L’addio al “medico dei poveri” ucciso dal Covid

Vito Vitale, 77 anni, ospitava tantissimi senza dimora nella sua casa vicino a piazza Bologna. Il ricordo degli “amici della strada” ai funerali

Ha dato una casa a chi non l’aveva. Per anni ha ospitato persone seguendo gli insegnamenti dei suoi genitori. È morto a Roma a 77 anni a causa del Covid il dottor Vito Vitale, chiamato “il medico dei poveri”,  che nella sua casa di viale Reggio Calabria, vicino a piazza Bologna, ha dato ospitalità e cibo a tantissimi senzatetto che passavano le nottate al freddo. Sabato 24 aprile, il giorno dei suoi funerali, la parrocchia di Sant’Ippolito era piena di amici e di persone riconoscenti. In particolare, tra i mazzi di fiori, ve n’era uno con la scritta “Gli amici della strada”.

Tra le testimonianze, una signora commossa ha raccontato come Vitale sia stato l’unico ad aver accolto suo figlio abbandonato da tutti. Ad essere presenti il giorno del funerale anche tante persone che per anni hanno ascoltato le sue catechesi, ed è stato proprio un sacerdote, don Paolo Iacovelli, parroco di Santa Bernadette Soubirous, che ha sottolineato: «È stato per me una guida e i suoi insegnamenti, insieme a quello di don Ettore Parretti, parroco di Sant’Ippolito dal 1985 al 2004, sono rimasti nel mio cuore». Don Paolo ha anche ricordato una frase che Vitale ripeteva spesso e che aveva ripreso dal papà, maggiore dei Carabinieri, il quale insieme a sua moglie aveva aiutato tante persone: «Saper soffrire, non far soffrire, saper offrire».

Quando gli si chiedeva come sia stato spinto ad occuparsi delle persone che vivevano per strada, il dottor Vitale amava raccontare che una sera d’inverno, mentre era intento a pregare nella chiesa di Santa Maria in via Lata, vide un anziano senza dimora che distribuiva il suo cibo e bevande calde  agli altri e, avvicinatosi per dare una mano, si sentì rispondere di non pensare a lui che era più fortunato perché aveva un rifugio, ma agli altri che dormivano per la strada. Da quel giorno ha aperto la sua casa agli altri. Questa esperienza, insieme ad altri episodi, fu il segno che convinse Vitale del fatto che quando qualcuno cerca Dio, Egli mette loro davanti un povero.

Tra le storie di chi è stato ospite a casa sua Vitale amava ripeterne spesso due, a cominciare da quella di Shamir, ragazzo pakistano che, vivendo a casa sua, è diventato medico. Un’altra volta trovò per strada e accolse a casa una donna anziana coperta dalle infezioni causate dalla sporcizia per le quali ha anche rischiato l’amputazione di una gamba.  Ma una volta ospitata, Maddalena, questo il nome della donna, guarì, riuscendo ad ottenere i documenti che non aveva, un sussidio e un piccolo lavoro. Divenne la custode della casa di Vito e quando morì nel 1995 volle fare un testamento lasciandogli i suoi pochi beni, «come hai salvato me ora anche io voglio salvare gli altri».

Vitale ha testimoniato a tutti che la carità non deve essere delegata ad altri e che è la massima espressione con cui Dio dona all’uomo la possibilità di vivere ed esprimere veramente il senso della propria vita. Una sua ospite una volta gli disse: «Con la tua laurea hai curato le ferite del corpo, col tuo cuore hai curato le ferite dello spirito».  (Amedeo Ciotti)

27 aprile 2021