Luigi e Isabella, famiglia in missione alla periferia di Lima

Giugno 2004, Roma Sette racconta l’esperienza del diacono permanente e di sua moglie nella capitale del Perù. La partenza nel giorno dell’attentato alle Torri Gemelle

C’è un Perù che non c’è. Non lo si trova sui depliant turistici che offrono a buon mercato escursioni a Machu Picchu e sul lago Titicaca, ed è inutile cercarlo nei riflessi di vetro dei grandi grattacieli, che caratterizzano il centro economico e finanziario della capitale Lima. è piuttosto un Perù di periferia con i suoi agglomerati urbanistici spontanei che nascondono spesso disagio e povertà, che ti può raccontare solo chi c’è stato e continua a starci dando il suo contributo quotidiano. Come nel caso di Luigi Bencetti, diacono permanente della Diocesi da 19 anni, e di sua moglie Isabella, partiti tre anni fa per la missione di “Cono Norte” – a nord di Lima, nella Diocesi di Carabayllo – e da pochi giorni tornati a Roma per accompagnare la mostra fotografica “Angeli nel deserto: un altro Perù!”. Un’iniziativa al via presso l’Università Lateranense martedì e che si propone di raccogliere fondi, attraverso la vendita del catalogo della mostra e delle singole stampe, destinati alla Diocesi peruviana per l’edificazione di tre cappelle con altrettanti centri di cultura e biblioteche.

«La nostra partenza – ci racconta Luigi Bencetti – fu subito segnata dalle difficoltà di un viaggio nel viaggio. Decollammo infatti proprio l’11 settembre del 2001 quando si verificò l’attacco alle Torri Gemelle. Fummo quindi dirottati verso l’isola di Saint John, in Canada, e impiegammo 6 giorni per arrivare in Perù. Un carico di preoccupazione che si aggiunse a quella dei nostri cari rimasti in Italia”.

Luigi e Isabella, infatti, hanno scelto di partire, con il permesso della Diocesi di Roma e su richiesta del Vescovo di Carabayllo, Monsignor Lino Panizza, lasciando i loro sette figli con le loro rispettive famiglie e ben 24 nipoti. Una scelta vissuta all’insegna della fede e del servizio per questa coppia sposata da 45 anni e con un ricco passato umano e professionale alle spalle. Lei, consulente familiare presso un consultorio diocesano, lui, ordinato diacono permanente nel 1985 e destinato alla parrocchia dei Santi Protomartiri Romani, è stato vicedirettore di Rai International e vicepresidente generale della Croce Rossa Italiana. «Molti, quando raccontiamo la nostra esperienza – dice Isabella – pensano che siamo stati un po’ folli a partire oppure che rimanendo nel nostro Paese avremmo comunque trovato il modo di aiutare tanta gente. Ma era forte in noi la spinta pastorale insieme, in coppia, e quello che abbiamo trovato laggiù ci ripaga ogni giorno dei nostri sforzi, arricchendoci sia sotto il profilo della comunione matrimoniale che in quella familiare. Il Perù, come altri Paesi dell’America Latina, è una realtà che si conosce poco e spesso viene sottovalutata, ma anche qui i problemi non mancano».

La Diocesi di Carabayllo conta 1.800.000 persone con 41 luoghi di culto e un solo sacerdote, don Antonio Garciandia, a capo della missione che a sua volta cura 240 mila persone in 15 luoghi di culto, compresa la nuova cappella dedicata al Sacro Cuore di Gesù attualmente in costruzione per sostituire il precedente edificio ormai fatiscente. «Nella nostra diaconia cerchiamo di preparare ai sacramenti e di portare la parola di Dio per restituire la dignità a persone che spesso hanno perso il senso della vita. Un effetto doloroso della situazione di povertà in cui la gente è costretta, tra le strutture precarie e le baracche della zona in cui operiamo, spesso accompagnata da violenze familiari, promiscuità e alcolismo».

Tra le iniziative avviate dalla missione, un oratorio per sessanta bambini dai 7 ai 10 anni con corsi di canto, disegno e lettura ed un presidio medico che garantisce visite a meno di un dollaro o addirittura gratis, in casi di estrema indigenza: «Inoltre offriamo medicinali a metà prezzo o paghiamo per intero analisi cliniche – aggiunge Luigi – che altrimenti molti non si potrebbero permettere. Anche per questo nel corso del tempo la missione e la parrocchia sono diventate un punto di riferimento e di identità per la popolazione, oltre a svolgere un’opera di opposizione al proliferare di sette e superstizioni locali». Duemilacinquecento dollari sono stati offerti intanto dalla comunità del diaconato permanente di Roma e un altro sostegno dal Centro missionario diocesano, in attesa che anche la mostra dia i suoi frutti di speranza.

I figli sono già andati a far visita a Luigi e Isabella e a stare per un po’ in mezzo ai bambini di Lima. Altrettanto ha fatto per due volte il diacono permanente Giuseppe Colona, che si appresta a preparare le valigie per il terzo viaggio. L’auspicio dei coniugi Bencetti è che anche altri possano condividere con loro per qualche tempo l’impegno concreto nella missione. (di Francesco Lalli)

20 giugno 2004