«Lo Spirito dell’amore apra le frontiere, abbatta i muri, dissolva l’odio»

Nella solennità di Pentecoste la Messa del Papa in piazza San Pietro., che ha concluso il Giubileo di movimenti e associazioni. Il richiamo al rischio della solitudine, nel tempo dell’iperconnessione. L’invito a «vedere nell’altro il volto di un fratello»

Lo Spirito Santo dona una forza capace di trasformare l’odierna smania di possesso, che si tratti di cose o di persone, in amore e dono di sé. Può mutare anche quei pericoli più nascosti che inquinano le nostre relazioni, come i fraintendimenti, i pregiudizi, le strumentalizzazioni». E il pensiero non può non essere rivolto «con molto dolore» a quelle relazioni «infestate dalla volontà di dominare sull’altro, un atteggiamento che spesso sfocia nella violenza, come purtroppo dimostrano i numerosi e recenti casi di femminicidio».

Nella solennità di Pentecoste, che conclude il tempo pasquale, Papa Leone XIV, presiedendo oggi, 8 maggio, la Messa in piazza San Pietro, ha levato la sua voce contro la violenza sulle donne ed è tornato a lanciare un appello per la pace. «Invochiamo lo Spirito dell’amore e della pace – ha affermato -, perché apra le frontiere, abbatta i muri, dissolva l’odio e ci aiuti a vivere da figli dell’unico Padre che è nei cieli». Un invito risuonato forte anche durante il Regina Caeli. «Lo Spirito di Cristo risorto – ha affermato – apra vie di riconciliazione dovunque c’è guerra; illumini i governanti e dia loro il coraggio di compiere gesti di distensione e di dialogo».

A un mese esatto dall’inizio del suo pontificato, Papa Prevost ha fatto ingresso in piazza San Pietro in papamobile accolto da migliaia di fedeli che hanno sventolato bandiere, striscioni e cartelli colorati al passaggio del mezzo che ha raggiunto parte di via della Conciliazione. Migliaia i presenti alla celebrazione che ha concluso il Giubileo dei movimenti, delle associazioni e delle nuove comunità, ai quali il Papa ha augurato di «ripartire rinnovati» e di portare «a tutti la speranza del Signore Gesù».

Soffermandosi sullo Spirito Santo, questo dono di Gesù agli apostoli che «dischiude la vita all’amore», ha spiegato che «invocare lo Spirito Santo, essere abitati da esso, significa vivere relazioni autentiche perché «scioglie le nostre durezze, le nostre chiusure, gli egoismi, le paure che ci bloccano, i narcisismi che ci fanno ruotare solo intorno a noi stessi». Risveglia e dona nuova linfa a «una vita che si atrofizza, risucchiata dall’individualismo», ha affermato Papa Prevost.

Una delle contraddizioni del nostro tempo è che l’iperconnessione non è sinonimo di socializzazione. «Rischiamo di essere paradossalmente più soli – ha detto il Papa -, sempre connessi eppure incapaci di “fare rete”, sempre immersi nella folla restando però viaggiatori spaesati e solitari». Il Paraclito, ha osservato, «ci fa scoprire un nuovo modo di vedere e vivere la vita: ci apre all’incontro con noi stessi oltre le maschere che indossiamo; ci conduce all’incontro con il Signore educandoci a fare esperienza della Sua gioia. Apre le frontiere dentro di noi, perché la nostra vita diventi uno spazio ospitale». Ci rende capaci di aprirci al dialogo fraterno, «di vincere le nostre rigidità – le parole di Leone XIV -, di superare la paura nei confronti di chi è diverso, di educare le passioni che si agitano dentro di noi».

Un discernimento fondamentale e «decisivo» anche nella vita ecclesiale. «Siamo davvero la Chiesa del Risorto e i discepoli della Pentecoste soltanto se tra di noi non ci sono né frontiere e né divisioni – ha dichiarato il Papa -, se nella Chiesa sappiamo dialogare e accoglierci reciprocamente integrando le nostre diversità, se come Chiesa diventiamo uno spazio accogliente e ospitale verso tutti. Infine, lo Spirito apre le frontiere anche tra i popoli».

L’invito è quindi quello di «vedere nell’altro il volto di un fratello», di non fermarsi a giudicare le differenze che dividono e generano conflitto, ma di valorizzare il «patrimonio comune da cui tutti possiamo attingere, e che ci mette tutti in cammino, insieme, nella fraternità. Lo Spirito infrange le frontiere e abbatte i muri dell’indifferenza e dell’odio». Per Leone «dove c’è l’amore non c’è spazio per i pregiudizi, per le distanze di sicurezza che ci allontanano dal prossimo, per la logica dell’esclusione che vediamo emergere purtroppo anche nei nazionalismi politici».

Durante il Regina Caeli il Papa ha rivolto un pensiero agli studenti e ai professori che hanno terminato l’anno scolastico, e a «quelli che nei prossimi giorni faranno gli esami al termine del ciclo di studi».

8 giugno 2025