L’incontro di Francesco con il popolo di Cl
In 80mila a piazza San Pietro nel 10° anniversario della morte del fondatore don Luigi Giussani e nei 60 anni dalla fondazione di Comunione e liberazione
In 80mila a piazza San Pietro nel 10° anniversario della morte del fondatore don Luigi Giussani e nei 60 anni dalla fondazione di Comunione e liberazione
No alle «mille trappole» dell’autocompiacimento, dell’autoreferenzialità, ad una «spiritualità di etichetta» che ci fa dire “Io sono Cl” ma rischia di «trasformarci in meri impresari di una Ong». Papa Francesco ha così ammonito gli oltre 80mila militanti di Comunione e liberazione arrivati sabato 7 marzo in piazza San Pietro da 47 Paesi del mondo, per celebrare insieme a lui il 10° anniversario della morte del fondatore don Luigi Giussani e i 60 anni dalla fondazione del movimento, che conta circa 300mila membri. Il Papa ha voluto incontrare tutti: il giorno prima i neocatecumenali, prima ancora i focolarini, la Comunità di Sant’Egidio e sabato i ciellini. Per ribadire la sua visione di Chiesa centrata su Cristo e solo dopo sui carismi. Una Chiesa che come primo compito ha quello di «uscire» per «respingere l’autoreferenzialità, in tutte le sue forme, saper ascoltare chi non è come noi, imparando da tutti, con umiltà sincera». Papa Francesco ha percorso in papamobile, ma senza papalina sulla testa, una piazza piena di sole spazzata dai venti di tramontana, tra fedeli infreddoliti e coriste vestite di nero. Un lungo percorso fino a via della Conciliazione, con le solite pacche affettuose ai bambini e il pollice alzato in segno di intesa verso i più giovani. Ad attenderlo, sul sagrato, decine di vescovi, leader di altre confessioni cristiane, tra i quali l’ex primate anglicano Rowan Williams, un gruppo di ortodossi tra cui il filosofo ucraino Aleksandr Filonenko e la scrittrice Tatjiana Kasatkina e alcuni musulmani. Nel suo saluto al Papa il presidente di Cl, don Juliàn Carron, aveva detto: «Coscienti della nostra fragilità e del nostro tradimento», siamo venuti «come mendicanti, col desiderio di imparare, per essere aiutati a vivere con sempre maggiore fedeltà e passione il carisma ricevuto».

