L’Italia del lockdown a Palazzo Barberini

Dodici racconti fotografici, «un racconto emotivo» sull’emergenza sanitaria. In mostra anche ospita 25 opere tra ‘500 e ‘600, da Tiepolo a Guercino

Passato e presente si fertilizzano nell’esperienza del Palazzo Barberini. L’approccio di Flaminia Gennari Santori, direttrice delle Gallerie nazionali di Arte antica, emerge anche nel progetto inaugurato il 25 febbraio, dal titolo “Italia in-attesa”, che ha curato personalmente insieme a Margherita Guccione e Carlo Birrozzi. Si tratta di dodici racconti fotografici, realizzati da fotografi italiani di diversa generazione, per un archivio visivo dell’Italia che racconti l’emergenza sanitaria nel 2020. Promossa dal ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo, è realizzata dalla Direzione generale Creatività Contemporanea e dall’Istituto Centrale per il catalogo e la documentazione, in collaborazione con le Gallerie Nazionali di Arte Antica.

«Nel mio lavoro cerco di portare avanti l’idea di un rapporto tra le espressioni dell’arte contemporanea e il mondo dell’arte classica, rappresentato dalla nostra istituzione – racconta Santori -. Le serie fotografiche qui ospitate riportano un racconto emotivo e intimo il cui filo conduttore è lo spazio. Qui il paesaggio diventa interiore, come del resto il tempo. Per preservare l’esperienza individuale del visitatore, siamo riusciti ad allestire le opere in spazi di solito chiusi al pubblico, come la Sala delle Colonne e le cucine del Circolo Novecentesche, nonché la serra ottocentesca nei giardini del Palazzo». Così, testimoniando il presente, la storia rappresentata dal Palazzo rivive e viene valorizzata: «Il nostro sistema museale rappresenta un microcosmo architettonico in evoluzione, che parla della vita di Roma dal Seicento fino al Novecento, grazie alla stratificazione temporale di cui è frutto». Ecco che, a questo punto, ciascuno spettatore può costruire da solo il senso dell’esperienza proposta. «La scelta del titolo evoca non solo l’aspettare ma anche l’Italia “inattesa”, cioè come non te l’aspetti – spiega la direttrice – sia per la cornice storica che ospita la mostra, sia per lo sguardo sulle cose. Attraverso l’allestimento, ci siamo limitati a suggerire dei collegamenti tra le cose».

L’iniziativa è frutto della collaborazione tra diverse istituzioni. «Le Gallerie di Arte Antica – come ricorda Flaminia Gennari Sartori – hanno una natura duplice perché oltre a Palazzo Barberini abbiamo anche la Galleria Corsini. “Italia in-attesa” fa parte del progetto “2020FermoImmagine”, ideato e organizzato dal Mibact con il coordinamento della Direzione generale Creatività Contemporanea, insieme alla mostra “Città sospese. I siti italiani Unesco nei giorni del lockdown”, che sarà presto inaugurata a Palazzo Poli, e a Refocus, open call per fotografi under 40 lanciati nel 2020 in collaborazione con La Triennale di Milano e il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo». Le immagini e le fotografie entreranno a fare parte delle collezioni dell’Istituto Centrale per il catalogo e la documentazione e saranno destinate a un fondo dedicato a raccontare l’Italia nei mesi della pandemia.

L’iniziativa, che durerà fino al 13 giugno, si affianca a una mostra precedente, “L’ora dello spettatore, come le immagini ci usano”, aperta fino al 4 aprile, a cura di Michele Di Monte. La mostra presenta alcune opere provenienti dalla collezione delle Gallerie Nazionali ma anche capolavori dalla National Gallery di Londra, il Museo del Prado di Madrid, il Rijksmuseum di Amsterdam. «Proponiamo la visione di 25 capolavori tra Cinquecento e Seicento attraverso un allestimento che ricostruisce i meccanismi che gli artisti usano per parlare allo spettatore. Ne fanno parte opere di Tiepolo, Rembrandt, Guercino», spiega la direttrice. I primi giorni della mostra hanno premiato l’approccio innovativo di Palazzo Barberini. «Abbiamo previsto, pandemia permettendo, di aprire a maggio anche tutto lo spazio espositivo al piano terra – conclude – che ospiterà la mostra “Tempo Barocco” dedicata al mito del tempo. Stiamo pensando di riservare questo nuovo ambiente ad esposizioni da noi prodotte sull’arte del Seicento». Naturalmente il programma “digitale” di Palazzo Barberini non si ferma. Continueranno infatti le dirette via social, i video dei curatori che parlano delle esposizioni, le visite virtuali.

10 marzo 2021