In una lettera inviata al vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis e al commissario Ue agli affari economici e monetari Pierre Moscovici, in risposta alla missiva giunta da Bruxelles lo scorso 18 ottobre, il ministro Tria prova a spiegare la manovra fiscale italiana. «Per quanto riguarda il sentiero del saldo strutturale – scrive il titolare dell’Economia e delle finanze -, il Governo italiano è cosciente di aver scelto un’impostazione della politica di bilancio non in linea con le norme applicative del Patto di stabilità e crescita». La definisce «una decisione difficile ma necessaria, alla luce del persistente ritardo nel recuperare i livelli di Pil pre-crisi e delle drammatiche condizioni economiche in cui si trovano gli strati più svantaggiati della società italiana».

Tria chiarisce che l’esecutivo guidato da Conte «intende attuare le parti qualificanti del programma economico e sociale su cui ha ottenuto la fiducia del Parlamento italiano. La Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, e la Relazione al Parlamento a esso allegata – prosegue -, chiariscono che il governo prevede di discostarsi dal sentiero di aggiustamento strutturale nel 2019 ma non intende espandere ulteriormente il deficit strutturale nel biennio successivo e si impegna a ricondurre il saldo strutturale verso l’obiettivo di medio termine a partire dal 2022». E assicura che «qualora il Pil dovesse ritornare al livello pre-crisi prima del previsto, il governo intende anticipare il percorso di rientro»; quindi precisa che «quanto sopra esposto rileva anche in merito alla “regola del debito”».

L’obiettivo del governo, nelle parole di Tria, è quello di «imprimere un’accelerazione alla crescita», viste le condizioni macroeconomiche e sociali attuali «particolarmente insoddisfacenti, a un decennio dall’inizio della crisi». Venendo all’impatto della manovra di bilancio sulla crescita, il ministro sottolinea ancora che «in termini aggregati, a fronte di una legge di bilancio che fa aumentare il deficit di 1,2 punti percentuali un impatto sulla crescita pari a 0,6 punti percentuali è del tutto in linea con le stime usuali dei moltiplicatori di bilancio». L’esecutivo Conte, ribadisce il ministro, «è dunque fiducioso di poter far ripartire gli investimenti e la crescita del Pil e che il recente rialzo dei rendimenti sui titoli pubblici verrà riassorbito quando gli investitori conosceranno tutti i dettagli delle misure previste dalla legge di bilancio».

Secondo Tria, «le valutazioni riguardanti gli effetti della manovra di bilancio non comportano una sottostima del livello dell’indebitamento netto programmatico, che comunque è il limite superiore autorizzato dal Parlamento. Qualora i rapporti debito/Pil e deficit/Pil non dovessero evolvere in linea con quanto programmato, il governo si impegna a intervenire adottando tutte le necessarie misure affinché gli obiettivi indicati siano rigorosamente rispettati», assicura il ministro, che con il Governo, «è fiducioso che quanto esposto sia sufficiente a chiarire l’impostazione della manovra di bilancio e che quest’ultima non esponga a rischi la stabilità finanziaria dell’Italia, né degli altri paesi membri dell’Unione Europea».

La conclusione di Tria è chiara: «Riteniamo – afferma – che il rafforzamento dell’economia italiana sia anche nell’interesse dell’intera economia europea». Da ultimo, ribadisce la disponibilità a un «dialogo costruttivo e leale. Il posto dell’Italia è in Europa e nell’area Euro». Le posizioni tra Roma e Bruxelles però restano distanti e il rischio di una reale bocciatura del Def è reale. Anche perché crescono le opposizioni di altri Stati alla linea italiana. È il caso del cancelliere austriaco Sebastian Kurz, presidente di turno dell’Ue, secondo cui la manovra italiana è fuori dalle regole dell’euro e «dev’essere bocciata». Altre perplessità giungono da alcuni commissari Ue, ma tutti gli attori parlano, al momento, della necessità di «tenere aperto il dialogo».

Da parte sua il premier Giuseppe Conte in un incontro con la stampa estera ha citato la lettera inviata a Bruxelles, nella quale «abbiamo ribadito che noi siamo in Europa, intendiamo dialogare con le istituzioni Ue, vogliamo che questa interlocuzione si svolga nello spirito di un dialogo costruttivo, senza mettere in discussione il ruolo della Commissione europea».

23 ottobre 2018