Manuel, «la bellezza di una vita che non rantola nella stupidità»

La lettera aperta di don De Marco (Ufficio Cei pastorale del tempo libero, turismo e sport), al nuotatore ferito da un proiettile a Roma, che non potrà più camminare. «Il mondo dello sport non può tacere»

Il direttore del dipartimento di Neuroscienze del San Camillo Alberto Delitala si è espresso senza mezzi termini: «Lesione midollare completa». Manuel Bortuzzo, il 19enne originario di Treviso, promessa del nuoto italiano nel mezzofondo, da pochi mesi trasferitosi a Roma per allenarsi nel centro federale di Ostia insieme ai grandi del nuoto, ferito in un agguato all’Axa nella notte tra sabato 2 e domenica 3 febbraio, non camminerà più. «Al momento – le parole dello specialista – consideriamo che non possa esserci una ripresa funzionale del movimento delle gambe». Accreditata l’ipotesi di uno scambio di persona. Trovata anche un’arma, vicino a piazza Eschilo. Intanto al giovane atleta ha voluto indirizzare una lettera aperta don Gionatan De Marco, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale del tempo libero, turismo e sport.

«Non avrei mai voluto prendere carta e penna per scriverti in quest’occasione. Ma non posso non farlo», le parole del sacerdote, che ricorda le «vasche piene di sogni» percorse ogni giorno da Manuel, «prosciugate in un istante da una mano sconosciuta che ti ha ferito la vita, prima che il corpo! Una mano che non ha ancora nome, ma che rappresenta tutte quelle mani sporche di sangue che attraversano il nostro Paese bloccando futuri e stendendo sul pavimento le speranze e le gioie più autentiche». Mani, prosegue, «che non hanno mai fatto una carezza, ma che da subito sono state allenate all’insignificanza della violenza! Ma io voglio vedere le tue di mani! E mi accorgo che sono fatte di luce! Di quella luce che vedeva bello il tuo domani e che ti hanno portato ad afferrare il bagaglio dei tuoi affetti e lasciare la tua terra per rincorrere un desiderio, quella stella che vedevi ancora mancare nella tua vita: lasciare il segno da campione, spinto dai belli esempi di Greg e Gabriele!», osserva don De Marco, citando i due campioni del nuoto azzurro di mezzofondo Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti.

«Ora, Manuel, tutto sembra essersi fermato! Ma quella mano che ti ha bloccato, non può aver scritto l’ultima parola della tua e della nostra vita da sportivi! Quella mano ci ha convinti ancora di più che il male ha una radice… la stupidità! Una stupidità che io, te e tutti gli sportivi italiani vogliamo condannare! Condanniamo quella stupidità che non ragiona, ma che fa della prepotenza la sua legge». E ancora: «Condanniamo quella stupidità che si trasforma in violenza… verbale e fisica… perché incapace di aprire le mani e il cuore per stupirsi di tutto il bello di cui questa vita è disseminata. Condanniamo quella stupidità che si traduce in morte perché infangata nella miseria di chi non ha il coraggio di fermarsi, di ospitarsi e di cambiare, scegliendo di sfigurarsi per sempre il domani sulla strada senza senso e senza uscite della vigliaccheria».

Davanti a tutto questo, don De Marco ne è convinto, «il mondo dello sport, Manuel, non può tacere!
Deve e vuole alzare la voce! Perché la vita per uno sportivo è tutt’altro che stupidità! È possibilità! Possibilità di raccontare talenti che si scoprono compressi nel corpo e nel cuore! Possibilità di sperimentare come dare il meglio di sé fa esplodere la gioia di esserci e di provarsi sempre a vincere una gara, anche quando si perde! Possibilità di dimostrare alle giovani generazioni che la vita è sempre bella e che vale la pena non sciuparla ma viverla fino in cima, nella logica del dono e del perdono o fair play! Possibilità di cancellare dalle pagine di cronaca i fatti di stupidità, per riempirle di sogni realizzati e di punte raggiunte di felicità, anche quando questo ha comportato fatica!».

Quindi una richiesta, indirizzata soprattutto a chi, «tuo amico o tua amica, crede nella tua preziosità e unicità»: «È tempo di farti vincere, raccontando a tutti la tua voglia di diventare un campione e testimoniando la bellezza di una vita che non razzola nella stupidità, ma che vola alto in scelte che parlano di impegno, sacrificio, umiltà… gioia! E questo perché tu, amico nostro, non ti senta mai solo, ma sempre sollevato dalla nostra amicizia a provarci ancora a diventare campione… di vita! Ma, forse, lo sei già! Abbiamo solo da imparare!».

6 febbraio 2019