Dal 2018 l’Egitto tornerà nel catalogo dell’Opera romana pellegrinaggi. Lo ha annunciato l’amministratore delegato monsignor Remo Chiavarini, in questi giorni presente con una delegazione nei luoghi principali dell’itinerario della Sacra Famiglia nel Paese, dove si sarebbe rifugiata in fuga da Erode, come raccontato dal Vangelo di Matteo. Nel dettaglio, sono due i percorsi che l’Orp offrirà ai pellegrini: il primo sulle mete dell’Egitto classico, compresi Assuan e la zona delle piramidi; il secondo proprio nei luoghi che hanno accolto la Sacra Famiglia e in quelli del monachesimo, da Alessandria al Cairo.

«L’Egitto può entrare nella nostra programmazione – ha spiegato Chiavarini – perché è esempio di quel grande mondo mediorientale dal quale nasce il cristianesimo. È di grande importanza perché permette di capire lo sfondo biblico. Gesù che da bambino arriva qui riassume la storia di Israele, che è intimamente legata all’Egitto. Non si potrebbe capire la Bibbia senza il sostrato babilonese ed egiziano». Il governo egiziano, dal canto suo, ha fornito ampie rassicurazioni sul fronte sicurezza. Per l’amministratore delegato Orp si tratta di un’iniziativa che «vuole essere strumento di legami», al di là dei numeri: «L’Egitto – ha continuato – è la chiave di accesso al mondo arabo islamico col quale creare vie di comunicazione».

Nelle parole di Chiavarini anche una forte conferma relativa a Gerusalemme: «Non ci sono state disdette dei pellegrinaggi », ha assicurato soffermandosi sulle possibili conseguenze sui viaggi religiosi legate al riconoscimento unilaterale da parte del presidente Usa Trump di Gerusalemme come Capitale israeliana. «La Terra Santa aveva visto negli ultimi tempi una grande ripresa delle richieste – ha aggiunto -. Sono stato a novembre lì ed era complicato, ad esempio, entrare nella basilica della Natività per il grande numero di visitatori. Adesso l’annuncio di Trump ha creato molto scompiglio. Finora, però, non abbiamo ricevuto disdette per questo motivo, se non alcune fisiologiche che non si possono attribuire a ciò». All’Orp arrivano voci rassicuranti anche dal Medio Oriente: «Sappiamo che adesso a Gerusalemme e a Betlemme, accanto alla basilica della Natività, oltre che a Nazareth, la situazione è piuttosto calma. C’è una militarizzazione abbastanza evidente, ma tutto è tranquillo».

14 dicembre 2017