Libano: almeno 24 bambini morti nell’ultima tragedia in mare

La denuncia di Save the Children e l’appello alla comunità internazionale: aumentare l’accesso a opportunità di reinsediamento di qualità e ad altri canali di ingresso sicuri»

Sono almeno 24 i bambini morti in uno dei più tragici naufragi nel Mediterraneo degli ultimi anni. Lo denuncia Save the Children, puntando l’attenzione sulle vittime dell’imbarcazione partita dal Libano il 21 settembre scorso con oltre 150 richiedenti asilo a bordo per rovesciarsi in mare poco dopo. 94 i morti accertati finora ma è probabile che il bilancio delle vittime salga ancora, rilevano dall’organizzazione internazionale. Tra i dispersi anche molti bambini. Una tragedia che allunga la scia di adulti e bambini disperati che in questo mese di settembre hanno perso la vita nel Mediterraneo. Il 13 settembre tra le 6 persone trovate morte dopo che un’imbarcazione partita dal Libano si è rovesciata c’erano 4 bambini. Il 12 settembre, 6 siriani tra cui 3 bambini, sono morti al largo delle coste italiane. Solo quest’anno almeno 3.500 persone hanno tentato di attraversare il Mare Nostrum partendo dal Libano. Secondo l’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, il numero di richiedenti asilo che dal Libano hanno tentato il viaggio seguendo la rotta del mare è più che raddoppiato nel 2022 per il secondo anno consecutivo. La stragrande maggioranza è rappresentata dai siriani.

Proprio a loro è dedicato il nuovo rapporto pubblicato ieri, 27 settembre, da Save the Children: “Orizzonti di speranza che si restringono: i rifugiati siriani alla ricerca di soluzioni durature dopo un decennio fuori dal Paese”. Un focus sulla profonda perdita di speranza dei piccoli siriani rifugiati in Iraq, Giordania e in Libano, dove vivono da anni senza alcuna prospettiva. In particolare, il report rivela che nel Libano attraversato da una delle peggiori crisi economiche degli ultimi anni tanti rifugiati siriani vivono senza speranza, desiderando solo trasferirsi in un Paese terzo. E la disperazione li spinge verso le strade più rischiose. Le mamme,  in particolare, sperano di poter garantire ai loro figli l’accesso a un’istruzione di qualità. Tuttavia, il numero di posti messi a disposizione da altri Paesi al di fuori della regione rimane di gran lunga inferiore alle reali necessità: non più di 20mila all’anno, nonostante le quasi 600mila persone bisognose.

In un Paese in cui il prezzo del pane è quadruplicato rispetto all’anno scorso, a parte la popolazione di rifugiati e immigrati, la metà dei bambini libanesi, informa Save the Children, dipende dall’assistenza umanitaria per sopravvivere. E tante persone, intervistate dalle equipe dell’organizzazione, hanno raccontato di sentirsi senza speranza e incapaci di pensare al futuro, perché preoccupate dalla sopravvivenza quotidiana e con prospettive limitate. Il timore degli operatori è che questa perdita di speranza spinga altre famiglie a intraprendere viaggi in mare mortali come quelli che hanno ucciso decine di bambini questo mese.

Lo spiega il direttore di Save the Children in Libano Jennifer Moorehead. «Il Paese – spiega – è entrato nel suo quarto anno di crisi innescata dal collasso economico,  dalla paralisi del governo e dall’impatto dell’esplosione del porto. Queste crisi stratificate hanno creato un’emergenza umanitaria profondamente complessa, aggravata dal crollo dei servizi pubblici e dalla mancanza di reti di sicurezza sociale. La situazione – afferma – colpisce tutti: libanesi, rifugiati e migranti. La morte anche di un solo bambino in mare è già troppo. Nessun bambino dovrebbe morire per cercare una risposta ai suoi bisogni più elementari».

Proprio per questo, Save the Children chiede alla comunità internazionale di aumentare l’accesso a opportunità di reinsediamento di qualità e ad altri canali di ingresso sicuri e regolari per i rifugiati siriani e per quelli provenienti da altri contesti, in linea con gli impegni del Patto Globale sui Rifugiati, poiché «questa rimane l’unica opzione sicura e dignitosa per alcuni rifugiati e la soluzione preferita per molti». Ciò significa che gli Stati, in particolare in Europa, devono proteggere il diritto dei siriani a chiedere asilo e migliorare l’accesso sicuro ai Paesi terzi, anche attraverso programmi di istruzione e opportunità di migrazione lavorativa. «È inoltre fondamentale che tutti gli Stati rispettino e sostengano il principio di non respingimento e si adoperino per affrontare le cause che possono spingere i rifugiati a tornare contro la loro volontà». Ancora, i donatori devono «garantire un adeguato finanziamento allo sviluppo a lungo termine e multisettoriale per sostenere programmi dedicati ai rifugiati che riflettano la natura prolungata della crisi».

L’analisi dell’organizzazione internazionale è radicata in un impegno in Libano che va avanti dal 1953. «Per oltre sessant’anni – raccontano – abbiamo utilizzato approcci basati sui diritti per aumentare l’accesso dei bambini, degli adolescenti e dei giovani a un’istruzione di qualità; per rafforzare la partecipazione e la protezione dei bambini a livello familiare, scolastico e comunitario; per aumentare la sicurezza alimentare e l’accesso alle opportunità di sostentamento, all’acqua potabile e a un alloggio adeguato».

28 settembre 2022