L’Opera romana pellegrinaggi ricorda monsignor Davide Bianchi

Nel 30° della morte, la Messa di suffragio con il cardinale De Donatis. Oltre 300 i suoi pellegrinaggi con i malati a Lourdes; nell’ultimo era malato lui stesso

Un sacerdote «straordinario ed entusiasta», capace fino all’ultimo, ormai molto malato, «di sperimentare e vivere fino in fondo il rapporto di figliolanza con il Padre». Così il cardinale vicario Angelo De Donatis ha definito monsignor Davide Bianchi, amministratore delegato dell’Opera romana pellegrinaggi dal 1961 al 1969, nella Messa di suffragio nel 30° anniversario della sua morte, che ha presieduto sabato 9 marzo nella basilica di Santa Maria Maggiore, dove il sacerdote è sepolto. «Don Bianchi è stato per 70 volte in Terra Santa con i pellegrini e ha compiuto 301 pellegrinaggi con i  malati a Lourdes – ha detto il porporato -; nell’ultimo era malato lui stesso e di quell’esperienza di preghiera davanti alla grotta su una sedia a rotelle ha scritto che si è trattato di una grazia particolare» perché, pur sperimentando «la paura della morte, viveva la speranza cristiana e sapeva ringraziare il Signore che dà e che toglie».

De Donatis ha ricordato anche monsignor Salvatore Boccaccio, nel decennale della sua morte, e monsignor Luigi Bollati, «due instancabili collaboratori di don Davide: anche loro ci hanno testimoniato un rapporto di autentica figliolanza con il Padre». Quel legame che Gesù sperimenta fortemente nel deserto quando, tentato dal diavolo «che cerca proprio di separare il Figlio dal Padre separando la Parola dal suo cuore – ha sottolineato il porporato nella sua omelia -, risponde al suo tentatore citando i passi del Deuteronomio». Il brano evangelico della prima domenica di Quaresima «dice, allora, la necessità di non consentire che la Parola rimanga semplicemente un testo scritto nelle nostre Bibbie mentre deve essere Parola vivente che cambia e orienta la nostra esistenza» perché è «la Parola di Dio custodita nel cuore che ci custodisce nel deserto della prova e nel rapporto con il Padre».

All’inizio della celebrazione anche monsignor Remo Chiavarini, amministratore delegato dell’Opera romana pellegrinaggi, aveva ricordato monsignor Bianchi «che tanto ha lasciato alla nostra diocesi portando l’Opera romana, di cui è stato il vero fondatore, a diventare punto di riferimento fondamentale in Italia per i pellegrini cristiani». In particolare, il sacerdote ha fatto riferimento ai primi pellegrinaggi degli anni ’70 e ’80, evidenziando «l’ entusiasmo, l’amabilità e la competenza che monsignor Bianchi spendeva nel servizio offerto alla gente, dedicando un’attenzione speciale alle persone più umili che si affidavano all’Opera romana per il loro primo viaggio all’estero». A portare il suo ricordo dell’allora amministratore delegato Orp anche Antonio Ferralis, collaboratore di don Bianchi per 15 anni come direttore dei treni speciali per i pellegrinaggi a Lourdes. «Nella sua vita
tutta spesa nell’apostolato, è stato capace di una generosità così semplice e così sincera – ha detto – che non potevi non volergli bene. Ci ha lasciati troppo presto, a 63 anni, e la Chiesa avrebbe invece ancora avuto tanto bisogno di lui ma ringraziamo il Signore per avercelo dato in dono e conserviamo nel cuore il suo modello di servizio».

11 marzo 2019