Le Adoratrici Perpetue: «Le persone ci chiedono preghiere»

Al Casaletto davanti al Santissimo per le necessità della gente. Suor Amore: quando c’è Dio c’è allegria

Una distesa di verde e il cielo che si tinge di rosa. Fuori il traffico intenso della città ma, percorso il viale che porta al Monastero di Gesù Sommo ed Eterno Sacerdote, a via del Casaletto, domina il silenzio. Lì le monache sono in adorazione eucaristica perpetua. Una fiamma perenne e uno sguardo sui mali del nostro tempo. «Tra questi sicuramente c’è la superficialità. Oggi la nostra società vaga nel vuoto, professa il dio denaro e il dio benessere. Quando c’è Dio c’è allegria, basta poco per essere felici, vediamo persone che hanno tutto, ma sono buie», dice suor Amore Plena, consacrata da 60 anni tra le Monache Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento. «Inoltre – aggiunge – il contesto sociale non aiuta i giovani, che non sanno quel che vogliono, cosa cercano. Io vedo molti ragazzi che vagano senza meta, faticano e non riescono a costruire. Ci sono persone con doti meravigliose, ma le perdono perché il nostro tempo porta a distruggere invece che costruire. Oggi non si riesce ad amare: manca l’esperienza di Dio. Vivere esperienza di Dio porta gioia e amore. E questo sistema tutto. Quando nel cuore manca Dio, tutto va in frantumi. Quando c’è Dio la persona si regge. Anche per i consacrati vale questo principio: se manca Dio la vita diventa pesante», continua suor Amore Plena.

Ma oggi perché non ci sono vocazioni? «Il Signore chiama ma in un terreno così arido, in cui cerchi aiuto e non lo trovi, vuoi aprire l’orizzonte e te lo chiudono, ci si perde. La mia vocazione è nata da bambina, poi le vie di Dio mi hanno aiutato. Lui mi metteva delle segnaletiche: ero sempre io a scegliere senza sapere ma il Signore conduceva il mio cammino», spiega suor Plena. L’abbadessa suor Maria Caterina Orrù osserva: «Il Signore ha delle richieste sorprendenti, noi facciamo dei progetti ma Dio fa saltare tutto». In monastero squilla spesso il telefono, tante le richieste: «Le persone ci chiedono preghiere per i figli. Ricordo una signora che ogni giorno veniva in chiesa e davanti al Santissimo chiedeva al Signore aiuto; oggi il figlio ha superato il problema della droga. L’altro anello debole è la famiglia trafitta dalle divisioni», aggiunge l’abbadessa. «Oggi non si parla di Satana, lo fa solo il Papa, gli altri ci credono», aggiunge un’altra monaca, «La lotta è dura, bisogna essere vicini al Signore».

In monastero ci sono dodici suore, sei vengono dal Messico, due sono sorelle, una ha 51 e l’altra 46 anni. «Io a 12 anni – racconta la più giovane – volevo una cosa grande per me. Ma non avevo pensato di seguire Dio. Faccio un’esperienza come missionaria, vado in un monastero dove si faceva adorazione. Avevo 14 anni, sono rimasta impressionata e mi sono chiesta: “Se io fossi al posto di quelle suore?”. Lo scapolare rosso mi aveva colpito. Quella immagine era sempre davanti a me. Poi mi chiedevo: “Se divento suora non posso vestirmi come voglio, avere i soldi, mi veniva in mente tutto quello a cui avrei dovuto rinunciare ed era una lotta dura tra il sì e il no. Allora sono andata a confessarmi e ho sentito tanta pace. Come un film mi è passato davanti tutto quello che avrei dovuto lasciare ma non sentivo il peso. Quando l’ho detto a mia madre era contenta, mio padre invece ha avuto una reazione diversa. Allora è voluto andare a vedere il convento ed è tornato a casa contento. “Hai scelto bene”, mi disse. Mi dispiaceva lasciare i miei genitori, ma per la mia nuova vita ero felice».

«Ognuno ha la sua strada – continua l’altra sorella -. Io da bambina sentivo il desiderio di seguire Dio. Ho lasciato raffreddare la cosa, ho iniziato a lavorare, pensavo al matrimonio, io ero rimasta con i miei genitori, li vedevo anziani e mi dispiaceva lasciarli soli. Allora ho chiesto al Signore di aiutarmi a capire la mia strada. E il desiderio di Dio ha superato tutti gli altri. Allora ho pensato che ai miei genitori avrebbe pensato Dio». La più giovane è suor Elisabetta di 29 anni. «Ho sentito la chiamata, avevo 8 anni. Ho visto due monache, la loro testimonianza mi ha colpito. Nel loro volto c’era molta gioia. La prima volta che sono entrata in monastero avevo 10 anni. Ero la più piccola e avevo delle difficoltà, la vita quotidiana era dura per me. Ero molto piccola, mangiare insieme, alzarsi presto, non era semplice. Poi sono uscita e sono rientrata quando ero più grande. E mi sono sentita a mio agio e quel desiderio di Dio cresceva sempre più in me. Mi sentivo piena. Non mi mancava niente».

La più giovane entrata nell’ordine delle monache adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento è stata una bambina di 8 anni, era il 1876. «Aveva 2 anni quando si è attaccata alla grata dicendo che non voleva lasciare il convento – raccontano le monache -. Ha fatto professione solenne nel letto di morte. Aveva doti particolari». Il tempo stringe, è ora della preghiera comunitaria, come ricorda suor Cecilia, monaca da 64 anni, originaria della Sardegna. Lei cosa fa? «Un po’ di tutto, è instancabile», rispondono in coro le monache.

14 gennaio 2019