Luca Verdone: Trastevere e i ricordi in un film

Tra i progetti per il futuro, «forse un ritorno al surrealismo». Fellini e Sordi? «Vederli era ogni volta una gioia perché il cinema è una grande festa»

Luca Verdone, romano, ha da poco compiuto 67 anni. Non ha bisogno di essere definito il fratello di Carlo (di tre anni più grande, ha toccato i 70 il 17 novembre scorso) per proporsi con una dimensione artistica personale e originale. Con lui ripercorriamo la sua carriera.

Luca, dopo la laurea in Storia dell’arte moderna, hai cominciato dal 1973 ad occuparti della regia di documentari e programmi televisivi. Il tuo esordio sul grande schermo arriva nel 1986 con “Sette chili in sette giorni”. Puoi ricordare il clima di quella tua opera prima?
Quando scrissi il soggetto di “Sette chili in sette giorni”, il clima che si respirava nelle commedie era ripetitivo e anche un po’ stanco. Intendevo svecchiarne lo stile con un film che avesse la freschezza e la bizzarria dei film anglosassoni, pensavo soprattutto ai Monty Pyton e a Terry Gilliam. Mi ha aiutato moltissimo la frequentazione dei set di Federico Fellini che ammiravo incondizionatamente e al quale “rubai” molte comparse. Per me è stata una felice operazione di trapianto dello stile surreale in un contesto molto italiano. Il copione e le battute scritte da Benvenuti e De Bernardi mi hanno dato il contributo determinante. Di mio ci ho messo il taglio grottesco di stampo appunto “felliniano”, ben consapevole che non avrei mai raggiunto la grandezza del prototipo.

In seguito ti muovi con cadenza regolare tra lungo e cortometraggi. Cosa ti aiuta a scegliere tra i due versanti espressivi?
Oscillo tra la necessità da un lato di comprendere la realtà e la storia, dall’altro di trasfigurarle con la fantasia. E mi divido tra doc e lungometraggi. La mia preparazione storica e artistica mi suggerisce i temi da trattare, che sono soprattutto dedicati alla pittura e all’architettura. Nel mio lavoro più recente, “Le memorie di Giorgio Vasari”, ho coniugato il linguaggioverità con quello della narrazione “fictional” e sono abbastanza soddisfatto del risultato.

Tuo padre Mario è stato nel dopo guerra il primo titolare di cattedra di Cinema a livello universitario. Una presenza importante nelle tue scelte professionali.
Devo a mio padre la passione per il cinema di Fellini. Inoltre mi ha trasmesso la sua passione per lo spettacolo popolare e per il circo, che ho poi trattato in alcuni lavori sulla famiglia circense dei Togni. Ammiravo molto la sua umiltà e la magnanimità, che oggi vedo ben poco diffuse.

L’anno che sta per concludersi è stato segnato da due ricorrenze di peso per il cinema italiano:  i centenari di Fellini e Sordi. Ti sei occupato di entrambi, che testimonianza puoi offrirci su di loro?
Del primo ricordo la disponibilità a scherzare sui difetti degli italiani, che esprimeva anche in privato. Del secondo la capacità di sorprenderti sempre con metafore meravigliose e l’imprevedibilità delle sue scelte. Vedere sia l’uno che l’altro era ogni volta una gioia perché il cinema è sostanzialmente una grande festa, con momenti anche drammaticamente tristi e malinconici.

La pandemia tiene ancora chiusi i cinema. Come vivi questa situazione (che tra l’altro ha costretto al rinvio anche dell’ultimo film di Carlo), che prospettive ipotizzi per cineasti e attori?
La prospettiva del “dopo pandemia” è per me un mistero. Mi auguro solo che cinema e spettacolo possano sopravvivere alle serie televisive piene di torbidi personaggi attratti dal male e alla messinscena di opere liriche, con i cantanti trasportati in atmosfere stravolte ispirate ai fumetti e ai “videogames”.

Progetti per il futuro?
Sto pensando di tornare alla commedia. L’idea alla quale sto lavorando è quella di recuperare i miei ricordi di abitante di Trastevere. Forse un ritorno al surrealismo che caratterizzava “Sette chili in sette giorni”. Molto dipenderà dai miei umori del momento e dal fatto che oggi in Italia si fanno commedie che non mi piacciono troppo. Sono diventate troppo di “tendenza”, imperniate su temi già ampiamente trattati dai social e dalle fiction televisive.

10 dicembre 2020