Sta qui, per il Papa, l’esempio a cui anche la Chiesa guarda «nel suo cammino quotidiano». Sul modello di Gesù, ha continuato, la Chiesa «conosce le ansie e le tensioni delle famiglie, i conflitti generazionali, le violenze domestiche, le difficoltà economiche, la precarietà del lavoro». Il suo compito infatti è proprio «stare vicina alle famiglie, come compagna di viaggio, soprattutto per quelle che attraversano qualche crisi o vivono qualche dolore, e anche per indicare la meta finale, dove la morte e il dolore scompariranno per sempre». Forti della consapevolezza che «sulla strada della vita Gesù non ci abbandona mai. Egli segue e accompagna con misericordia tutti gli esseri umani; in modo particolare le famiglie, che santifica nell’amore. La sua presenza si manifesta attraverso la tenerezza, le carezze, l’abbraccio di una mamma, di un padre, di un figlio. La famiglia è il luogo della tenerezza. Per questo nelle Scritture Dio si mostra padre ma anche madre che accudisce e si china nel gesto di allattare e di dare da mangiare».

A braccio, poi, un appello: «Per favore, non perdere la tenerezza. Quest’epoca manca di tenerezza e la famiglia può aiutarci a ritrovarla. La Chiesa, come madre premurosa, ci insegna a rimanere saldi in Dio, quel Dio che ci ama e ci sostiene”». A partire da questa «esperienza interiore fondamentale», ha aggiunto il pontefice, è possibile «arrivare a sostenere tutte le contrarietà e le vicissitudini della vita, le aggressioni del mondo, le infedeltà e i difetti nostri e degli altri. È solo partendo da tale solida esperienza interiore che possiamo essere santi nella perseveranza del bene, che con la grazia di Dio vince ogni male».

Il Papa ne è convinto: «Anche la fede si tramanda in famiglia. Qui si impara a pregare: la preghiera umile, semplice e al tempo stesso aperta alla speranza, accompagnata dalla gioia, quella vera, che viene da un’armonia profonda tra le persone, dalla bellezza di essere insieme e sostenerci a vicenda nel cammino della vita, pur consapevoli di tutti i nostri limiti». Quindi, rivolto ai poliziotti, Francesco ha evidenziato che «l’epoca in cui viviamo è percorsa da profondi mutamenti. Lo sperimentate continuamente nel vostro lavoro, sia nelle indagini sia sulle strade, specialmente in una città come Roma. E l’esperienza familiare vi aiuta anche in questo, perché vi dà equilibrio umano, saggezza, valori di riferimento. Una buona famiglia – la conclusione – trasmette anche i valori civili, educa a sentirsi parte del corpo sociale, a comportarsi da cittadini leali e onesti. Una nazione non può reggersi se le famiglie non adempiono questo compito. La prima educazione civica si riceve anche in dialetto, nella famiglia».

25 maggio 2018