Libertà religiosa, Piacenza: «In Cina margine piccolissimo ma si tenti il dialogo»

Il cardinale, presidente di Aiuto alla Chiesa che soffre, è intervenuto alla presentazione del rapporto 2018 della Fondazione. Un cristiano su sette vive in Paesi dove è impossibile dichiararsi tale

Peggiora lo stato della libertà religiosa nel mondo. Da circa 200 milioni cristiani perseguitati due anni fa si è passati ai circa 300 milioni cristiani che soffrono una qualche forma di discriminazione. È quanto emerso dal 14mo rapporto elaborato dalla Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, presentato all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede alla presenza, tra gli altri, del presidente internazionale cardinale Mauro Piacenza e dell’ambasciatore Pietro Sebastiani, che ha voluto illuminare di rosso la sala che ha ospitato l’incontro, iniziativa che ha richiamato quelle analoghe svolte anche al Colosseo e, due giorni fa, a Venezia, a simboleggiare il sangue di tanti martiri contemporanei.

«La parola chiave è indifferenza, pericolosa quanto il terrorismo – ha sottolineato il presidente di Acs Italia, Alfredo Mantovano –. Qualche settimana fa un sacerdote egiziano che studia a Roma ha incontrato un gruppo di studenti ed è rimasto meravigliato dalla totale mancanza di conoscenza della persecuzione di tanti cristiani. Per questo è necessario che i media ne parlino, che considerino notizie questi fatti». È toccato al direttore di Acs Italia, Alessandro Monteduro, fornire una sintesi del voluminoso rapporto sulla libertà religiosa in 196 Paesi del mondo. «Quella cristiana – ha sottolineato – è ancora la comunità di fede più perseguitata». Un cristiano su sette vive in Paesi dove professarsi tale è rischioso o addirittura impossibile. Sono 38 le nazioni in cui si registrano gravi o estreme violazioni della libertà religiosa, in 21 di questi sono in atto vere e proprie persecuzioni, negli altri ci sono forti discriminazioni: il 61% della popolazione mondiale (circa 4 miliardi di persone) vive in Paesi in cui non c’è rispetto della libertà religiosa. In 17 dei 38 stati citati la situazione nel periodo giugno 2016-giugno 2018 è peggiorata. In cinque il quadro è invariato perché impossibile che sia più grave di così: si tratta di Corea del Nord, Arabia Saudita, Nigeria, Afghanistan ed Eritrea.

Monteduro ha evidenziato due categorie di persecuzioni. La prima legata al fondamentalismo religioso, soprattutto islamico. In 22 Paesi ci sono un miliardo 337 milioni di persone interessate dall’aggressione fondamentalista islamica. La seconda è la crescita di un nazionalismo religioso, in cui le minoranze sono percepite come minacce per l’unità del Paese. Questo accade soprattutto in India, con il fondamentalismo induista, e in Stati totalitari dove ogni tipo di fede è malvista, come in Corea del Nord e in Cina. A proposito del “Grande Dragone”, alla luce del giro di vite sulle religioni imposto dal regime di Xi Jinping ed evidenziato nel Rapporto, abbiamo chiesto come si inquadra in questa situazione il recente accordo tra la Santa Sede e Pechino. «Nessuna strada è chiusa alla ricerca di unità, anche se il margine è piccolissimo – ha risposto il cardinale Piacenza –. Una cosa sono le situazioni di fatto, un’altra le scelte che si fanno. Ma non c’è conflitto tra le due cose. La situazione reale è quella che è, sotto gli occhi di tutti. Allo stesso tempo ciò non toglie che si porti fino all’estremo ogni tentativo di dialogo che serva a fare passi avanti».

Il cardinale non ha mancato di sottolineare «l’impervia, perché menzognera, strada che l’Occidente secolarizzato» vuole percorrere per risolvere le tensioni religiose «con l’eliminazione del fattore religioso stesso dall’orizzonte culturale e sociale». La libertà religiosa non è «un privilegio» ma «la roccia ferma su cui i diritti umani si fondano saldamente». Difendere tale libertà, ha ribadito il porporato, significa «difendere l’uomo in quanto tale, a raggio completo». Toccanti le testimonianze portate dal vescovo egiziano copto cattolico di Minya, monsignor Botros Fahim Hanna, e dall’avvocato Tabassum Yousaf, pakistana, difensore delle vittime di persecuzione religiosa nel suo Paese, che ha mostrato le foto e raccontato le storie di diversi cristiani duramente colpiti. Come ha ricordato la portavoce di Acs Italia, Marta Petrosillo, il Rapporto è nato nel 1999 grazie a un’idea dell’allora direttore Attilio Tamburrini. Dal 2006 è biennale e viene redatto con la collaborazione di circa 30 autori, il cui lavoro viene poi revisionato da un Comitato editoriale di nove persone, coordinato da Mark von Riedemann.

 

 

23 novembre 2018