Lea Polgar ai giovani: «Imparate, studiate, altrimenti vi imporranno idee»

87 anni, ebrea di Fiume, la donna ha raccontato ai ragazzi di oltre 30 scuole medie e superiori la sua infanzia stravolta in pochi giorni dalle leggi razziali

Quello che è accaduto durante la seconda guerra mondiale, l’entrata in vigore delle leggi razziali del 1938 e la successiva deportazione nei campi di concentramento di milioni di ebrei, non può essere cancellato ma le nuove generazioni hanno la grande responsabilità di impedire che atrocità simili si ripetano e possono bloccare sul nascere la recrudescenza dell’antisemitismo. “No Memory No Future”. “Non c’è memoria senza futuro”. Lo hanno urlato in 1.500 questa mattina, giovedì 6 febbraio, nel teatro Brancaccio di Roma dove i Giovani per la Pace, movimento giovanile della Comunità di Sant’Egidio, hanno incontrato Lea Polgar, 87 anni, ebrea originaria di Fiume.

Lea Polgar incontra i giovani delle scuole, comunità di sant'egidio, brancaccio, 6 febbraio 2020Polgar non si è sottratta alle tante domande che i ragazzi avevano preparato a scuola per comprendere meglio quello che è accaduto e che studiano sui libri di storia. Agli studenti di oltre 30 scuole medie e superiori di Roma ha raccontato la sua infanzia stravolta in pochi giorni. Aveva 5 anni quando furono emanate le leggi razziali e quella che era un’infanzia felice, in una famiglia agiata, in una bella casa, si trasformò in poco tempo in paura e solitudine. «La cultura è essenziale. Imparate, studiate, leggete, approfondite, fate lavorare il vostro cervello altrimenti non ragionerete con la vostra testa ma saranno gli altri a influenzarvi e a imporvi le loro idee» è stato il messaggio più volte lanciato dalla donna, che non ha vissuto in prima persona l’orrore dei campi di sterminio dove sono invece morti una nonna, un cuginetto di soli 9 anni e gli zii.

Ha raccontato delle umiliazioni subite a scuole, dei vicini di casa e dei compagni di gioco che improvvisamente fingevano di non vederla, del dolore provato quando le hanno chiesto di mostrare la coda o i piedi caprini e delle risposte date senza pensarci perché alle «domande stupide si contrappongono risposte stupide». E ancora, la separazione dai genitori e dai fratellini più piccoli. Lea non nasconde di avere «molta paura» quando oggi sente parlare di razzismo e antisemitismo perché «non si sa a cosa portino questi discorsi». Condanna tutti gli episodi di razzismo invitando i ragazzi a far comprendere che «tutte le persone sono uguali» e a studiare le altre culture e tradizioni. «Imparate che Dio è uguale per tutti anche se ha nomi diversi e che i pregiudizi dipendono dalle persone che hanno interesse che questi ci siano», ha detto. Poi, ripensando al passato: «Sono stati anni terribili, c’erano italiani contro italiani – ha proseguito -, italiani che denunciavano per denaro altri connazionali solo perché ebrei». A questi, però si sono contrapposte le decine di persone che hanno rischiato la propria vita per quella della famiglia di Lea, «persone di cultura o ignoranti, ricchi e poveri. Ho un grande debito di riconoscenza nei loro confronti», ha sottolineato la donna.

Soffermandosi sul rischio concreto dell’oblio di quanto accaduto quasi 80 anni fa, ha spiegato che «in parte è già iniziata una sorta di cancellazione della memoria forse voluta o forse fittizia. L’animo umano tende a mettere da parte le cose brutte. Quegli eventi sono stati orribili e per molti meno se ne parla meglio è». Ma il suo compito, invece, è quello di «continuare a incontrare i giovani». Sempre nell’ambito della campagna “No memory, no future”, gli studenti romani stanno realizzando video e producendo elaborati scritti che saranno premiati il 16 maggio prossimo alle 17 in piazza del Popolo nell’ambito della manifestazione musicale “Play music stop violence”.

6 febbraio 2020