Luglio 1983, un ambulatorio della Caritas per gli immigrati

L’inaugurazione nella parrocchia del Sacro Cuore a via Marsala con l’impegno di medici e personale volontario

Il problema dell’immigrazione in Italia e specialmente a Roma (molti i provenienti dal Terzo Mondo) acquista connotati sempre più complessi, contraddittori: è fenomeno non univoco, soggetto a differenti valutazioni, che richiede sforzo di “comprensione” articolato in più direzioni e livelli. è perciò assai difficile predisporre e attuare programmi (e nuovi interventi legislativi) relativamente efficaci rispondenti all’intreccio di situazioni e di variabili in pressante emergenza. Molti sono i “fratelli stranieri” che a Roma versano in condizioni di grave emarginazione e talvolta, si trovano “al limite della sopravvivenza”; per troppi di loro alle difficoltà e necessità di varia natura si aggiunge anche l’inadeguata assistenza sanitaria e sociale.

La Caritas diocesana dedicando – attraverso un impegno multiforme e multidirezionale che si avvale di volontari qualificati – crescente, specifica attenzione a questi nuovi bisogni”, a questi “nuovi poveri”, ha promosso la realizzazione di un Centro di servizio sanitario per stranieri con sede presso la parrocchia del Sacro Cuore al Castro Pretorio (Via Marsala, tel. 49.55.369) ubicata nelle immediate adiacenze della Stazione Termini.

I tre locali in cui si struttura il Centro (una sala d’attesa, un ambulatorio modernamente attrezzato e una farmacia per la distribuzione di medicinali) sono stati benedetti, ieri, da S.E. mons. Filippo Giannini, Vescovo Ausiliare per il settore Centro, nel corso di una “semplice e toccante” cerimonia inaugurale alla quale hanno preso parte mons. Luigi Di Liegro, responsabile della Caritas diocesana (e promotore dell’iniziativa), don Mario Prina, ispettore dei Salesiani del Lazio, don marco Saba, direttore dell’Opera del Sacro Cuore, il dott. Riccardo Colasanti responsabile del Centro sanitario, p. Adolfo Urrechua, vicepresidente dell’Associazione “Fernando Rielo di assistenza e ricerca sanitaria” (questi due medici, entrambi responsabili del nuovo centro sanitario appartengono ai “Missionari Identes” il cui fondatore è lo stesso Fernando Rielo).

Tra i molti presenti – impegnati nel campo dell’accoglienza gli stranieri – Mons. Luigi Bollati responsabile del Centro Caritas Accoglienza Stranieri di via delle Zoccolette, p. Renato Bresciani che insieme al prof. Aldo Barchiesi (docente di malattie infettive e tropicali presso l’Università di Roma) ha costituito un Centro Sociale e Sanitario per il Terzo Mondo (via Madonna del Buon Consiglio 12), suor Lucia Polo (medico) appartenente all’ordine delle Adoratrici del Sangue di Cristo.

Monsignor Giannini dopo aver recato il saluto del Cardinale Vicario che segue “con particolare cura pastorale le iniziative di carità per il servizio ai fratelli più bisognosi”, ha sottolineato che la parrocchia del Sacro Cuore con l’ospitare il Centro di servizio sanitario si fa latrice di una “testimonianza esemplare”: si qualifica come realtà viva ed operante in Cristo “pronta ed aperta alla accoglienza”. Ma ogni “buon frutto dell’uomo” non è sua esclusiva opera ma è compiuto con l’aiuto di Dio “suscitatore d’amore”. “Perciò – ha proseguito – è nostro dovere elevare a Dio una preghiera di lode e di ringraziamento”.

Il bisogno di solidarietà tra gli uomini si radica sulle istanze fondamentali della persona il cui cuore è tendenzialmente aperto alla religiosità. Il Centro del Sacro Cuore – ha detto ancora mons. Giannini – si rivolge ai bisogni materiali ma deve poter diventare “strumento di valori spirituali”: viene così, attuato il diritto-dovere della Chiesa di promozione dell’uomo nella sua globalità e di annuncio del Vangelo.

L’Anno Santo della Redenzione – ha sottolineato da ultimo mons. Giannini – è un invito esplicito alla conversione del cuore e della vita di ogni uomo “per un ascolto più disponibile della parola di Dio”; conversione che non può prescindere da atti concreti di carità. Il Giubileo è anche uno stimolo per un esame di coscienza sulle capacità personali e comunitarie di “accogliere gli altri nella nostra vita”. Tutto ciò è indispensabile per rinsaldare i vincoli della comunione nella comunità.

Illustrando l’iniziativa di mons. Di Liegro ha detto che il Centro Sanitario per stranieri è sorto nell’ambito dei vari servizi (Centri di accoglienza, Centri di ospitalità notturna e diurna, mense per poveri) che la Caritas di Roma ha predisposto per animare “la dimensione di giustizia e di solidarietà caritativa della comunità diocesana”. Purtroppo – ha fatto notare mons. Di Liegro – riguardo al problema degli stranieri a Roma “carenti sono le iniziative di servizio da parte delle autorità civili e delle Istituzioni pubbliche ed i cristiani dovrebbero fare di più. Il Centro opera in collaborazione con l’Ospedale dei Fatebenefratelli e con altri nosocomi.

Il dott. Colasanti ha ricordato che l’ambulatorio, per ora, si avvale del servizio di cinque medici: tre generici e due specialisti (un pediatra ed un ginecologo). Riassumendo il pensiero di quanti hanno parlato nella cerimonia inaugurale don Saba, Salesiano, ha detto, con efficaci espressioni che il Centro vuole tradurre in pratica gli insegnamenti di S. Giovanni Bosco il quale raccomandava particolarmente l’accoglienza “della gioventù povera, abbandonata e disorientata”. (di Paolo Brocato)

10 luglio 1983