Lavoratori domestici, in Italia oltre 830mila. In regola 1 su 3

La fotografia della situazione nel rapporto di Soleterre, che verrà presentato il 15 e il 16 giugno. La maggior parte delle badanti di origine straniera

La fotografia della situazione nel rapporto di Soleterre, che verrà presentato il 15 e il 16 giugno. La maggior parte delle badanti di origine straniera

Cresce, in Italia e, più in generale, in Europa il numero delle famiglie che affidano la cura dei propri cari e della propria casa a lavoratori domestici e di cura. Nella maggior parte dei casi migranti, per lo più donne. È dedicato a loro il rapporto “Lavoro domestico e di cura. Buone pratiche e benchmarking per l’integrazione e la conciliazione della vita familiare e lavorativa” che Soleterre presentaerà a Roma il 15 e 16 giugno, in occasione della Giornata internazionale dei lavoratori domestici (16 giugno).

Il progetto di ricerca-azione condotto in collaborazione con l’Istituto per la ricerca sociale e finanziato dal Fondo europeo per l’integrazione, a partire da una ricognizione su quantità, modalità di lavoro e condizioni di vita, ha recensito, analizzato e sperimentato buone pratiche e politiche riguardanti le lavoratrici domestiche e di cura migranti in Italia ed Europa. Dall’indagine emerge una sostanziale differenza a livello europeo: nei Paesi con migrazione fortemente regolata e servizi di cura pubblici ben strutturati, i lavoratori domestici e di cura – anche stranieri – sono occupati prevalentemente in forma regolare (Danimarca, Regno Unito e Francia); in quelli con un’offerta più debole di servizi assistenziali e regimi migratori meno gestiti, l’assunzione è invece a titolo individuale e spesso irregolare (Spagna, Grecia e Italia).

In Italia in particolare si stimano oltre 830mila badanti, la maggior parte di origine straniera (il 90%) e impiegata senza contratto. Sul totale, infatti il 26% è costituito da lavoratrici che non hanno un regolare permesso di soggiorno, il 30,5% da lavoratrici con permesso regolare senza contratto mentre solo il 43,5% lavora in regola. Nel nostro Paese, riferisce il responsabile del Programma migrazioni di Soleterre Alessandro Baldo, «gli occupati in questo settore sono quintuplicati in meno di 10 anni, soprattutto per via dell’aumento delle lavoratrici straniere, con un numero di anziani assistiti che si può ragionevolmente stimare intorno al milione».
Si tratta di un contributo «fondamentale e preziosissimo» al fabbisogno di servizi di cura e di assistenza familiare di una società in costante invecchiamento. Eppure, osserva ancora Baldo, «è un’occupazione ancora percepita come qualcosa di diverso dal lavoro ‘regolare, quasi un ‘”non lavoro”». A livello culturale, «si fatica ad evolversi dalla considerazione di un’attività caratterizzata da rapporti informali e totalizzanti. Per questo, oltre che all’adozione di normative che garantiscano le tutele di queste lavoratrici, occorre sensibilizzare gli enti locali e le famiglie che si avvalgono del loro servizio a riconoscerne e tutelarne le condizioni di benessere psico-sociale e di conciliazione dei tempi di vita, famiglia e lavoro».
9 giugno 2015