«La pace è senza frontiere»

Papa Francesco manda il suo messaggio all’Incontro internazionale promosso dalla Comunità di Sant’Egidio nello “Spirito di Assisi”, a Madrid fino al 17 settembre

Si è aperto ieri pomeriggio, 15 settembre, a Madrid l’incontro internazionale “Pace senza confini”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con l’arcidiocesi locale. Un appuntamento convocato “nello spirito di Assisi” che ha visto convergere per una due giorni di confronto sui temi della pace, della tutela ambientale e dell’accoglienza dei poveri oltre 300 leader delle grandi religioni mondiali insieme a rappresentanti del mondo della cultura e delle istituzioni. Ad accoglierli, al Palacio Municipal de Congreso, il cardinale arcivescovo di Madrid Carlos Osoro Sierra e il ministra del governo spagnolo Margarita Robles. Con loro, alla cerimonia di apertura hanno preso la parola il presidente della Repubblica Centrafricana Faustin Archange Touadera,  il Rabbino Capo di Tel Aviv Meir Lau, il metropolita Hilarion del Patriarcato di Mosca e Mohammad Al-Mahrasawi, cancelliere dell’Università Al Azhar (Egitto).

A loro anzitutto è arrivato forte l’appello di Francesco. «Quello che stiamo vivendo – ha scritto nel messaggio – è un momento grave per il mondo. Tutti dobbiamo stringerci, vorrei dire con un solo cuore e una sola voce, per gridare che la pace è senza confini, senza frontiere. Un grido che sale dal nostro cuore. È lì, infatti, dai cuori, che bisogna sradicare le frontiere che dividono e contrappongono. Ed è nei cuori che vanno seminati i sentimenti di pace e di fraternità». Per il Papa, è «insensato», nella prospettiva del bene comune, «chiudere gli spazi, separare i popoli, anzi contrapporre gli uni agli altri, negare ospitalità a chi ne ha bisogno e alle loro famiglie. La casa comune – rileva – non sopporta muri che separano e, ancor meno, che contrappongono coloro che la abitano». Ha bisogno, al contrario, di «porte aperte che aiutino a comunicare, a incontrarsi, a cooperare per vivere assieme nella pace, rispettando le diversità e stringendo vincoli di responsabilità. La pace è come una casa dalle molte dimore che tutti siamo chiamati ad abitare. La pace è senza frontiere. Sempre, senza eccezioni».

A dare il benvenuto ai partecipanti a nome della Comunità di Sant’Egidio, il fondatore Andrea Riccardi, che ha portato l’attenzione sulla crisi migratoria che attraversa l’Europa. Porti chiusi, navi sequestrate, accessi negati: «Il problema non è l’esistenza dei confini ma come vivere le frontiere in un mondo, grande e talvolta terribile. Spesso confini respingenti o impregnati di odio fanno a pezzi il mondo, creano un insidioso clima conflittuale». Nelle parole dello storico, a 30 anni dalla caduta del muro di Berlino quello che più incute timore è «una ripresa di prospettive nazionali antagoniste o nazionaliste». Si tratta, per Riccardi, di «reazioni semplificate a una globalizzazione che appare minacciosa; semplificazione che sembra proteggere da problemi complessi. Non mi voglio abbandonare ad allarmismi ma non si può vivere l’oggi con le sue sfide complesse senza il respiro di un umanesimo planetario». Quindi la conclusione: «I confini esistono ma non possono diventare muri né disegnare il futuro. I credenti li superano con lo sguardo del cuore e con la parola del dialogo. Non bisogna essere rassegnati di fronte alla ragione pesante degli interessi di parte, come stanno diventando tanti grandi della terra. Spesso i poveri, nel loro bisogno, intuiscono la via. La via dello spirito apre strade, unisce, libera al dialogo. Ed è una vera forza».

Anche per Filippo Grandi, Alto commissario Onu per i rifugiati, «la risposta che diamo al fenomeno migratorio oggi è il barometro di una società sana e una società sana è quella che sa essere inclusiva. Attribuire uno stigma a chi fugge, oltre a essere moralmente sbagliato, non ci aiuta a risolvere il problema». L’intervento di Grandi è arrivato poco dopo l’ok del governo italiano allo sbarco a Lampedusa degli 82 migranti a bordo della Ocean Viking, con la disponibilità di Germania, Francia, Portogallo e Lussemburgo alla ridistribuzione dei migranti a cura della Commissione europea. «Spero che la facilità in cui sono avvenute le trattative sia il preambolo verso un meccanismo prevedibile di sbarchi – il commento dell’Alto commissario -. Lo dico per il bene di chi è sulle navi della speranza. Potremmo porre fine alla perdita di tempo del discutere su chi deve farsi carico di chi e passare alle questioni più serie, alle emergenze che circondano il fenomeno della migrazione». A cominciare dai 71 milioni di persone costrette a fuggire dalla loro terra. «Sono profughi, richiedenti asilo, sfollati interni. Fuggono da guerre e povertà».

L’incontro internazionale si conclude martedì 17 settembre con la preghiera per la pace, in luoghi diversi secondo le differenti tradizioni religiose – per i cristiani sarà preghiera ecumenica, nella cattedrale dell’Almudena -, alle 18; quindi la processione verso piazza dell’Almudena, dove alle 20 è in programma la cerimonia finale.

16 settembre 2019