrivasse questo giorno perché «si è protagonisti di qualcosa di importante: è come se stessimo contribuendo a scrivere la storia e a mettere la parola fine a un anno drammatico».

25 marzo 2021