Le chiese distrutte in Siria saranno restaurate

È la promessa del presidente turco Tayyip Erdogan, nella conferenza stampa tenuta insieme al presidente Usa Trump, dopo il loro recente incontro

Ha voluto smentire gli argomenti di chi, nelle scorse settimane, aveva indicato le comunità cristiane locali come bersaglio dell’intervento militare turco nel nord est della Siria, il presidente Recep Tayyip Erdogan. Nel corso della conferenza stampa tenuta insieme al presidente Usa Donald Trump dopo il loro recente incontro, di cui dà notizia l’Agenzia Fides, Erdogan ha assicurato che il governo turco è «particolarmente sensibile» rispetto alla condizione delle comunità cristiane nella regione mediorientale. Ancora, ha aggiunto che con il contributo della Turchia i cristiani siriani vedranno «i loro santuari riprendere vita e le loro chiese verranno ricostruite, in modo che potranno tornare nelle loro terre e ricominciare a pregare lì». Erdogan ha parlato di «piani» messi in agenda dal governo turco a favore dei cristiani, affermando che le comunità cristiane presenti nelle aree di confine sotto il controllo della Turchia non hanno particolari problemi e che hanno ricevuto anche loro «assistenza sanitaria e aiuti umanitari».

Intanto diverse fonti locali informano che nelle aree della Siria nord orientale divenute nuovamente terreno di conflitto armato tra i vari attori militari presenti nella regione, la città di Tal Tamr, un tempo abitata soprattutto da cristiani siri e caldei, è finita – «con il consenso de facto della Turchia», evidenzia Fides – sotto il controllo delle forze armate russe, alleate dell’esercito siriano. L’obiettivo: evitare che quel centro urbano, di rilievo strategico nella provincia di Hassakè, strategicamente rilevante, venisse occupato da milizie islamiste. Durante il conflitto siriano Tal Tamr è stata di fatto controllata per lungo tempo dalle milizie curde delle Unità di Protezione Popolare (YPG), mentre in tempi più recenti era finita sotto il controllo delle Forze Democratiche Siriane, l’alleanza di milizie di varia provenienza e composizione etnico-religiosa, sostenuta dagli Usa, nella quale erano confluiti anche i miliziani curdi delle YPG.

19 novembre 2019