Calabresi racconta Carlo Saronio, vittima della lotta armata di Potere Operaio

“Quello che non ti dicono”: il libro dell’ex direttore de La Stampa e La Repubblica, presentato online in un incontro de “Il Centro”. L’amicizia con don Giussani

Una storia sepolta da una coltre di polvere. Racchiusa in atti processuali dimenticati sugli scaffali di tribunali e questure. Una storia per molti scomoda ma che «umanamente meritava di essere raccontata». È la vicenda di Carlo Saronio, nato nel 1949 in una agiata famiglia della Milano bene, cresciuto tra Rolls-Royce, camerieri in livrea, insegnanti privati in casa. Il 15 aprile 1975, a soli 26 anni, fu rapito e ucciso dai suoi stessi amici di Potere Operaio la cui intenzione iniziale era sequestrarlo per chiederne il riscatto e finanziare la lotta armata. Carlo non sapeva che otto mesi dopo, il 24 dicembre 1975, sarebbe diventato papà. La sua fidanzata scoprì di essere incinta due settimane dopo il rapimento. A distanza di 45 anni, la sua storia è narrata in “Quello che non ti dicono” di Mario Calabresi, pubblicato da Mondadori. Un libro che l’autore, già direttore de La Stampa e de La Repubblica, non aveva pensato di scrivere perché «troppo doloroso e faticoso» tornare a occuparsi della Milano della lotta politica armata che gli ha portato via il padre, il commissario Luigi Calabresi, ucciso il 17 maggio 1972 da esponenti di Lotta Continua. Ma questa volta è stata la storia a bussare alla sua porta, per tre volte, e lo ha «conquistato», anche se si è inevitabilmente intrecciata con la sua vicenda personale.

Lo ha raccontato lo stesso autore sabato 23 gennaio, in diretta streaming sulla piattaforma Zoom durante un incontro organizzato dal centro giovanile “Il Centro”, legato alla parrocchia di Santa Maria in Domnica alla Navicella. Nell’ottobre 2019 Calabresi riceve un primo messaggio Facebook da un sacerdote missionario del Pime in Algeria, nipote di Carlo Saronio, il quale gli chiede di aiutarlo a fare luce sulla vicenda. «In famiglia lo zio Carlo è sempre stato tabù, non se ne poteva parlare», gli spiega nel messaggio sottolineando che anche Marta, la figlia che Carlo non seppe mai di avere, cerca risposte. L’autore si è immedesimato in questa vicenda pensando «a questa ragazza il cui padre era all’oscuro del suo arrivo. Mio padre – ha detto Calabresi durante l’incontro moderato dal giornalista e autore tv Alessandro Banfi – è morto quando io avevo due anni, mio fratello Paolo uno mentre Luigi è nato qualche mese dopo e avverte particolarmente questo vuoto. Ma mio padre sapeva del suo arrivo».

Dopo una seconda mail del sacerdote, l’autore incontra Marta alla presentazione del suo precedente libro “Il mattino dopo”. «Aiutami a scoprire chi era mio padre», la richiesta della donna. Calabresi inizia così a scavare nella vita del giovane che nutre «un forte senso di colpa per le ricchezze che possiede e vuole espiare, cambiare». Si avvicina a Gioventù studentesca, stringe amicizia con don Luigi Giussani, si impegna molto nel sociale, impartisce ripetizioni ai bambini e agli operai emigrati dalla Puglia. Poi conosce ragazzi legati a Potere Operaio e «resta affascinato dalla predicazione, dalla catarsi sociale che porta alla purificazione». Non sposa del tutto le idee del movimento e decide di tirarsene completamente fuori quando si inizia a parlare di lotta armata.

Ragazzo brillante, laureato con il massimo dei voti in ingegneria chimica, Carlo desidera solo una famiglia e dei figli. Questo gli costerà la vita. In una Milano in cui i rapimenti erano ordinaria amministrazione – la mattina del rapimento di Carlo era stato liberato il gioielliere Gianni Bulgari e pochi mesi prima era stato rapito il piccolo Daniele Alemagna, figlio del patron dei panettoni – gli amici di Saronio decidono di «fare un esproprio proletario di una persona per finanziarsi la lotta armata con il riscatto». Il ragazzo muore il giorno stesso del rapimento per una dose eccessiva di cloroformio ma il corpo sarà ritrovato tre anni e mezzo dopo.

Con questo libro Calabresi ha voluto «restituire un padre a Marta, farle conoscere il genitore di cui in casa non si parla». E nello stesso tempo «ricostruire un pezzo di storia di Milano, fare luce su dei pezzi oscuri di quegli anni e ricordare quanto il delirio ideologico abbia fatto danni, devastazioni e distruzione. Pensare che un gruppo di amici rapisce un compagno solo per ottenere denaro dalla famiglia è l’aberrazione dell’ideologia. Non abbiamo fatto i conti fino in fondo con tanti pezzi di storia e su cosa sia stata la violenza politica. Ancora oggi in Italia si gioca facilmente con le parole violente perché troppi hanno rimosso le proprie responsabilità e la violenza commessa facendo finta di niente».

Tra gli amici che tradirono Saronio c’era Carlo Fioroni. È attraverso di lui che le vite di Saronio e Calabresi in qualche modo si intrecciano. Fioroni era ricercato dalla polizia, più esattamente dal commissario Calabresi, perché aveva prestato a Giangiacomo Feltrinelli, morto nel tentativo di mettere una bomba su un traliccio dell’alta tensione, l’auto sulla quale viaggiava. Per sfuggire alla polizia si era nascosto a casa di Saronio. Con questo libro l’autore ha dovuto «ancora una volta fare i conti» con il proprio passato e oggi si domanda cosa sarebbe successo se il padre avesse catturato Fioroni. «Forse Carlo sarebbe vivo e Marta avrebbe un padre», ha concluso Mario Calabresi.

25 gennaio 2021