L’invito di Francesco a “tendere la mano” al povero

Il messaggio per la IV Giornata mondiale, il 15 novembre. L’arcivescovo Fisichella: «Invito ad assumersi la responsabilità di dare il proprio contributo»

La mano tesa di chi in questi mesi di pandemia ha saputo rivolgersi all’altro per aiutarlo, contrapposta a quelle rimaste in tasca per indifferenza oppure tese ad altri scopi, di profitto e di sopraffazione. Intorno a questa metafora ruota il messaggio che Papa Francesco ha preparato in occasione della IV Giornata mondiale dei poveri che si terrà il prossimo 15 novembre, la domenica che precede la solennità di Cristo Re dell’Universo, ultima dell’anno liturgico. Un messaggio che si sviluppa come una riflessione intorno a un passo del libro del Siracide, “Tendi la tua mano al povero”.

Il Santo Padre, come ha sottolineato durante la presentazione di sabato 13 giugno l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, fa notare che «gli interrogativi che si poneva» l’autore del testo biblico «ruotavano intorno al tema di dove risiedesse la sapienza e quale risposta di senso potrebbe offrire alle vicende della vita. Il Papa rileva che sono gli stessi interrogativi che hanno segnato la vita di milioni di persone in questi mesi di coronavirus: la malattia, il lutto, l’incertezza della scienza, il dolore, la mancanza delle libertà a cui si è abituati, la tristezza di non poter dare l’ultimo saluto alle persone a cui si vuole bene… In questa circostanza, la preghiera si è fatta più insistente e il pensiero a Dio ha sfiorato la mente di tante persone spesso indifferenti. Ne è derivata la ricerca di maggior spiritualità, come testimoniato dalla massiccia partecipazione a differenti manifestazioni liturgiche».

Tuttavia la preghiera da sola non è sufficiente e deve tradursi in opere concrete. «Il costante riferimento a Dio – scrive Francesco – non distoglie dal guardare all’uomo concreto, al contrario, le due cose sono strettamente connesse». E prosegue: «La preghiera a Dio e la solidarietà con i poveri e i sofferenti sono inseparabili. Per celebrare un culto che sia gradito al Signore, è necessario riconoscere che ogni persona, anche quella più indigente e disprezzata, porta impressa in sé l’immagine di Dio». Perciò, «il tempo da dedicare alla preghiera non può mai diventare un alibi per trascurare il prossimo in difficoltà».

Il Papa poi fa notare che «tenere lo sguardo rivolto al povero è difficile, ma quanto mai necessario per imprimere alla nostra vita personale e sociale la giusta direzione. Non si tratta di spendere tante parole ma piuttosto di impegnare concretamente la vita, mossi dalla carità divina. Sempre – sottolinea – l’incontro con una persona in condizione di povertà ci provoca e ci interroga. Come possiamo contribuire a eliminare o almeno alleviare la sua emarginazione e la sua sofferenza? Come possiamo aiutarla nella sua povertà spirituale? Non possiamo sentirci “a posto” quando un membro della famiglia umana è relegato nelle retrovie e diventa un’ombra».

Francesco evidenzia come, al di là delle cattive notizie che dominano nei mass media, non mancano tanti esempi di chi è capace di “tendere la mano” ma di cui nessuno parla: «In questi mesi, nei quali il mondo intero è stato come sopraffatto da un virus che ha portato dolore e morte, sconforto e smarrimento, quante mani tese abbiamo potuto vedere! La mano tesa del medico che si preoccupa di ogni paziente cercando di trovare il rimedio giusto. La mano tesa dell’infermiera e dell’infermiere che, ben oltre i loro orari di lavoro, rimangono ad accudire i malati. La mano tesa di chi lavora nell’amministrazione e procura i mezzi per salvare quante più vite possibile. La mano tesa del farmacista esposto a tante richieste in un rischioso contatto con la gente. La mano tesa del sacerdote che benedice con lo strazio nel cuore. La mano tesa del volontario che soccorre chi vive per strada e quanti, pur avendo un tetto, non hanno da mangiare. La mano tesa di uomini e donne che lavorano per offrire servizi essenziali e sicurezza. E altre mani tese potremmo ancora descrivere fino a comporre una litania di opere di bene. Tutte queste mani hanno sfidato il contagio e la paura pur di dare sostegno e consolazione». Una situazione che «ha messo in crisi tante certezze» ma è servita a rendersi conto della responsabilità che grava su ciascuno.

Al contrario, il Papa ha parole dure verso quanti «tengono le mani in tasca e non si lasciano commuovere dalla povertà, di cui spesso sono anch’essi complici. L’indifferenza e il cinismo sono il loro cibo quotidiano». Verso le «mani tese per sfiorare velocemente la tastiera di un computer e spostare somme di denaro da una parte all’altra del mondo, decretando la ricchezza di ristrette oligarchie e la miseria di moltitudini o il fallimento di intere nazioni»; quelle «tese ad accumulare denaro con la vendita di armi che altre mani, anche di bambini, useranno per seminare morte e povertà»; quelle «che nell’ombra scambiano dosi di morte per arricchirsi e vivere nel lusso e nella sregolatezza effimera». E ancora, le «mani tese che sottobanco scambiano favori illegali per un guadagno facile e corrotto» o che «nel perbenismo ipocrita stabiliscono leggi che loro stessi non osservano».

La mano tesa, dunque, «è un invito ad assumersi la responsabilità di dare il proprio contributo, che si evidenzia in gesti di vita quotidiana per alleviare la sorte di quanti vivono nel disagio e mancano della dignità di figli di Dio – ha commentato Fisichella -. Papa Francesco non ha timore di identificare queste persone come dei veri santi, “quelli della porta accanto” che con semplicità, senza rumore e pubblicità, offrono la genuina testimonianza dell’amore cristiano. Questo messaggio del Papa, pertanto, è un invito a scrollarsi di dosso l’indifferenza, e spesso il senso di fastidio verso i poveri, per recuperare la solidarietà e l’amore che vivono di generosità dando senso alla vita».

La Chiesa quindi si prepara a vivere una Giornata mondiale dei poveri particolare, consapevole «delle restrizioni che le leggi dei vari Paesi impongono. Nei prossimi mesi, infatti, sarà ancora richiesta la dovuta attenzione alle norme di sicurezza, ma probabilmente saranno accresciute ulteriormente le richieste di aiuto. Sarà nostro compito – ha concluso l’arcivescovo – non far mancare ai sempre più numerosi poveri che incontriamo i segni quotidiani che accompagnano la nostra azione pastorale, e quelli straordinari che la Giornata mondiale dei poveri prevede e da diversi anni ormai realizza».

15 giugno 2020