L’Italia resta chiusa fino al 3 maggio

Conte: «Riaprendo, vanificheremmo i risultati». Il video collegamento con parti sociali, governatori e sindaci. Librerie e cartolerie tra le poche deroghe

Il governo sceglie la linea della massima cautela. In dirittura d’arrivo un nuovo provvedimento per rinnovare tutte le misure di contenimento e le limitazioni agli spostamenti per altri 20 giorni concedendo solo aperture “mirate” per qualche attività produttiva. Tra queste, librerie e cartolerie. Non solo: con una circolare il Viminale rafforza i controlli per Pasqua, chiedendo alle forze di polizia una particolare attenzione per evitare che gli italiani si riversino nelle seconde case. Il presidente del Consiglio ha convocato ieri, 9 aprile, in video collegamento, le parti sociali, quindi  diversi governatori e sindaci, compresa la prima cittadina della Capitale Virginia Raggi, anche loro in video conferenza.  «Il lockdown durerà fino al 3 maggio», hanno dichiarato i rappresentanti sindacali al termine del collegamento. Il premier, ha chiarito il segretario Uil Carmelo Barbagallo, «ci ha confermato che, ad oggi, non ci sono ancora le condizioni per far ripartire le attività sospese».

Il “dopo 13 aprile” – quando scadranno le precedenti misure restrittive approvate dal governo – è stato oggetto, a partire da ieri, di un confronto tra il premier e i capi delle delegazioni dei partiti di maggioranza. L’orientamento sembra essere quello della massima prudenza: si va verso un prolungamento fino al 3 maggio delle misure di isolamento. Possibili solo alcune deroghe per piccole attività legate alla filiera agroalimentare, sanitaria, farmaceutica, ma sempre rispettando le misure di distanziamento sociale.

Al pressing di Confindustria, che in Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto ha lanciato ufficialmente la richiesta di riaprire urgentemente le attività, ha risposto da Milano il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia: «Il governo ha le idee chiare: dobbiamo mettere in sicurezza la salute degli italiani. Con la salute a rischio, non c’è economia». Boccia ha chiarito che la fase 2 consisterà in «graduali aperture delle fabbriche e degli uffici nel rispetto di tutte le prescrizioni sanitarie per la sicurezza dei lavoratori».

10 aprile 2020