Mattarella: fare spazio alla cultura della pace

Il messaggio di fine anno del presidente della Repubblica. Appello ai giovani per la violenza contro le donne. «L’amore è dono, gratuità, sensibilità». L’omaggio all’Italia della solidarietà

Parte dal tema della guerra, inevitabilmente, ma parla anche delle donne con un appello ai giovani. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo tradizionale messaggio di fine anno – poco più di quindici minuti, in piedi davanti alle telecamere – entra nel vivo dei temi nell’agenda dell’attualità. Esprime l’angoscia per le guerre in corso e paventa il «rischio concreto di abituarsi a questo orrore. Alle morti di civili, donne, bambini», sottolinea che è «indispensabile fare spazio alla cultura della pace». Una «cultura», una «mentalità» che «dipende, anche, da ciascuno di noi». Si tratta di «educare alla pace», chiarisce. Nei comportamenti della vita quotidiana, nel linguaggio che si adopera, «rifiutando la violenza», a partire da quella che definisce «più odiosa», contro le donne.

E qui si inserisce il suo appello di fronte al drammatico fenomeno dei femminicidi. «Cari ragazzi, ve lo dico con parole semplici: l’amore non è egoismo, possesso, dominio, malinteso orgoglio. L’amore – quello vero – è ben più che rispetto: è dono, gratuità, sensibilità». Mattarella esprime la sua preoccupazione per le altre forme di violenza in atto. «Penso anche alla violenza verbale e alle espressioni di denigrazione e di odio che si presentano, sovente, nella rete. Penso alla violenza che qualche gruppo di giovani sembra coltivare, talvolta come espressione di rabbia. Penso al risentimento che cresce nelle periferie».

Mattarella dedica attenzione anche al tema dell’intelligenza artificiale. «Ci troviamo nel mezzo di quello che verrà ricordato come il grande balzo storico dell’inizio del terzo millennio. Dobbiamo fare in modo che la rivoluzione che stiamo vivendo resti umana. Cioè, iscritta dentro quella tradizione di civiltà che vede, nella persona – e nella sua dignità – il pilastro irrinunziabile».

Fra gli altri aspetti evocati, la richiesta di rendere e effettiva la parità tra donne e uomini e l’appello alla partecipazione attiva alla vita civile attraverso il diritto di voto. «È il voto libero che decide – afferma – non il sondaggio o i social». C’è l’attenzione al lavoro che manca, alle difficoltà di accesso alle cure sanitarie, al tema dei migranti e alle preoccupazioni per evasione fiscale e debito pubblico.

Nella parte finale del suo intervento l’omaggio alle “buone pratiche” che ha incontrato nelle sue tante visite in varie parti del nostro Paese e che incarnano «i valori che la Costituzione pone a base della nostra convivenza. E che appartengono all’identità stessa dell’Italia». La gente di Cutro, i ragazzi impegnati sui luoghi devastati dall’alluvione, i giovani autistici che lavorano a Pizza aut o quelli che lo fanno a Casal di Principe «tenendo viva la lezione di legalità di don Diana», le ragazze solidali dopo i terribili episodi di brutalità sulle donne, le donne e gli uomini in divisa «che operano per la nostra sicurezza», tutti coloro che si spendono «per dare speranza e dignità a chi è in carcere». Esempi che «raccontano già il nostro futuro».

2 gennaio 2024